Molte cose sono successe sulla scena dell'auto in Europa negli ultimi 25 anni, determinando altrettanti cambiamenti. Non solo le automobili sono state al centro di una notevole evoluzione, ma anche il modo in cui i Costruttori affrontano le diverse sfide si è adeguato alla nuova realtà. In questa analisi cercherò di riassumere i principali fatti che hanno cambiato l'industria e come da loro sono emersi tre gruppi chiari di vincitori.

Dominavano le hatchback e crescevano le monovolume

A metà degli anni '90 c'era una cosa chiara nel mercato europeo: i consumatori preferivano le hatchback, che alla fine del secolo rappresentavano infatti il 53% di tutte le immatricolazioni, seguite dalle berline e dalle station wagon con quote rispettivamente del 14% e del 13%. Le Case con un miglior posizionamento su questo tipo di prodotti erano quelle che offrivano più opzioni di vendita. Vediamo allora come il gruppo Volkswagen abbia aumentato la sua quota passando dal 17% del 1995 al 19% del 2000, grazie alla popolarità della Golf e ai buoni risultati dell'Audi A3 e della Skoda Octavia.

Infografica sulle quote di mercato dal 1995 al 2021

Già nel 2005 si era però manifestata una nuova chiara tendenza. Le monovolume erano le auto di moda, grazie all'espansione dell'offerta verso segmenti inferiori. Nascevano allora le monovolume compatte e piccole, che hanno contribuito ad aumentare la loro quota di 6,5 punti percentuali, passando dal 9,6% nel 2000 al 16,1% nel 2005 e diventando così il secondo segmento più popolare dietro le hatchback.

In quegli anni si consolidava la posizione anche di nuovi importanti player di mercato: Toyota e i due produttori premium della Germania. Il primo basava la sua crescita sull'incursione del veicolo ibrido, mentre i secondi crescevano espandendosi verso segmenti inferiori.

Gli anni della pre-crisi e l'arrivo dei SUV

Il panorama ha mostrato un cambiamento radicale alla fine degli anni Duemila, anticipando la crisi finanziaria globale e il boom dei SUV. Nel 2010 la quota di mercato detenuta dal gruppo Volkswagen superava già il 21%, mentre i concorrenti europei mantenevano o perdevano quote. Nel frattempo, i coreani di Hyundai-Kia crescevano fino a eguagliare Toyota, con una quota (sommando i due gruppi) superiore a quella di General Motors, del gruppo Fiat o di Ford.

Anche se si stavano avvicinando tempi molto difficili, emergeva comunque un salvagente: i SUV. Nel 2010 questi veicoli rappresentavano il 10% delle immatricolazioni. Non erano ancora arrivati i B-SUV e quindi la domanda era limitata ai segmenti compatti e superiori. Tuttavia, la loro popolarità stava già cominciando a erodere le vendite dei monovolume, con un 11% di quota.

La ripresa dell'industria e la supremazia della Volkswagen

Una volta che il Continente ha superato la crisi, è diventato chiaro che c'era un nuovo leader: il gruppo Volkswagen. Nel 2014, prima del Dieselgate, i tedeschi avevano una quota di mercato record del 24,8% in Europa, ovvero 5 punti in più rispetto alla quota combinata tra i gruppi PSA e Renault.

Infografica sulle quote di mercato dal 1995 al 2021

La leadership della Volkswagen era già allora dovuta alla sua capacità di adattarsi alla nuova realtà, alla coerenza nel lancio di nuovi prodotti e al corretto posizionamento dei suoi molteplici marchi. Ciò ha permesso al gruppo di Wolfsburg di “adottare“ la moda dei SUV con molto successo, nonostante sia arrivato tardivamente sul segmento B-SUV.

Oggi, il colosso tedesco controlla il 25,9% delle immatricolazioni in Europa, il livello più alto della sua storia. Oltre all'offensiva-SUV che gli ha portato molti successi e lo ha aiutato a sopportare la caduta della popolarità delle hatchback come la Golf, Volkswagen ha anche saputo entrare nell'era dell'elettrico. Secondo i dati di JATO Dynamics, la sua quota nel mercato dell’elettrico è anche in questo caso del 25,9% tra gennaio e settembre di quest'anno, ovvero 11,6 punti sopra Tesla.

Tedesche premium, coreane e Toyota in crescita

Allo stesso tempo, anche Daimler e BMW facevano la storia con le loro quote record. Nel 2014, le due Case rappresentavano insieme l'11,9% del mercato, superando il 10,8% del gruppo PSA. 

Infografica sulle quote di mercato dal 1995 al 2021

Con il lancio di un maggior numero di prodotti a prezzi accessibili, la quota congiunta di mercato è aumentata fino a un massimo del 13,6% nel 2020. Il gruppo BMW, per esempio, ha fatto segnare una quota record a settembre 2021 pari al 7,2%. Cioè più di Ford (4,9%) e di più quanto avrebbero GM (4,2%), compresa Opel/Vauxhall, e FCA (5,9%) se non si fosse fusa con PSA.

Infografica sulle quote di mercato dal 1995 al 2021

Brillano anche Hyundai e Kia. La loro quota non ha smesso di aumentare dal 2014, passando dal 6,0% all'8,3% nel 2021. Questa rapida crescita deriva dal fatto che i coreani sono uno dei pochi gruppi a sviluppare SUV elettrici a prezzi ragionevoli, oltre a fornire veicoli di qualità eccellente.

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Infine, Toyota si conferma come un “vincitore” durante questi 25 anni. La sua quota è passata dal timido 2,7% del 1995 al 6,4% del settembre del 2021. Il successo risiede nella  capacità della Casa giapponese di diffondere l'auto-ibridazione e consolidarsi come il punto di riferimento in quella tecnologia, molto prima dell'arrivo di dell’elettrico.

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L'autore dell'articolo, Felipe Munoz, è Automotive Industry Specialist di JATO

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