Volvo, i dati di ricerca e sviluppo sotto attacco hacker
Alcuni dati rubati “potrebbero impattare le operazioni” di Volvo. Non è chiara l’entità dell’attacco, ma i dati dei clienti sono salvi
Volvo è stata colpita da un attacco hacker nella giornata del 10 dicembre. Il brand svedese ha dichiarato di aver subito il furto di alcuni dati relativi alla ricerca e sviluppo e di aver già avviato le dovute indagini. Il “cyberattacco” non ha riguardato i dati relativi alle auto private, ma, secondo la Casa, potrebbe avere un impatto sulle proprie attività aziendali.
Partono le indagini
La notizia, riportata da Automotive News Europe, è in costante aggiornamento, ma Volvo ci ha tenuto a precisare che i dati personali raccolti tramite auto e app sono salvi. Questo il comunicato del brand:
“Volvo sta conducendo le sue indagini e sta lavorando con degli specialisti di terze parti per investigare sull’attacco”.
Al momento non si hanno ulteriori informazioni sull’entità dell’attacco hacker. Non è chiaro, quindi, se si sia trattato di un ransomware, ovvero una particolare modalità attraverso cui i criminali sequestrano alcuni dati importanti chiedendo un riscatto per la loro restituzione.
Questa è la stessa tipologia che ha colpito in passato Honda, Renault e Nissan con conseguenze dirette sugli impianti di produzione o sulle operazioni in determinate regioni del mondo.
Il tema della cybersecurity
È chiaro, comunque, che la grande digitalizzazione dei processi aziendali e dei servizi in atto non solo in Volvo renderà sempre più attuale e delicato il tema della cybersecurity.
A tal proposito ricordiamo lo studio pubblicato da Black Kite lo scorso giugno in cui si sottolineava l’inadeguatezza dei protocolli di sicurezza del 48% dei brand considerati durante la ricerca. Sempre secondo l’indagine, il 91% dei brand ha subito delle fughe dei dati e il furto di circa 1.000 credenziali d’accesso, le quali sono state successivamente rivendute nel dark web.
Su questi siti non indicizzati dai normali motori di ricerca sono presenti organizzazioni criminali e malviventi che potrebbero usare i dati per attacchi “phishing” attraverso cui provare ad estorcere denaro ai proprietari dei veicoli.
Insomma, oltre alla tecnologia per le auto, le Case dovranno pensare sempre di più a rafforzare i protocolli interni per un futuro tanto connesso quanto sicuro.
Fonte: Autonews
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