Crisi dei chip, guerra in Ucraina e la necessità di elettrificazione dei modelli. Da ormai due anni, il mondo dell’auto è stretto in una morsa che sembra aumentare la sua presa ogni mese di più. A soffrire la situazione sono tutti i marchi, senza distinzioni geografiche o per numero di esemplari venduti in passato.

Ecco perché tempi straordinari richiedono misure altrettanto eccezionali ed ecco perché tante Case stanno rivedendo i propri processi produttivi riducendo la complessità nella catena di approvvigionamento. Ora, la parola d’ordine è “verticalizzare”.

Tecnologia fatta in casa

In termini più semplici, i brand stanno cercando di produrre internamente sempre più componenti e le ragioni sono molteplici. Le auto moderne e quelle del futuro sono e saranno sempre più complesse e richiederanno competenze sempre più lontane da quelle presenti tradizionalmente in una Casa automobilistica.

Sistemi di guida assistita, connettività e digitalizzazione dei servizi sono le prime cose a cui si pensa quando si ragiona sui modelli dei prossimi anni ed è per questo che sempre più marchi stanno stringendo partnership strategiche con aziende leader nell’informatica e nella tecnologia.

Su questo fronte, è eloquente l’affermazione del ceo di Stellantis Carlos Tavares che, presentando il piano “Dare Forward 2030”, ha parlato della necessità delle Case auto di diventare “un’azienda tecnologica per la mobilità sostenibile”.

Mercedes tra nuove tecnologie, connettività e guida autonoma

Un tema caldissimo è anche quello delle batterie, senza dimenticare sullo sfondo l’enorme problema dei chip che, vista la guerra in Ucraina, è destinato ad aggravarsi ulteriormente.

In questo scenario, non sorprendono i numerosi annunci negli ultimi mesi come quello di Stellantis con Foxconn per la progettazione dell’abitacolo del futuro, di BMW con Qualcomm per i software di assistenza alla guida e di Volvo con Northvolt, con queste ultime che hanno firmato un accordo da oltre 2 miliardi di euro per la creazione di batterie di nuova generazione.

Materie prime e occupazione

L’auto elettrica rappresenta una sfida notevole anche dal punto di vista delle materie prime. Tagliare costi e tempistiche di approvvigionamento è l’obiettivo principale delle Case ed ecco perché tante di esse si sono portate avanti avviando collaborazioni o investendo direttamente in gruppi leader del settore.

Vengono in mente Tesla che ha si è assicurata una fornitura costante di nickel e cobalto grazie a BHP Group e Glencore o a BMW che ha guardato alla statunitense Lilac Solutions per estrarre litio in modo ecosostenibile. E citiamo anche Stellantis e Renault che si stanno muovendo per cercare un partner per il prezioso minerale alla base delle batterie.

La fabbrica BMW di Spartanburg, South Carolina

Anche per le materie prime, quindi, le Case stanno cercando di ridurre i passaggi dei fornitori. L’obiettivo è evitare intermediazioni o fornitori di primo o secondo livello proprio per ridurre i costi e (si spera) evitare un aumento esagerato dei costi medi di listino, i quali stanno preoccupando e non poco anche Carlos Tavares.

La morale della favola è che, secondo gli analisti inglesi di IHS Markit, nel prossimo futuro il 70% dei motori elettrici di un’auto saranno costruiti in casa dai brand, contro il 33% attuale.

Questo si ripercuoterà anche sull’importante (e non secondario) aspetto dell’occupazione. Buona parte del personale addetto all’assemblaggio, alla costruzione o alla progettazione dei motori termici verrà formato con nuove competenze per ridurre l’impatto sociale della transizione ecologica.