C'è una strana parola che da qualche settimana sta mettendo in allarme i mercati e le cancellerie di mezzo mondo. La parola, poco usata nel linguaggio comune, è: stagflazione. A orecchio ricorda il concetto di inflazione. Ed è proprio così, ma gli effetti che può produrre sono di gran lunga peggiori.

Stagflazione è la crasi letteraria dei termini stagnazione e inflazione. Si tratta cioè di una crescita rallentata o del tutto ferma, accompagnata da una forte accelerazione dei prezzi al consumo. Insomma, una sorta di testacoda dell'economia.

Stagflazione sì, stagflazione no

Ma siamo davvero in una fase di stagflazione? Gli economisti sono divisi, ma è probabile che se la guerra in Ucraina dovesse proseguire a lungo questa condizione di disequilibrio economico (immaginate di avere attività ferme, quindi meno soldi in tasca e che quei soldi valgano sempre meno) possa realmente avverarsi. Il commissario europeo all'Economia, Paolo Gentiloni, sostiene che la crescita è solida al punto di evitare una fase di stagflazione. La recente decisione del governo russo di far pagare in rubli, anziché in dollari, le forniture di petrolio e di gas ha di nuovo messo in allarme i mercati.

Christine Lagarde BCE
La sede della Banca centra le europea a Francoforte

E per l'automotive, dopo la pandemia, la crisi dei semiconduttori, il rincaro delle materie prime, le difficoltà nella catena di approvigionamento, sarebbe l'ennesimo choc. 

Oltre all'orrore della morte di migliaia di persone, il conflitto russo-ucraino sta incidendo pesantemente sullo scenario globale, con la componente energetica dell'inflazione che è schizzata verso l'altro e con i rialzi incontrollabili dei beni strumentali e di quelli alimentari.

Le conseguenze per l'automotive

Se si potessero applicare i concetti macroeconomici ai singoli settori, si potrebbe forse dire che l'automotive è già in fase di stagnazione. Con le fabbriche a rilento o ferme per le ruggini nella supply chain, l'aumento di prezzo delle materie prime, l'onda lunga della pandemia e la crisi dei chip, l'offerta fatica a incontrale la domanda (il mese di febbraio in Europa è stato, quanto a immatricolazioni, il peggiore degli ultimi 40 anni).

C'è poi da considerare che uno degli strumenti per combattere la stagflazione (non il solo secondo molti economisti che invitano a non ripetere gli errori delle crisi petrolifere degli anni '70) è quello di agire sulla leva monetaria. Il che significherebbe aumento dei tassi da parte delle banche centrali. Costo del denaro più caro, cioè, e possibilità di rifinanziamento più onerose anche per le Case, che attraverso le proprie banche accedono alle operazioni di politica monetaria, per esempio, della Banca centrale europea.

Borsa Italiana
Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana

Come fare allora a mantenere o ad aumentare i margini di profitto per il 2022, che la maggior parte dei costruttori indicano in crescita, sia pure tra mille cautele? Tagliato il tagliabile già in questi ultimi anni, resterebbero solo due leve: ridurre il costo del lavoro attraverso tagli del personale o scaricare sui prezzi finali il maggior costo degli investimenti monstre fatti per la transizione verso l'elettrico.

Ipotesi, queste, che per il consumatore-automobilista sarebbero davvero pesanti, visto poi che nella vita di tutti i giorni le conseguenze della stagflazione impatterebbero un po' su tutti i versanti di spesa delle famiglie, innescando una spirale comunque negativa.

Negli Usa, la Federal Reserve ha già aumentato di un quarto di punto i tassi base (cioè di circa lo 0,25%) con l'obiettivo di combattere un'inflazione che in gennaio si è attestata al 7,5%, ai massimi da 40 anni. La Fed ha anche lasciato intendere che altre manovre sui tassi seguiranno nel corso del 2022.

Il ruolo della BCE

La Banca Centrale Europea per ora prende tempo. Una stretta sui tassi ancora non c'è stata, anche se è in cantiere un progressivo allentamento delle politiche espansive che prevedono un’iniezione di liquidità mensile nei mercati pari a 60 miliardi di euro. L'obiettivo statutario dell'istituto guidato da Christine Lagarde è quello di mantenere l'inflazione al 2%. Ma già a febbraio l’indice dei prezzi al consumo in Europa aveva toccato il 5,8% su base annua.

"La crescita del Pil dell'area dell'euro - si legge nell'ultimo Bollettino economico della BCE -  dovrebbe rimanere modesta nel primo trimestre del 2022, in presenza di effetti di trascinamento negativi derivanti dalla debolezza dell'attività alla fine del 2021, dai prezzi elevati dei beni energetici e dagli effetti scaturiti dalla guerra in Ucraina»

"Per il 2022 - prosegue il Bollettino - ci si attende una crescita dell'area dell'euro ancora robusta, anche se il suo ritmo sarà più lento rispetto a quanto previsto prima dello scoppio della guerra. Le proiezioni macroeconomiche formulate dagli esperti a marzo prevedono una crescita annua del PIL in termini reali pari al 5,4% nel 2021, al 3,7 nel 2022, al 2,8 nel 2023 e all'1,6 nel 2024".

Christine Lagarde BCE
Christine Lagarde presidente della Bce

Una ciambella di salvataggio potrebbe arrivare dai fondi del Pnrr, che aiutando in modo sostanziale e sostanzioso l'economia, ridurrebbero l'effetto di retromarcia o folle del Pil che è l'altro componente della stagflazione.

Mentre il dibattito economico e istituzionale continua, c'è comunque da augurarsi almeno una cosa: che questa terribile guerra finisca al più presto perché le sue conseguenze, oltre alle più immediate e drammatiche, possono mettere a soqquadro gran parte del mondo.