Il ministro Giancarlo Giorgetti è più convinto che mai: sullo stop alla vendita delle auto con motore termico dal 2035 è meglio mantenere una posizione estremamente prudente. Il futuro della mobilità, secondo il responsabile dello Sviluppo economico, non è solo l’elettrico. Con tanto di frecciatina alla Commissione Ue.

“Non so l’esisto finale di questa vicenda”, dichiara il ministro durante l’assemblea Anfia, “ma spero che i deputati europei facciano quello che deve fare un politico, cioè valutare con realismo la situazione”. Ricordando anche alcuni passi indietro dell’Europa su gas e nucleare, dettati dalla geopolitica contingente, Giorgetti si augura che il recente passato possa fare da esempio:

“Evidentemente, anche a Bruxelles, in quella specie di grande bolla dove si producono norme importanti e dove in Commissione hanno un confronto meno diretto dei parlamentari italiani che producono bonus, si devono fare i conti con la realtà”.

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“Rivendico la mancata sottoscrizione dell’accordo sull’auto alla Cop26 da parte del Governo italiano”, continua quindi Giorgetti. “Sembrava scontata, ma io mi sono opposto”. E ora che si avvicina il momento del voto al Parlamento europeo sulla proposta Fir for 55, “l’Italia continua ad avere una posizione molto chiara: difende il principio della neutralità tecnologica”.

Significa che, accanto alle auto elettriche “dovranno esserci altre forme, dall’idrogeno ai biocombustibili”: carburanti, questi ultimi, su cui il nostro Paese secondo il ministro ha tanto da “insegnare” al resto del mondo. Giorgetti si sofferma anche su “considerazioni di tipo geopolitico” e sostiene che “non possiamo affidare un intero settore a una tecnologia detenuta in gran parte dalla Cina”.

Giorgetti
Il ministro Giorgetti all'assemblea Anfia con il presidente Scudieri

Tra energia e lavoro

A questo proposito, il ministro sottolinea che ci sarebbe anche un problema di produzione dell’energia, perciò “chi abbraccia la rivoluzione elettrica deve sapere che i prezzi aumenteranno”: circostanza che si stava manifestando già prima della guerra, perché “abbiamo deciso di surriscaldare il mondo delle rinnovabili, dove notoriamente non produciamo”.

E poi, ritiene ancora Giorgetti, non vanno dimenticate le possibili conseguenze per i lavoratori della filiera: “Qua se ne parla pochissimo, ma la manodopera impiegata per l’auto elettrica è un terzo o il 40% in meno rispetto al motore endotermico. Questo è un tema che deve porsi”. Prima di concludere, il ministro spiega che andrebbe trovato un equilibrio in quello che lui chiama il triangolo della sostenibilità ambientale-economica-sociale.

La proposta di Anfia

La posizione di Giorgetti è vicinissima a quelle di Paolo Scudieri, presidente di Anfia, intervenuto poco prima del ministro: “È innegabile la necessità di dover far fronte ai cambiamenti climatici”, dichiara, aggiungendo però che non ci si può “ostinare ad abbracciare una sola tecnologia, ad oggi di totale dominio asiatico, creando pericolosi squilibri nel mercato e in ambito sociale”. Quello di Anfia, insiste il presidente dell'associazione, "è un approccio realistico e non ideologico, ambientalmente ambizioso, ma anche socialmente compatibile e industrialmente competitivo".

Scudieri
Il presidente di Anfia, Paolo Scudieri, sul palco dell'assemblea

Per contribuire alla lotta al riscaldamento globale, Scudieri lancia quindi la sua idea: “Una proposta di legge per introdurre un sistema incentivante alle politiche di compensazione della CO2 messe in campo dalle imprese, per esempio con la piantumazione di alberi, non più unicamente affidate all’iniziativa volontaria, ma sostenute da sistemi di certificazione della rimozione del carbonio”.

Fra le altre cose, il presidente di Anfia dà i numeri sulla produzione nel 2021, cresciuta del 2,4%, con 796.000 unità, ma lontana dai livelli del 2019 e del passato: “Riflettiamo sul fatto nel 2000 la produzione di autoveicoli in Italia superava 1,7 milioni di unità, mentre nel 2021 non si è toccata nemmeno la metà di questi volumi”.

“Sempre nel 2000, eravamo il quinto Paese produttore di autovetture in Europa, mentre oggi siamo al settimo posto, superati da mercati come Repubblica Ceca e Slovacchia, che hanno una storia produttiva automotive decisamente più recente”.