La ITAR-TASS, l'agenzia di stampa ufficiale russa, ha annunciato che la casa automobilistica cinese Chery è in trattativa con i costruttori russi per la produzione dei propri modelli negli stabilimenti locali. A confermare l'indiscrezione sono state le parole di Vladimir Shmakov, direttore della filiale russa di Chery: "Nei nostri piani c'è la necessità di localizzare la produzione sul territorio russo".

Chery, il nono produttore di veicoli in Cina con 959.000 auto vendute nel 2021, ha esportato nello stesso anno 40.874 auto in Russia. Il 2022 è stato fino a questo momento molto redditizio per la Casa, con Shmakov che ha confermato l'aumento dei volumi e che le vendite potrebbero raggiungere le 80-100.000 unità entro dicembre 2022.

Perché la Cina sta conquistando l'Asia

Nell'ultimo anno, le esportazioni di auto cinesi in Russia e nelle ex repubbliche sovietiche sono notevolmente aumentate, sia a causa del conflitto ucraino che ha portato i produttori europei ad abbandonare la Russia sia per l'aumento dei prezzi e dei tempi di attesa delle auto occidentali per la mancanza di materie prime e chip. A riguardo, è interessante l'espansione che ha avuto Chery in Kazakistan nel 2021 dove diversi modelli (Jac, Lifan) sono entrati a gamba tesa nella classifica delle auto più diffuse del Paese. 

Secondo l'AKAB (Association of Kazakhstan Automobile Business), nel 2021 i marchi cinesi hanno rappresentato il 3,4% delle auto nuove vendute. Stiamo parlando di oltre 4.000 unità, più del doppio rispetto a quelle immatricolate nel Paese l'anno precedente e circa la metà di quelle che si stima verranno acquistate da qui alla fine dell'anno.

La crescita è trainata da due fattori che vanno oltre quello dei prezzi competitivi: in primis, dalle campagne pubblicitarie volte a combattere il diffuso scetticismo sulla qualità e sulla sicurezza delle auto cinesi rispetto a quelle europee, giapponesi o coreane; in seconda battuta, poi, dal fatto che molte di queste auto venivano prodotte direttamente nelle fabbriche in Russia e poi esportate, stabilimenti non più operativi a causa della situazione ucraina (qui, per esempio, il caso di Renault). La Cina, quindi, ha trovato la strada spianata: le auto ci sono, sono disponibili in breve tempo e la stessa cosa vale per i pezzi di ricambio.

Fotogallery: Foto - Chery Omoda 5 (2022)