Barra dritta sull’elettrificazione per auto e bus, con un occhio di riguardo agli incentivi, per rendere più pulito il parco circolante e spingere il ricorso al trasporto pubblico. Enrico Letta vuole la mobilità sostenibile al centro del programma del Partito democratico, come testimoniato dallo (sfortunato) impiego di un furgone riconvertito a batteria per la campagna sul territorio.

Un “esperimento” che sarebbe senz’altro riuscito con un mezzo nativamente elettrico, ma che a questo punto non può che aumentare ulteriormente l’attenzione del leader PD al tema eMobility.

Il Partito democratico come immagina la mobilità del futuro?

copertina-articolo-speciale-elezioni-2022-1

Vedi tutte le notizie su Speciale Elezioni 2022: la mobilità al voto

“La mobilità del futuro che immaginiamo non è solo pulita, cioè fondata su risorse energetiche rinnovabili e a emissioni zero, ma anche connessa digitalmente e intelligente, capace cioè di usare tutte le opportunità offerte dall’accesso ai big data per la programmazione dell’offerta e il soddisfacimento della domanda. Questo significa, per i singoli cittadini, sviluppare veicoli elettrici e consentire un vero accesso, economicamente sostenibile, per tutti; per i servizi pubblici, significa rivoluzionare il concetto di trasporto pubblico, seguendo la prospettiva del cosiddetto MaaS, Mobility as a service.

Nel sistema MaaS, un servizio di trasporto da un punto ad un altro può essere realizzato anche con mezzi di trasporto diversi ma con un unico biglietto. L’utente sceglie le modalità di trasporto in base ai costi, alla velocità e agli impatti ambientali, ma il biglietto è unico e il servizio di mobilità è integrato. È una rivoluzione che permetterà scelte modulari e trasferirà vantaggi, anche ambientali, ai cittadini”.

Quali azioni volete intraprendere per minimizzare l’impatto ambientale dei trasporti? La Germania ha testato gli abbonamenti low-cost ai mezzi pubblici, mentre la Francia il maxi-incentivo per rottamare l’auto e passare alla bici elettrica. La ricetta italiana quale potrebbe essere?

“Nel nostro programma inseriamo la proposta sia di sconti e prezzi massimi per i lavoratori pendolari, sia prezzo zero per costi di trasporto per studenti e anziani. Per incentivare ulteriormente l’uso di mezzi pubblici abbiamo proposto di inserire un sistema di incentivi o di punti per il quale al crescere dell’intensità d’uso dei mezzi pubblici, al posto dell’auto, aumentano i benefici dei cittadini (in termini di sconti su altri servizi a pagamento o altre opportunità).

Siamo favorevoli a ipotesi di rottamazione selettiva verso mezzi di trasporto sostenibili e a misure incentivanti che riducano sensibilmente il gap di prezzo, per gli utenti finali, tra auto elettriche e ibride da un lato e auto tradizionali dall’altro. Il mezzo elettrico deve avere una dimensione popolare e attrattiva anche in termini di prezzo, tanto dei mezzi quanto delle componenti e dei pezzi di ricambio”.

La filiera auto ha da sempre un ruolo centrale nel tessuto produttivo italiano. In che modo si può supportare il settore in questa delicata fase di transizione?

“Il settore dell’auto e anche quello, più distante, dell’automotive da sempre si fondano su filiere produttive straordinarie per il Paese, di respiro internazionale. Siamo tra i più apprezzati innovatori a livello mondiale e molte delle innovazioni vanno nella direzione di ridurre le emissioni climalteranti e incrementare la sicurezza deli utenti.

Fiat Mirafiori: dove nasce la 500 elettrica

Uno dei punti qualificanti strategici della nostra azione riguarda la necessità di sostenere la domanda verso prodotti innovativi e sostenibili sotto il profilo ambientale, anche grazie alla digitalizzazione di molti servizi connessi all’automobile e attivabili man mano che il nostro Paese progredisce negli investimenti a banda ultralarga mobile”.

Ritenete valido l'attuale schema di incentivi all'acquisto delle auto o sarebbero necessari dei correttivi? E sempre a proposito di incentivi, in questo caso non monetari, a vostro avviso la politica ha fatto abbastanza fino a oggi per la diffusione delle colonnine di ricarica per i veicoli elettrici?

“Gli incentivi hanno funzionato, ma occorre fare di più per sostituire il parco di mezzi e aiutare le famiglie e le imprese a coprire il gap che sussiste tra prezzi all’acquisto di auto e moto elettriche e ibride, ivi inclusi servizi di sharing. Nel nostro programma sosteniamo, lungo le linee già tracciate dal Pnrr, la sostituzione progressiva del parco circolante del trasporto pubblico locale con mezzi a zero emissioni e ibridi, sviluppando una filiera industriale di produzione di autobus e mezzi elettrici sul territorio nazionale.

Accompagneremo la transizione dei mezzi pesanti su gomma a alimentazioni a basse e zero emissioni, anche attraverso l’utilizzo di biocarburanti e di idrogeno. Installeremo almeno 100.000 colonnine elettriche e 30.000 punti di ricarica rapida entro il 2027, sviluppando al tempo stesso tecnologie per lo stoccaggio di energia lungo le autostrade e la rete viaria principale e secondaria”.

Electric cars charging at motorway service station in Devon UK

La Commissione Ue e l'Europarlamento puntano a fermare nel 2035 la vendita di nuove auto con motore endotermico. Qual è la vostra posizione su questa misura? Siete d’accordo che sia tempo per l’all-in sull’elettrico?

“Noi siamo favorevoli ad un sistema che consenta a tutti i cittadini di accedere a forme di sostituzione verso nuove automobili sostenibili, allontanandoci dunque da un sistema in cui l’accesso alle auto ibride ed elettriche sia possibile solo per pochi cittadini. Vogliamo dunque favorire spinte concrete all’aumento della domanda anche per spingere verso il basso i prezzi, ma riteniamo che il mondo migliore sia quello nel quale il differenziale di prezzo tra auto elettriche e ibride da un lato e quelle tradizionali dall’altro sia estremamente ridotto.

Siamo per forme di adattamento e transizione efficiente, anche perché l’esperienza ci mostra che se non si fissano date ultime di passaggio tecnologico, come avvenuto nel caso della soglia del 2035, non vi saranno forti incentivi agli investimenti e dunque alla riduzione dei costi. Peraltro è interesse dell’Italia candidarsi a leader della nuova innovazione energetica nel settore dell’auto”.