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Occhio ai prezzi carburanti, tra maxi-scioperi e tagli dell'Opec+

Le agitazioni in Francia bloccano le raffinerie, mentre i produttori di petrolio valutano un'importante riduzione della produzione oil

Pompa carburanti

La quiete prima della tempesta? Speriamo di no, ma ci sono diversi segnali da osservare. Sono settimane di relativa calma sulla rete carburanti italiana, con i prezzi di benzina e diesel che non subiscono scossoni particolari e rimangono su livelli più sostenibili rispetto al recente passato (soprattutto la verde), anche grazie al taglio di 30 centesimi delle accise.

Ma questo periodo di tranquillità rischia di essere messo alla prova dal quadro internazionale, con venti minacciosi che spirano dalla Francia – dove gli scioperi nelle raffinerie bloccano la produzione dei prodotti petroliferi – e da Vienna, sede dell’Opec+, l'organizzazione dei Paesi produttori di greggio "allargata" alla Russia. Vediamo con ordine cosa sta succedendo e perché è bene tenere le antenne alzate.

Il fermo in Francia

È da 8 giorni che i lavoratori d’Oltralpe della CGT (Confédération générale du travail) incrociano le braccia contro la prevista riforma delle pensioni e, soprattutto, per chiedere l’adeguamento dei salari all’inflazione. Il fermo sta colpendo 4 raffinerie di TotalEnergies: Gonfreville, La Mede, Feyzin e Cote d’Opal. Solo a Donges si lavora regolarmente.

Secondo l’agenzia Reuters, significa bloccare circa il 60% della capacità di raffinazione transalpina, pari a 740.000 barili al giorno. Un portavoce dell’azienda rassicura: grazie alle scorte immagazzinate, gli scioperi non stanno causando grosse carenze di carburanti nei distributori francesi. Agitazioni e problemi anche dalle parti di ExxonMobil, costretta a ridurre le forniture al minimo previsto dai contratti.

Quello che sta succedendo non può avere nell'immediato particolari ripercussioni sui prezzi alla pompa italiani, ma è evidente che il protrarsi delle proteste rischia di innescare dei rialzi sui mercati internazionali dei prodotti petroliferi, che a cascata finirebbero per pesare sulle tasche di tutti gli automobilisti. 

Dramatic sky over two oil pumpjacks in rural Alberta Canada

Il taglio più grande

Nubi anche all’orizzonte austriaco. Si incontreranno domani, mercoledì 5 ottobre, gli Stati dell’Opec+. All’ordine del giorno, la decisione su quello che promette di essere il più grande taglio alla produzione di petrolio dal 2020: 1 milione di barili al giorno, pari all’1% della fornitura globale quotidiana (che si aggira intorno ai 100 milioni di barili). Non sono poi da escludere iniziative individuali dei Paesi esportatori.

Lo riferisce ancora la Reuters, dopo aver sentito fonti di Mosca che hanno familiarità con la questione. Una mossa considerata necessaria per stabilizzare a un livello più alto di quello attuale i prezzi del greggio, protagonisti di un saliscendi innescato dalla guerra in Ucraina e, più in generale, dalla ripresa post-pandemia.

E gli effetti dell’annuncio si fanno già sentire: il Brent – riferimento nel mercato europeo – ha aperto in rialzo oggi e viaggia intorno a 89-90 dollari al barile, mentre il WTI – riferimento americano – si aggira sopra gli 84 dollari a barile. Inutile sottolineare che un forte rialzo del petrolio avrebbe effetti progressivi ma inevitabili sui carburanti, caratterizzati ancora dalla anomalia del diesel.

Man refuelling car at petrol station

I prezzi alla pompa

Vediamo quindi i prezzi dei carburanti in Italia pubblicati oggi da Quotidiano Energia ed elaborati sulla base delle comunicazioni dei singoli gestori all’Osservatorio del ministero dello Sviluppo economico.

Il prezzo medio nazionale in modalità self della benzina si attesta a 1,639 euro/litro, con i diversi marchi compresi tra 1,632 e 1,645 euro/litro (media no logo a 1,643 euro/litro). Quanto al prezzo del diesel, sempre in modalità self, la media è pari a 1,744 euro/litro, con le compagnie posizionate tra 1,738 e 1,748 euro/litro (no logo a 1,747 euro/litro).

Venendo al servito, il prezzo della benzina in media è di 1,793 euro/litro, con le compagnie che oscillano tra 1,730 e 1,844 euro/litro (no logo 1,701). La media del diesel è arrivata invece a 1,895 euro/litro, con i singoli player tra 1,833 e 1,951 euro/litro (no logo 1,802).

Il Gpl si muove infine tra 0,789 e 0,812 euro/litro (no logo 0,784), mentre il prezzo del metano si posiziona in media tra 2,891 e 3,561 euro/kg (no logo 2,978).

Prezzi benzina e diesel (4 ottobre 2022)

Tipo rifornimento Benzina (€/litro) Diesel (€/litro)
Self service 1,639 1,744
Servito 1,793 1,895