Anche le Case auto vanno a scuola di economia circolare
Integrare bene recupero e riciclaggio nel business dell'auto non è una cosa automatica. Per questo le Casa creano autentiche task force
Uno dopo l'altro, i costruttori di auto stanno progressivamente rimodellando i loro piani industriali sul concetto di economia circolare. Tradotto in parole povere significa passare da un modo di produrre basato sul consumo di materie prime e sullo smaltimento dei prodotti a fine vita a un sistema incentrato sul recupero e riutilizzo.
Come è facile immaginare, si tratta di un concetto ampio, che coinvolge le aziende in modo completo e immersivo e che richiede un approccio multidisciplinare. Per questo, stanno nascendo all'interno delle società delle vere e proprie squadre che lavorano per applicare il principio in modo omogeneo e su vasta scala a tutti i processi.
Un Hub per Stellantis
I primi esempi di Circular Economy di cui abbiamo sentito parlare sin qui arrivano comunque da fabbriche nei dintorni: tutte le soluzioni e le tecnologie che aiutano a ridurre i rifiuti da smaltire, il consumo energetico e quello di risorse preziose come l'acqua, sono diventate il punto di partenza di tutti i piani per la sostenibilità, che mirano ad abbattere già entro il decennio in corso l'impatto sull'ambiente, non soltanto le emissioni di CO2.
Tuttavia, un'industria costruita su un concetto così diverso da quello applicato nei decenni passati si costruisce mettendo insieme le competenze di tutti i reparti. Per questo, recentemente Stellantis ha annunciato la creazione di un centro di competenza nel complesso di Mirafiori, a Torino, che recentemente è stato confermato come fulcro delle attività orientate alla transizione energetica.
Questo Circular Economy Hub è attualmente composto da un project team, un pool di esperti, a cui si aggiungeranno entro pochi mesi 200 collaboratori, selezionati tra gli impiegati e gli addetti alla produzione che parteciperanno secondo le loro esperienze e competenze a creare il modello di business sostenibile a cui punta l'azienda per raggiungere tutti i suoi obiettivi.
Il piano strategico di Stellantis
Il plurale è d'obbligo, perché come i principali concorrenti, anche Stellantis è impegnata a perseguire sia una posizione di leadership in alcune aree del mercato globale (come quello dei veicoli commerciali) sia una progressiva "carbon neutrality". due traguardi le cui strade si incrociano proprio nell'applicazione di modelli di economia circolare.
Soluzioni retrofit per convertire all'elettrico veicoli Diesel o a benzina
La "ReFactory torinese"
Questo polo lavorerà principalmente su tre fronti, applicando per ognuno i principi della cosiddetta "strategia delle quattro R" che sono Reman (rigenerare), Repair (riparare), Reuse (riutilizzare) e Recycle (riciclare):
Il primo progetto riguarda la rigenerazione di componenti, che ha come finalità la rimessa in circolo di parti usate o difettose da recuperare e rendere nuovamente utilizzabili. Le parti trattate e rigenerate comprendono motori, trasmissioni e anche le batterie che potranno essere offerti come ricambi garantiti a prezzi accessibili.
Lo stesso principio si applica più in grande ai veicoli interi: una manutenzione più accurata, che includa anche l'aggiornamento tecnico e tecnologico dei sistemi di bordo, permette di prolungare la vita dei veicoli mantenendo i loro standard adeguati a normative e progresso. Questo crea un business basato sull'assistenza sul lungo termine, secondo il modello inaugurato da Renault con il piano ReFactory.
I veicoli rimessi a nuovo e magari anche convertiti alle nuove forme di propulsione con soluzioni retrofit possono essere reimmessi sul mercato dell'usato con caratteristiche vicine a quelle dei nuovi ma, di nuovo, costi più abbordabili per la clientela.
Infine, quando i veicoli arrivano davvero alla fine della loro prolungata vita utile, possono trasformarsi in fonti di parti ancora utilizzabili oppure di materie prime di recupero da reimmettere nella filiera produttiva. Un principio assecondato dal nuovo modo di concepire le auto a sua volta basato sempre più sull'utilizzo di materiali altamente riciclabili, in particolare le plastiche e i metalli.
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Il fatto di non basarsi più sui volumi di produzione ma sulla conservazione del valore nel tempo non significa che le Case vedranno ridursi il loro giro d'affari, anzi, secondo le stime sarà esattamente l'opposto. La Circular Economy Business Unit ha infatti un proprio obiettivo anche economico, che secondo le stime dovrebbe portarla a generare profitti per oltre due miliardi di euro di qui al 2030.
In particolare, il nuovo team ala lavoro nell'Hub di Mirafiori farà sì che i guadagni di tutta l'attività connessa all'allungamento della carriera dei modelli crescano di quattro volte rispetto a quelli attuali e quelli derivati dal recupero e riciclo addirittura di dieci volte.
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