Vai al contenuto principale

Chi ricorda queste Case auto scomparse?

Da Autobianchi a Pontiac, passando per le mitiche Trabant: un viaggio nella storia di alcuni dei marchi più famosi in Europa e non solo

10 Case auto storiche scomparse

Vi è mai capitato di leggere una vecchia rivista di auto e di rivedere modelli della vostra infanzia o marchi di cui non avevate ancora sentito parlare?

Tanti appassionati delle quattro ruote avranno sicuramente vissuto un’esperienza simile, se non altro perché i listini attuali sono profondamente diversi rispetto a quelli di una volta.

E non si parla solo della maggiore presenza di SUV o modelli elettrici, ma anche di case auto completamente estinte. Proviamo, quindi, a mettere in ordine i ricordi e analizzare alcuni dei marchi più famosi che ora non esistono più.

Autobianchi

Autobianchi A112

Autobianchi A112

Per tanti italiani, Autobianchi è stata una vera istituzione per decenni. Fondata nel 1955, la Casa è diventata famosa pochi anni dopo con la Bianchina, una compatta diventata popolare durante il pieno boom economico.

Passata sotto l’ala di Fiat e Lancia tra la fine degli anni ’60 e metà degli anni ’70, l’Autobianchi è rimasta al centro dei desideri di milioni di italiani grazie a modelli come l’A112 e la mitica Y10.

Il marchio ha chiuso i battenti nel 1995 a seguito del calo delle vendite degli anni precedenti e della volontà dei vertici dell’azienda di dare un ulteriore impulso alla produzione di Fiat e Alfa Romeo.

Borgward

Borgward Isabella

Borgward Isabella

Nata nel 1929 da Carl Friedrich Wilhelm Borgward a Brema, in Germania, la Borgward iniza col botto la sua storia grazie al “Blitzkarren”, un veicolo a tre ruote impiegato per le consegne. Verso la fine degli anni ’30 viene presentata la Hansa Borgward 2000, a cui segue la Hansa 1500 nel Dopoguerra, una delle prime auto coi parafanghi integrati nella carrozzeria.

L’apice del successo viene raggiunto con la Isabella nelle versioni berlina, familiare, coupé e cabriolet prodotte in 200.000 esemplari totali, ma nel 1961 l’azienda finisce in bancarotta. Nel 2015, Christian Borgward, il nipote di Carl Friedrich Wilhelm, prova a ridare slancio al marchio, senza, però, riuscire a riportare seriamente la Casa sul mercato.

Daewoo

Daewoo Nexia

Daewoo Nexia

Tra la metà degli anni ’90 e il 2015 (anno dell’addio all’Europa), Daewoo è stato tra i marchi più popolari del Vecchio Continente. La Casa coreana si è distinta dalle nostre parti soprattutto con la Matiz, una piccola city car a prezzi accessibili disegnata da Giugiaro e venduta in grandi numeri anche in Italia. A lei si sono aggiunti altri modelli compatti come la Lanos e la Nexia.

Nel 2002, nel pieno della crisi finanziaria dei Paesi asiatici, General Motors ha acquisito i diritti commerciali del marchio vendendo i modelli in Europa col brand Chevrolet.

DAF

DAF 66

DAF 66

Tanti conoscono DAF solo come Costruttore di camion, ma nella sua storia la Casa svedese ha prodotto anche auto. Il primo modello è stato la DAF 600 presentata nel 1958 e dotata di un rivoluzionario cambio automatico Variomatic. Nel corso degli anni si sono susseguite altre vetture interessanti come la 33, 44, 55 e 66.

Nel 1972 Volvo acquisisce il pacchetto di maggioranza delle azioni DAF diventando proprietaria dell’azienda. Da questo anno in poi, di fatto, le DAF diventano modelli Volvo, con l’ultima vettura che esce di produzione nel 1991.

NSU

NSU Ro80

NSU Ro80

Probabilmente, pochi dei nostri lettori hanno sentito parlare – o comunque vissuto l’epoca d’oro – della NSU. Nata nel 1873, l’azienda tedesca si è specializzata da subito nella produzione di biciclette, per poi passare alle moto. Intorno agli anni ’10 avviene il grande salto nel mondo dell’auto, con contatti ben avviati con BMW e Fiat nel periodo successivo.

Addirittura, NSU affida la progettazione di un prototipo, la Typ 32, all’ingegnere Ferdinand Porsche. La ripresa nel Dopoguerra è piuttosto faticosa, con NSU che impiega tanti anni per tornare ad essere competitiva. I risultati, comunque, arrivano anche grazie alle collaborazioni con la carrozzeria Bertone e – sempre – con Fiat. Alla fine degli anni ’60 avviene l’ingresso del Gruppo Volkswagen nel capitale della NSU.

Alcuni modelli poco azzeccati per il mercato e le scelte commerciali del Gruppo portarono rapidamente alla fine del marchio nel 1977.

Pontiac

Pontiac G5

Pontiac G5

Pontiac è stato un marchio storico nel panorama americano per quasi un secolo. Creato dal gruppo General Motors nel 1926 nell’omonima cittadina di Pontiac, in Michigan, la Casa si rifà anche al nome del capo indiano che nel 1763 condusse una rivoluzione contro i coloni inglesi.

Dagli stabilimenti statunitensi sono usciti vari modelli famosi come la Firebird (la mitica KITT del telefilm “Supercar”) e la GTO, oltre alla controversa Aztek, una stramba monovolume di inizio anni 2000. Il marchio è stato soppresso nel 2010 a seguito di una ristrutturazione aziendale di GM per salvare l’azienda dalla bancarotta.

Rover

Rover 75

Rover 75

Fondato nel 1878 e sopravvissuto come azienda autonoma fino al 1967, Rover ha conosciuto vari padroni nei suoi ultimi 40 anni di vita. La Casa inglese è stata rilanciata più volte, l’ultima tra gli anni ’90 e ’00 sotto l’ala di BMW e del consorzio d’imprenditori chiamato “Phoenix”, con una serie di berline e modelli compatti.

Tra le vetture più memorabili di quest’epoca si ricordano soprattutto la Rover Metro, la 25 e la 75, le quali furono vendute anche in Italia fino al 2005, anno della bancarotta.

Saab

Saab 9-5 SportCombi

Saab 9-5 SportCombi

Dagli aerei alle auto. È iniziata così, nel 1947, la storia di Saab, autrice di alcuni modelli di grande successo in tutta Europa per vari decenni. L’epoca più importante per la Casa svedese è stata quella degli anni ’90, con sportive, berline e cabriolet che hanno conquistato vari segmenti del mercato.

L’inizio del declino avviene nel 2000, col passaggio a General Motors. Il nuovo corso porta ad una serie di modelli di scarso appeal per il pubblico e la storia di Saab giunge al termine nel 2014 con la 9-3.

Simca

Talbot Matra Rancho

Talbot Matra Rancho

L’acronimo di “Société Industrielle de Mècanique et de Carrosserie Automobile” identifica la Casa francese creata nel 1934 dall’italiano Enrico Teodoro Pigozzi. Il legame col Bel Paese (e la direzione aziendale di Fiat) è ben evidente già nei primi modelli del marchio, tra cui la 5, una sorta di versione francese della Fiat 500 “Topolino”.

Nel Dopoguerra, Simca conosce i suoi anni migliori allargando la sua gamma con berline, coupé e cabriolet di vari segmenti. Nel 1958 comincia una nuova avventura sotto l’ala di Chrysler per aprire un ponte commerciale con gli USA avviando un’epoca di tanti altri modelli importanti.

Nel 1970, la Casa americana riorganizza i vari marchi europei sotto la sola egida di “Chrysler Europe”, poi nel 1977 Simca passa sotto la proprietà di Peugeot, la quale associa il marchio francese alla Talbot. Pochi anni dopo, le Simca abbandonano ogni mercato.

Trabant

Trabant 601

Trabant 601

Nata come auto del popolo per la Germania dell’Est, la Trabant ha avuto una storia breve, dal 1957 al 1991. Caratterizzate da una progettazione e una costruzione estremamente semplici e da prezzi di listino accessibili, le Trabant sono diventate un’icona di un’epoca e sono state prodotte in oltre 3 milioni di esemplari.

L’unione della Germania ha reso di colpo la Trabant anacronistica decretandone, di fatto, la fine anticipata, anche se la vettura ha continuato a riscuotere successo in tanti Paesi dell’Europa Orientale.

Fotogallery: Case auto storiche scomparse