Il boom dopo la grande crisi. Per i chip (e per chi li produce) l'estate 2023 sta diventando torrida, almeno dal punto di vista finanziario. Le difficoltà, i colli di bottiglia, la carenza endemica di semiconduttori che nel biennio 2021-2022 avevano piegato l'industria, e non solo quella automobilistica, sembrano ormai alle spalle.

Basta mettere insieme le notizie degli ultimi giorni per capire quanto il settore dei chip sia di nuovo sulla cresta dell'onda, tanto per usare una similitudine estiva.

Arm tutt'altro che spuntate

Arm, il produttore britannico di proprietà della giapponese Softbank, si appresta a tornare in Borsa. Stavolta al Nasdaq, il listino tecnologico di Wall Street, sette anni dopo aver lasciato il London Stock Exchange. 

La quotazione (Ipo, Initial public offering) punta a una cifra tra 60 e 70 miliardi di dollari: la maggiore operazione del 2023 negli Usa e, secondo alcuni, quella di più ampia portata dopo Alibaba nel 2014.

Bosch semiconduttori

Semiconduttori Bosch

Nvidia da fare invidia

Alla Borsa guarda con interesse anche Nvidia, forte di un boom che l'ha recentemente portata a superare il trilione di dollari (mille miliardi) di capitalizzazione. La big company guidata e co-fondata da Jensen Huang ha raddoppiato (+101%) il suo fatturato su base annua nel secondo trimestre del 2023 arrivando a 13,5 miliardi di dollari, con una crescita dell’83% sul primo trimestre, e ha generato 6,2 miliardi di utile netto (+843%).

Tutto bene quindi, anche per l'auto? Non esattamente. Le super performance di Arm e Nvidia sono trainate dai chip per l'Intelligenza artificiale (Ia), il nuovo Eldorado dell'informatica, con l’Ia generativa di strumenti quali il celebre ChatGPT di Open AI e i chatbot Bard di Google. Un settore che, per il momento, non è centrale nel settore automotive.

NVIDIA DRIVE Thor, il nuovo chip per la guida autonoma

NVIDIA DRIVE Thor, il chip per la guida autonoma

Joint venture tra colossi

Questo non significa che nel mondo delle quattro ruote si stia con le mani in mano: l'ultim'ora riguarda una maxi joint venture tra quattro colossi, TSMC (il produttore taiwanese leader mondiale), Bosch, Infineon e NXP, per un piano di investimenti nella ESMC (European Semiconductor Manufactoring Company) a Dresda in Germania.

Secondo le previsioni la fabbrica avrà una capacità di produzione mensile di 40.000 wafer da 300 mm, rafforzando ulteriormente la produzione di semiconduttori in Europa con la tecnologia avanzata dei transistor e creando circa 2.000 posti di lavoro ad alta tecnologia. ESMC intende avviare la costruzione della fabbrica nella seconda metà del 2024 con l’obiettivo di iniziare la produzione entro la fine del 2027.

Chip Taiwan

Una sede del colosso taiwanese

VW pensa in grande

Volkswagen ha in queste ore annunciato una riorganizzazione completa degli acquisti (coordinata da un Comitato della Casa insieme ai fornitori principali - Tier1). In più sta mettendo in piedi una rete di alleanze con i produttori e prevede che, con l'ottimizzazione di alcuni sistemi hardware, ci sia meno bisogno di semiconduttori (oggi sulla Skoda Eniaq ce ne vogliono circa 8 mila).

Così Volkswagen si assicura chip per il futuro

La scheda comparativa di Volkswagen Group

Stellantis a tutto campo

Stellantis ha avviato una partnership per la fornitura dei semiconduttori per un valore d’acquisto di oltre 10 miliardi di euro fino al 2030. Gli accordi di fornitura coprono un’ampia gamma di microchip essenziali, fra cui:

  • MOSFET al carburo di silicio (SiC), essenziali per la gamma dei veicoli elettrici (EV).
  • Unità di microcontrollo (MCU), un componente essenziale delle zone di calcolo per l’architettura elettronica STLA Brain.
  • System-on-a-chip (SoC), dove le prestazioni sono essenziali per le unità di calcolo ad alte prestazioni (HPC) che forniscono le funzioni di assistenza alla guida autonoma e di infotainment all’interno del veicolo.
Foto - I chip in carburo di silicio (SiC) di Bosch

I chip in carburo di silicio (SiC) di Bosch

Sempre la Casa guidata da Carlos Tavares ha annunciato a giugno la costituzione di SiliconAuto, una joint venture paritetica con Foxconn che, a partire dal 2026, si occuperà della progettazione e della vendita di una famiglia di semiconduttori per l'industria automobilistica con l'obiettivo di fornire non solo Stellantis, ma anche produttori di componenti e Case automobilistiche.

Strategie & Geopolitica

Anche gli altri costruttori si stanno attrezzando (e l'elenco sarebbe lunghissimo) per risolvere una volta per tutte il cosiddetto shortage dei chip, in attesa che anche a livello geopolitico la situazione si riequilibri e in Europa prenda sostanza il Chips Act con i suoi 90 miliardi di euro di investimenti.

Foto - European Chips Act

European Chips Act

Quello che le Case sembrano aver capito, dopo la bufera degli anni passati (almeno 13 milioni di veicoli "perduti" alla produzione su scala mondiale tra il 2021, il 2022 e i primi sei mesi del 2023, secondo S&P Global Mobility), è che serve una strategia complessiva capace di assicurare la fornitura tanto dei chip semplici e a basso costo, quanto di quelli complessi e a maggior valore aggiunto per i produttori e che vengono sempre più utilizzati per le funzioni avanzate delle auto (Adas, gestione del pacco batteria, infotainment di ultima generazione).

Secondo il report di S&P Global Mobility un completo ritorno alla normalità non potrà che arrivare per l'automotive che intorno al 2030. Ma intanto l'effervescenza del settore e i piani di Case e grandi player lasciano ben sperare.