Come ogni anno, quando arrivano gli ultimi giorni di dicembre, si iniziano a tirare le somme dei 12 mesi passati riguardandosi indietro per fare un riassunto di tutto ciò che è successo, provando al tempo stesso a capire come potrebbe andare l'anno che verrà. E guardando al 2021 e ai fatti che l'hanno caratterizzato non si può non pensare alla coda lunga (anzi, lunghissima) della pandemia che, a quasi 2 anni dall'inizio dell'emergenza, ancora non smette di farsi sentire.

Crisi sanitaria tenuta a bada dai vaccini, mentre quella economica non pare trovare rimedio. Una crisi che per l'auto dipende in special modo dagli elementi più piccoli che la compongono: i chip. Mancano in tutto il mondo, le fabbriche si fermano e le auto non si vendono. Ma il 2021 è stato anche altro ed è iniziato con 2 importanti avvenimenti: la nascita di Stellantis e la Renaulotion, la rivoluzione di Luca De Meo per risollevare Renault. Tanti avvenimenti importanti che abbiamo provato a riassumere qui sotto.

Nasce Stellantis

Della fusione tra FCA e PSA se ne parla dal 18 dicembre 2019, quando Mike Manley (ex CEO FCA) e Carlos Tavares (suo omologo nel colosso francese) si strinsero le mani davanti ai fotografi di tutto il mondo dando il via alle tappe terminate il 4 gennaio 2021, con la nascita ufficiale di Stellantis, quarto gruppo automobilistico mondiale con in pancia 20 differenti brand.

Un colosso con Tavares come amministratore delegato e John Elkann in veste di presidente, mentre Mike Manley ha deciso di lasciare a settembre per diventare CEO di AutoNation, il più grande rivenditore di auto degli Stati Uniti.

Stellantis EV Day 2021
Le future piattaforme elettriche di Stellantis

Le sfide per Stellantis sono numerose: dall'elettrico alla guida autonoma, passando per la definizione di piani strategici per ognuno dei marchi controllati. Una gamma ricca che comprende Alfa Romeo e Lancia, pronte al rilancio come brand premium assieme a DS, con Maserati a presidiare un mercato ancora più esclusivo diventando ciò che Porsche è per il Gruppo Volkswagen.

Arriva la Renaulotion

L'ha chiamata Renaulution, a mescolare la parola Rivoluzione con Renault. Ecco la strategia di Luca De Meo, nuovo CEO della Losanga arrivato a rimettere ordine dopo la travagliata fine della gestione Ghosn. Una rivoluzione che poggia su 3 pilastri principali: Resurrezione (aumentare i profitti), Rinnovamento (arricchire la gamma) e Rivoluzione (essere in prima fila per la nuova mobilità). Un piano che parte dall'elettrico e all'elettrico mira, con modelli a emissioni zero da lanciare nei prossimi anni, pescando anche dal passato del brand.

Luca de Meo e le
Luca De Meo e la R5 elettrica

Ci sarà una nuova Renault 5, naturalmente emissioni zero, affiancata dalla riedizione a batterie della sua progenitrice Renault 4. Intanto la Regie è partita con la Megane E-Tech Electric, crossover elettrico basato su una nuova piattaforma sviluppata assieme a Nissan e Mitsubishi.

Per la crescita ci sarà bisogno dell'aiuto anche di Alpine, il brand nel cui futuro c'è una sportiva elettrica sviluppata con Lotus e accompagnata da un crossover e una compatta di segmento C, e di Dacia che manterrà la filosofia low cost abbracciando prima l'elettrificazione con sistemi full hybrid, per poi dare una sorella alla Dacia Spring, la prima elettrica del brand.

La crisi dei chip

Ne abbiamo parlato più volte e più volte abbiamo sottolineato come, ancora oggi, non ci sia una soluzione all'orizzonte. Ma proviamo a fare un passo indietro, riassumendo velocemente perché ci troviamo in un mondo (quasi) senza chip. Febbraio 2020: iniziano i contagi di Covid-19 in Cina e le fabbriche chiudono. Tutte le fabbriche, tecnologiche comprese. Produzione quasi azzerata e anche chi produce semiconduttori ferma le linee. Poi la pandemia, il mondo chiuso in casa e la "fame" di device tecnologici per collegarsi al web, unico posto dove ancora ci si può incontrare.

La produzione auto messa a dura prova da crisi dei chip e pandemia

Ma le fabbriche sono ferme e mai avrebbero pensato a una richiesta così alta, col risultato di non avere scorte e una produzione rallentata. Così i fornitori devono fare delle scelte, quasi sempre le stesse: produrre chip per i big della tecnologia, ai quali servono prodotti più avanzati e quindi più costosi, lasciando in fondo alla fila le Case auto. Case che però producono modelli sempre più tecnologici e che dei chip non possono fare a meno. L'equazione è semplice: niente chip, niente auto, niente auto niente vendite, niente vendite niente guadagni.

Capire quando finirà questa penuria di chip è roba da chiaroveggenti: c'è chi dice che con l'inizio del 2022 si tornerà alla normalità, chi invece che solo col 2023 si uscirà dal tunnel. Intanto alcuni costruttori decidono di prodursi da soli i chip, big della tecnologia sono pronti (o già lo hanno fatto) a inaugurare nuove fabbriche e i Governi si impegnano a sostenere la produzione.

Mancano le materie prime

Non sono solo i chip a mancare però, anche le materie prime fondamentali per l'auto - endotermica o elettrica, senza distinzioni - non ci sono. Un problema tecnico che ricalca quello dei semiconduttori, con fabbriche ferme e ripartenze a 2 velocità, con i fornitori a rincorrere produzioni di clienti che vorrebbero lavorare a pieno regime ma che devono avanzare col freno a mano tirato.

Le materie prime, tra carenza e speculazione

Alluminio, rame, magnesio, terre rare, petrolio (qui ci arriveremo dopo con un discorso a parte): manca tutto. A risentirne non è solo l'auto in sé ma tutto il mondo della mobilità: lavori stradali rimandati perché non c'è bitume, le biciclette costano di più perché c'è poco alluminio e così via. E anche in questo caso la luce in fondo al tunnel ancora non si vede.

Un mercato in rosso

Sommando i pochi chip a disposizione e la carenza di materie prime il risultato è scontato: si vendono poche auto e le immatricolazioni, mese dopo mese, viaggiano col segno meno davanti. In Italia si sono "perse" quasi 400.000 vendite in confronto col 2019.

Dati impietosi che danno la fotografia di un mercato perennemente tormentato, con le sole auto "alla spina" - le ibride plug-in e le 100% elettriche - a crescere costantemente con percentuali a 3 cifre. Merito degli incentivi, anche se il loro arrivo a singhiozzo di certo non aiuta.

Incentivi no, ecotassa si

Ecco, gli incentivi auto. In vigore (quasi) senza interruzioni dal 2019 il supporto dello Stato all'acquisto di auto a basso o nullo impatto ambientale, hanno evitato che il rosso di questi mesi diventasse ancora più acceso, ma per il 2022 ancora non si sa come andrà a finire. O meglio, si sa che in Legge di Bilancio gli incentivi non hanno trovato spazio.

Il Governo Draghi, tra le critiche, non ha inserito una nuova tornata di incentivi, anche se attualmente è presente un cosiddetto "Fondo per la strategia di mobilità sostenibile", destinato però non solo alle auto ma anche al rinnovo del trasporto pubblico locale, linee ferroviarie non elettrificate e così via. C'è però la proposta di far pagare pedaggi autostradali ridotti se si è alla guida di auto elettriche, anche per uniformarsi alla norma dell'Eurobollo, secondo la quale "chi inquina, paga".

Certo, nel corso del 2022 potrebbero arrivare nuovi finanziamenti, magari grazie alla nuova Ecotassa che si propone di inserire nel novero dei modelli che dovranno pagare un malus per le emissioni anche quelli con livello di CO2 compreso tra 161 e 190 g/km. Un aumento verso il basso per trovare i fondi che andrebbero a finanziare l'Ecobonus, riservato però unicamente ai modelli più virtuosi con emissioni tra 0 e 20 g/km, vale a dire le auto elettriche. 

Prezzi carburanti alle stelle

Come se non bastasse, in un panorama di certo non facile, si inserisce anche il caro carburanti. La causa è simile a quella dei chip e ha visto i maggiori produttori di petrolio rallentare le estrazioni durante la pandemia. Un rallentamento che non ha poi trovato un rimbalzo a causa del mancato accordo tra Arabia Saudita (maggior produttore mondiale) ed Emirati Arabi sull'aumento della produzione di barili. Ecco quindi che i prezzi di benzina e diesel decollano rispettivamente a +23,4% e +24,35%, accompagnati da un vertiginoso aumento del metano passato da meno di 1 a 2 euro al chilo.

2035: l'anno dello stop

Il riscaldamento globale è stato il tema "caldo" del 2021 e lo sarà anche nei prossimi anni, col mondo dell'auto a fare la propria parte per ridurre le emissioni. La data da segnare a calendario è il 2035: da lì in poi in Europa non si potranno più vendere auto mosse da motori a combustione. Elettrico o idrogeno saranno le sole scelte per i consumatori.

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Una proposta contenuta nel documento "Fit for 55", pacchetto di riforme climatiche stilato dall'Unione Europea pensato per ridurre, entro il 2030, le emissioni di CO2 del 55% rispetto al 1990 e arrivare nel 2050 a una completa neutralità climatica. Decisione che non ha mancato di suscitare malcontento e proteste, con l'Italia fuori tra i primi firmatari per poi fare dietrofront e allinearsi alla decisione della UE.

Tornano i saloni dell'auto

In un panorama da mani nei capelli, il 2021 ha avuto anche aspetti positivi. Uno su tutti: gli eventi in presenza sono ripresi e con loro i saloni dell'auto. All'Italia è spettato il compito di riaprire la stagione con la prima edizione del Milano Monza Motor Show di giugno, kermesse all'aperto che ha riportato le auto davanti al pubblico, inserite nella cornice del centro di Milano e all'Autodrmo di Monza. Da lì si è passati a settembre e a un altro debutto, quello del Salone di Monaco, erede di Francoforte, con una formula ibrida tra un classico salone e un evento diffuso per la città.

Salone di Monaco 2021
Salone di Monaco 2021

E poi il Salone di Los Angeles, cui faranno seguito altri appuntamenti programmati per il 2022. Tra questi però non ci sarà il Salone di Ginevra, più volte confermato e poi sceso a patti con la realtà: troppe incertezze economiche (la stracitata crisi dei chip) e una presenza ben sotto le aspettative, con appena 60 brand a rispondere all'invito, 100 in meno rispetto all'edizione del 2019. L'appuntamento è fissato per il 2023, ma i dubbi su una effettiva sopravvivenza della kermesse elvetica sono molti.

Tesla vola in borsa

Quando si parla di Tesla il mondo si divide in 2: chi esalta la Casa guidata da Elon Musk e chi invece continua a vederci una bolla pronta a esplodere. Nel frattempo da Palo Alto (anzi, da Austin, da poco nuova sede Tesla) continuano a macinare record su record per quanto riguarda produzione e vendite, assieme a una capitalizzazione da record: più di mille miliardi di dollari. A condire il già ricco piatto è poi arrivata la notizia dell'ordine di 100.000 Tesla Model 3 da parte di Hertz. Davanti a lei solo Apple, Microsoft, Alphabeat (la holding che controlla Google) e Amazon.

La Tesla Model 3 fa la storia in Europa
Le immatricolazioni Tesla in Europa

Musk entra quindi nella top 5 delle aziende più grandi del mondo, guardando tutti dall'alto verso il basso quando si parla di ricchezza personale. E chiude il 2021 guadagnandosi la copertina del Time come "Persona dell'anno". Azioni stabilmente a quota 1.000 dollari di valore, vendite da record e novità in arrivo, come le tanto anticipate batterie 4680. Chi fermerà la corsa di Tesla?

Alla ricerca delle emissioni zero

Spesso si dice che senza Tesla il boost all'elettrico non sarebbe così vivace. Che Musk abbia o non abbia il merito di aver spinto la stragrande maggioranza delle Case a virare con decisione sull'elettrico poco importa, ciò che conta davvero è che ormai l'auto a emissioni zero sia presenza massiccia nei piani di ogni brand. Grande, piccola, SUV, sportiva, low cost o di super lusso: basta che non emetta CO2.

I piani sono ormai scritti e i colossi dell'auto si stanno muovendo per trasformare le proprie gamme. Come una parte Volkswagen, passata attraverso una mini crisi (poi rientrata) dovuta alle accuse mosse a Herbert Diess, crede nell'elettrico puro e pensa a modificare le proprie fabbriche tedesche per aumentare la produzione di modelli a batterie.

Il progetto Volkswagen Trinity potrebbe essere stato preso in giro da Herbert Diess
Il teaser della Volkswagen del progetto Trinity
I modelli elettrici di Toyota per i prossimi anni
Le novità elettriche Toyota e Lexus

Anche Toyota, dopo la diffidenza espressa negli scorsi mesi, e la continua fiducia nell'idrogeno, capace anche di alimentare classici motori con cilindri e pistoni, come visto sulla Corolla prima e sulla Yaris poi, si prepara a scrivere numerose pagine sull'elettrico puro. Un sostanzioso assaggio lo abbiamo avuto con l'evento di dicembre, animato da 16 modelli a batterie - tra SUV, sportive e non solo, cui seguiranno altre 14 novità.