Perché i chip "made in Italy" sono un'ottima idea
Il Ministro Giorgetti ha sottolineato che Mirafiori soddisfa tutti i requisiti per diventare una fabbrica di chip firmati Intel
Il mondo dell'auto non ha fatto tempo a riprendersi dalla crisi dovuta al coronavirus, che altri problemi si sono palesati. Primo tra tutti: la mancanza di chip, ormai fondamentali per auto sempre più tecnologiche e connesse. Microprocessori introvabili, microscopici elementi di silicio capaci però - con la loro carenza - di bloccare colossi dell'automotive prolungando il crollo della produzione e delle vendite.
Le soluzioni sono molteplici e la preferita è quella di costruire nuove fabbriche dedicate alla produzione di semiconduttori, così da moltiplicare la loro disponibilità e non dipendere - per la stragrande maggioranza dei casi - dalla Cina.
Sapere dove sorgeranno le nuove mega fabbriche non ci è dato sapere, con colossi della tecnologia ancora impegnati a parlare con amministrazioni nazionali, e anche l'Italia potrebbe giocare un ruolo decisivo con la creazione di una fabbrica Intel nella città di Torino.
Requisiti ok
Il Mise ha approfondito la questione Intel e ho personalmente incontrato nelle settimane scorse anche l’amministratore delegato. Si tratta di un progetto con un impatto enorme per tutto il territorio e la sua economia. Ho pensato che abbiamo già un’area infrastrutturata per questa realizzazione, che è quella di Mirafiori nella parte non utilizzata. Secondo me soddisfa tutti i requisiti, non è l’unica candidata ma quella più qualificata.
Questa la dichiarazione del Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, che lancia così una forte candidatura di Torino a diventare capitale italiana ed europea della tecnologia. Nulla di ancora concreto dunque, ma un serio impegno a convincere Intel a investire in quel di Torino, riqualificando la storica fabbrica di Mirafiori (casa della Fiat 500 elettrica) e portando nuovi posti di lavoro in Italia. Ma non è tutto.
Da capitale dell'auto a capitale "per" l'auto
Il legame di Torino col mondo dell'auto è noto a tutti e nonostante nei decenni il quadro economico sia cambiato, col passaggio da Fiat a FCA e poi a Stellantis e la sede legale ormai non più all'ombra della Mole, il capoluogo piemontese ha una tradizione difficile da cancellare.
Ma tutto si trasforma e se fino a qualche anno fa le fabbriche sfornavano auto su auto, un domani potrebbero diventare centri nevralgici per dare vita a modelli prodotti in altri stabilimenti.
E avere in Italia una fabbrica di un colosso mondiale come Intel significherebbe mettere Torino al centro del futuro dell'auto, una sorta di succursale dell'americanissima Silicon Valley a servire il mercato europeo. Missione di certo non facile: la concorrenza non manca - prima di tutto quella tedesca, con Bosch e la Baviera che non vogliono perdere il treno dei chip - ma le parole del Ministro Giorgetti fanno ben sperare.
Cosa farà Intel non lo sappiamo ma visto l’entità dell’investimento anche per il contributo statale, ritengo che si arriverà a una diffusa rete sul territorio europeo, in questa logica penso a 2 o 3 realtà, di cui una in italia. Ritengo che così possa esserci anche il via libera dell’Italia all’investimento dello Stato per oltre 8 miliardi e che ci siano ragionevoli speranze su Torino, ma è bene non creare facili aspettative ed entusiasmi. Dobbiamo lavorare tutti insieme sul dossier.
Auto, batterie e chip
Se la creazione della fabbrica torinese di chip dovesse andare in porto l'Italia si ritroverebbe di colpo a ospitare stabilimenti strategici. L'eventuale presenza di Intel infatti farebbe il paio con la Gigafactory Stellantis che sorgerà a Termoli entro il 2025.
Batterie e chip: il futuro dell'auto (elettrica e a guida autonoma, ma non solo) passa da qui e se dovesse trovare casa in Italia tutto il sistema economico del Bel Paese non potrebbe che trarne giovamento.
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