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L'Europa ha le prove: sulle auto elettriche la Cina viola le regole

Le auto elettriche cinesi godono di sovvenzioni da parte della Repubblica popolare cinese, contravvenendo alle regole dell'Unione Europea

auto cinesi

Annunciata qualche settimana fa dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen fa l'inchiesta antisovvenzioni sui veicoli elettrici provenienti dalla Cina ha già dato i primi frutti. E la situazione fotografata è quella che in molti sospettavano: le auto elettriche cinesi beneficiano di sovvenzioni da parte del Repubblica popolare.

Operazione che viola l'articolo europeo per la "difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri dell'Unione europea". 

Ecco le prove

Nel documento pubblicato sul sito ufficiale della Commissione Europea vengono riportate le prove in possesso a sostegno della tesi:

  • trasferimento diretto di fondi e in potenziali trasferimenti diretti di fondi o obbligazioni
  • rinuncia della pubblica amministrazione ad entrate altrimenti dovute o nella mancata riscossione delle stesse
  • fornitura, da parte della pubblica amministrazione, di beni o servizi per un corrispettivo inferiore all'importo che sarebbe adeguato

A tali elementi si aggiungono poi, come riportato dalla Commissione Europea, "vari sussidi, prestiti, crediti all'esportazione e linee di credito concessi da banche di proprietà dello Stato".

Riassumendo: il governo cinese sovvenziona i propri costruttori incentivandoli economicamente - tramite prestiti agevolati, tassazione ridotta al minimo o addirittura assente - all'esportazione delle proprie auto elettriche

Questione urgente

"Tali sovvenzioni hanno consentito un rapido aumento della quota di mercato nell'UE delle importazioni sovvenzionate, a scapito dell'industria dell'Unione" recita il documento, sottolineando quindi come le politiche cinesi stiano creando una situazione di concorrenza sleale, minacciando i costruttori del Vecchio Continente. 

Quello dei prezzi infatti è uno dei temi portanti della transizione energetica del mondo auto, con listini più alti rispetto a quelli di modelli termici ma "calmierati" in maniera illegittima da parte della Repubblica Popolare. 

Gli elementi di prova a disposizione della Commissione indicano inoltre che i prezzi delle importazioni sovvenzionate sono notevolmente inferiori rispetto ai prezzi dell'industria dell'Unione, al punto da causare una pressione al ribasso dei prezzi o impedire aumenti di prezzo che altrimenti si sarebbero verificati e, di conseguenza, esercitando una notevole pressione sulle vendite, sulle quote di mercato e sui margini di profitto dell'Unione. Ciò è particolarmente importante in un contesto in cui l'industria dell'Unione dovrà raggiungere maggiori volumi di vendita sul mercato dei veicoli elettrici a batteria per assorbire gli ingenti investimenti che deve effettuare per rimanere competitiva nella transizione verso la piena elettrificazione. L'aumento delle importazioni a basso prezzo di veicoli elettrici a batteria originari della Repubblica popolare cinese, con la conquista di quote importanti di un mercato in crescita, determinerebbe perdite pesanti per l'industria dell'Unione, che potrebbero rapidamente rivelarsi insostenibili

Dazi in arrivo?

Le prove raccolte fino a ora non chiudono però la questione, con indagini e colloqui che andranno avanti ancora per qualche tempo. Secondo le norme europee il limite massimo è fissato a 13 mesi, significa che ogni conclusione dovrà essere presentata entro l'inizio di novembre 2024. 

L'Unione Europa potrà però iniziare ad agire prima: sempre stando al regolamento dell'Unione entro nove mesi si potranno varare misure di protezione del mercato. In altre parole: dazi doganali.

Così facendo si andrebbe a colmare il gap tra modelli europei e cinesi, con questi ultimi soggetti a una sovratassazione per controbilanciare gli sgravi fiscali e i benefici economici accordati da parte della Repubblica Popolare.