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Perché a Stellantis conviene produrre la Fiat Grande Panda in Serbia

Costruire "auto economiche" in Italia è difficile, così la trattativa con il Governo si sposta su modelli più grandi purché di volume

Fiat Grande Panda
Foto di: Stellantis

La trattativa inizia ufficialmente alle ore 14:00. Il tavolo è "apparecchiato" al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso dove Stellantis presenterà il piano per l'Italia. Al centro dell'incontro, che coinvolgerà anche i ministri Giancarlo Giorgetti (Economia) e Marina Calderone (Lavoro), i rappresentanti dei sindacati, i presidenti delle regioni con stabilimenti Stellantis e i vertici dell'Anfia, ci saranno gli impegni del gruppo per ogni stabilimento italiano.

Jean-Philippe Imparato, che sta guidando Stellantis in Europa nell'era dopo-Tavares, ha già assicurato che "Stellantis considera l'Italia un punto chiave di sviluppo" e che "non chiuderà nessun impianto, anzi l'Italia diventerà il secondo mercato europeo per stabilimenti entro il 2029". Tuttavia, il governo insisterà con la richiesta di un piano concreto che includa investimenti significativi, nuovi modelli e sostenibilità sociale, per raggiungere entro il 2030 una produzione di almeno 1 milione di veicoli in Italia.

In questo articolo cerchiamo di fare chiarezza su alcuni aspetti cruciali che bisogna tenere a mente per comprendere la trattativa in atto sia dal punto di vista di Stellantis che del Governo italiano.

E se abbiamo chiamato in causa la Grande Panda "made in Serbia", è proprio per spiegare le ragioni tecniche di alcune scelte apparentemente inaccettabili.

Il grande problema delle auto piccole (ed economiche)

Partiamo da un dato di fatto: produrre auto piccole a prezzi accessibili è diventato un problema per tutti i costruttori. Con gli attuali costi dell’energia, del lavoro e delle materie prime, è difficile fabbricare in Europa modelli da meno di 20 mila euro. E se non ci si riesce con i motori termici tradizionali, figuriamoci con le auto elettriche. Non a caso, l’offerta di auto economiche che un tempo chiamavamo citycar o utiliterie, si è drasticamente ridotta, creando un vuoto di mercato che le case automobilistiche cinesi stanno cercando di colmare.

Perché in Serbia si possono fare

La risposta strategico-industriale di costruttori come Stellantis è stata quella di privilegiare la produzione di modelli economici in paesi europei dove i costi di produzione sono più bassi e sostenuti da incentivi locali. È il caso della nuova Fiat Grande Panda, prodotta nello stabilimento serbo di Kragujevac, ma anche della sua "cugina" Citroën C3, prodotta in Slovenia per motivi analoghi.

Fiat 500L

Fiat 500L

Fiat Grande Panda
Fiat

Fiat Grande Panda

La scelta della Serbia, in particolare, affonda le radici nella storia di Fiat Serbia, la joint venture nata nel 2008 che ha già prodotto la Fiat 500L. Nel 2022, un accordo tra Stellantis e il Governo serbo ha previsto un investimento congiunto di 190 milioni di euro per la riconversione della fabbrica alla produzione di veicoli elettrici, con un contributo statale di 48 milioni. La Grande Panda è il primo modello a beneficiare di questa trasformazione.

Negli anni, il Governo serbo ha offerto incentivi consistenti per attrarre investimenti e generare occupazione, riducendo l’impatto fiscale, i costi energetici e quelli di produzione in generale. Tra questi rientra chiaramente il costo del lavoro: un operaio in Serbia guadagna in media 1.137 euro lordi al mese, meno della metà di un collega italiano, il cui stipendio medio si attesta sui 2.479 euro lordi.

Lo stabilimento Fiat Serbia di Kragujevac

Premium è meglio che Smart, ma…

Per tutte queste ragioni "tecniche", Stellantis ha preferito destinare agli stabilimenti italiani modelli più costosi, molti dei quali posizionati nei segmenti premium, dove i margini di profitto sono più alti e si riescono a sostenere maggiori costi di produzione. È il caso, ovviamente, di tutte le Maserati, ma anche delle Alfa Romeo Giulia e Stelvio, della Jeep Compass e della nuova DS N°8, l'ammiraglia francese che sarà prodotta a Melfi (vi rimandiamo a questo articolo per approfondire)

Dal punto di vista industriale questa scelta appare logica, ma crea comunque un problema per il governo italiano di natura economica e sociale: di auto più costose se ne producono meno in termini di volumi e, se le fabbriche che le assemblano sono grandi, non si saturerà mai la produzione. Con tutte le conseguenze del caso sugli operai (cassa integrazione o licenziamenti) e sull’indotto (fornitori senza commesse sono costretti a loro volta a licenziare).

DS N°8 (2025)
Foto di: DS

L'ammiraglia DS, la N°8 che sarà prodotta nello stabilimento di Melfi (Basilicata)

L’opzione nuovi modelli Small

Il compromesso industriale, che sarà oggetto di discussione e su cui spingono comprensibilmente tutti i sindacati, è quello di portare in Italia la produzione dei futuri nuovi modelli basati sulla piattaforma “STLA Small” (da non confondere con la “Smart Car” per le auto economiche di cui sopra), in stabilimenti come Cassino o Pomigliano d'Arco. Il debutto delle prime auto appartenenti a questa piattaforma è previsto tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026, anche se non sono stati ancora confermati ufficialmente i modelli.

Quel che è certo è che Stellantis ha annunciato investimenti significativi nelle sue strutture in Spagna, in particolare a Saragozza e Vigo, dove saranno costruiti alcuni di questi modelli, come le eredi delle varie Peugeot 208 e Opel Corsa.

Ed è proprio sul futuro industriale di questi progetti che si giocherà una parte importante della trattativa fra Stellantis e il Governo italiano. Quest’ultimo, a fronte di garanzie occupazionali da parte dell’azienda, potrebbe mettere sul tavolo strumenti di politica industriale per attrarre quegli investimenti che, a condizioni ordinarie di mercato, andrebbero altrove.