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I sindacati Volkswagen hanno bloccato l’elettrica da 20.000 euro?

Anche i sindacati finiscono sul banco degli imputati per la crisi del gruppo tedesco: la ricostruzione di Motor1 Germania

Particolare della Renault Twingo elettrica
Foto di: Renault

La crisi del gruppo Volkswagen continua a tenere banco sui giornali europei. In Germania piovono critiche sul costruttore nazionale per il ritardo negli investimenti, i problemi alla qualità delle auto e le previsioni di mercato sbagliate. A complicare la situazione c’è poi la guerra commerciale fra Europa e Cina, formalizzata dall’entrata in vigore dei dazi sulle auto elettriche prodotte in territorio cinese.

I sindacati tedeschi sono sul piede di guerra da settimane, ma ora anche il loro operato finisce sul banco degli imputati. Da una parte c’è il problema del numero assoluto di dipendenti Volkswagen, più alto rispetto a qualsiasi altro costruttore auto al mondo, dall’altro c’è quello del costo della manodopera, tutelato negli anni dal potente sindacato IG Metall attraverso contratti collettivi particolarmente generosi.

Questi costi incidono inevitabilmente sulla competitività industriale dell’azienda, che non riesce a produrre auto elettriche economiche come quelle di altri costruttori. Parliamo della futura ID.2, che non dovrebbe avere un prezzo inferiore ai 30.000 euro.

Fotogallery: Volkswagen ID.2all

Autogol?

In più, secondo una ricostruzione dei colleghi di Motor1 Germania, sarebbe stato lo stesso sindacato a bloccare l’industrializzazione di una citycar low cost, da sviluppare sfruttando le economie di scala insieme al Gruppo Renault nel progetto Twingo.

Il costruttore tedesco si sarebbe ritirato dalla collaborazione a causa delle pressioni sindacali ammesse dalla stessa Daniela Cavallo, presidente del Consiglio di fabbrica VW, che ha dichiarato in un testo ufficiale, riportato in fondo all’articolo: “Per il perno della nostra strategia elettrica, ovvero la futura utilitaria del marchio, volevamo lanciarci contro la concorrenza e farla costruire da Dacia”.

L’intervista a Daniela Cavallo, presidente del Consiglio di fabbrica VW, col passaggio evidenziato

L’obiettivo del sindacato era quello di preservare la produzione in Germania, visto che la Twingo verrà realizzata in Slovenia, ma il risultato non è quello sperato. La compatta tedesca, insieme ad altre del gruppo VW come Cupra Raval e Skoda Epiq, troverà infatti la propria culla in Spagna, precisamente a Pamplona, nello stabilimento dedicato finora alla Polo (che nel frattempo sta traslocando in Sudafrica).

Intanto Renault va avanti col progetto, per proporre la vettura nel 2026 al prezzo di 20.000 euro e fronteggiare rivali come Dacia Spring e Leapmotor T03, vendute in Italia a 17.900 euro. Un panorama dove si inseriscono altre elettriche “economiche” come Fiat Grande Panda e Citroen e-C3.

Fotogallery: Renault Twingo E-Tech Electric Prototype

Parola d’ordine: “velocità”

Al di là di tutto, la vicenda evidenzia quanto sia strutturale il problema dell’industria dell’auto europea, in particolare quella tedesca, la cui competitività è minata da una stratificazione di vincoli, costi e rendite di posizione che rendono lento e complicato qualsiasi processo di trasformazione. In un momento di transizione in cui la parola d’ordine dovrebbe essere una sola: “velocità”.

L'intervista a Daniela Cavallo