Dazi di Trump sulle auto europee, ecco chi perderà di più
Secondo l'agenzia di rating Moody's, Stellantis, Volkswagen Group e Volvo sono le più esposte
Il mese di febbraio è alle porte e con esso si avvicinano i possibili dazi che il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, intende mettere sulle auto esportate negli USA da Messico, Canada ed Europa. Un rapporto di Moody's e dell'agenzia di rating concorrente S&P prevede che le auto esportate dall'Europa agli Stati Uniti potrebbero essere soggette a dazi aggiuntivi del 10%, in aumento rispetto al 2,5%.
Gli Stati Uniti, secondo l'associazione di settore ACEA e altri esperti, sono la destinazione principale per le esportazioni di auto europee, parliamo di 40,3 miliardi di euro nel 2023 (+12% rispetto all'anno precedente), allo stesso tempo le importazioni di auto dagli Stati Uniti all'Ue valgono circa 9 miliardi di dollari. Un aumento dei dazi ai livelli previsti "ridurrebbe sostanzialmente i profitti delle case automobilistiche europee", ha scritto in una nota l'analista senior di Moody's, Ruosha Li.
A correre i rischi maggiori sarebbero Stellantis, il Gruppo Volkswagen e Volvo.
Quanto si ridurrebbero i profitti
Secondo Moody's, se Trump confermasse i dazi al 10%, gli utili di Stellantis verrebbero ridotti di "ben oltre il 15%", perché il 40% dei suoi veicoli venduti negli Stati Uniti proviene da Canada e Messico.
I profitti del Gruppo Volkswagen, invece, se ci fosse una tariffa sulle importazioni dall'Europa del 10% e del 15% dal Messico, potrebbero subire una riduzione compresa tra il 5% e il 10%. Più in dettaglio, la maggior parte dei modelli Audi venduti negli Stati Uniti viene importata dall'Europa, ma la Q5, una delle Audi più vendute in Nord America, viene assemblata in Messico. Tutte le Porsche destinate agli Stati Uniti, invece, sono costruite in Europa, mentre nello stabilimento Volkswagen di Puebla, in Messico, vengono prodotte circa 350.000 auto all'anno, tra cui la Jetta, la Tiguan e la Taos, destinate principalmente all'esportazione negli USA.
Volvo, sempre secondo lo stesso rapporto, in caso di una tariffa del 10% sulle importazioni di auto europee potrebbe subire una riduzione dei profitti del 15%. A parte la EX90 e la S60 prodotte nella Carolina del Sud, infatti, la casa svedese produce le auto destinate agli USA in Europa.
BMW e Mercedes perderebbero meno
In questo scenario, le case europee che subirebbero un impatto minore da una tariffa europea del 10% sarebbero BMW e Mercedes-Benz, perché hanno grandi fabbriche negli Stati Uniti che costruiscono principalmente SUV.
La fabbrica BMW più grande al mondo è proprio quella in Carolina del Sud.
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