Innovazione e memoria: il lascito di Ferdinand Porsche e l'addio alla 718
Negli anni '30, Porsche brevettò un sistema di controllo della trazione decenni avanti rispetto al suo tempo
Il 3 settembre 2025 Ferdinand Porsche avrebbe compiuto 150 anni. Un anniversario importante, che ci spinge a guardare indietro, non solo alla storia del marchio che porta il suo nome, ma anche a tutto ciò che la sua figura ha rappresentato per l’ingegneria automobilistica del Novecento.
Non solo, il calendario ha voluto che questa ricorrenza arrivasse a ridosso di un altro momento significativo: la fine della produzione della Porsche 718, l’ultima Cayman e Boxster a motore termico. L’ultima è uscita di linea poche settimane fa, ad agosto, in silenzio. Nessuna celebrazione ufficiale, nessun evento: un addio discreto per un’icona che ha segnato più di due decenni di storia Porsche.
Un addio che segna una transizione
Con l’uscita di scena della 718, si chiude un’era per la gamma compatta a due posti del marchio di Zuffenhausen. Dal 2026, infatti, tornerà una nuova generazione di Cayman e Boxster, ma in versione completamente elettrica. Un passaggio epocale, che porta inevitabilmente a riflettere su dove tutto sia cominciato.
Ferdinand Porsche non ha costruito solo auto sportive: ha "costruito" idee. Negli anni ’30, in un contesto storico complesso, Porsche ricevette fondi enormi dal regime nazista per sviluppare le Auto Union da Grand Prix.
Bernd Rosemeyer sulla strada per la vittoria del Gran Premio del 1937 a Donington Park con una Auto Union Type C. Foto: Audi
Così nacquero le Tipo A, B e C: monoposto con motore V16 montato posteriormente e potenze mai viste. La Tipo C, nel 1935, raggiungeva i 520 CV: tanta potenza per quei tempi, troppa per telai e pneumatici ancora arretrati. Si racconta di slittamenti a oltre 160 km/h, anche sul bagnato.
Porsche, però, non si è limitato a inseguire la potenza: ha cercato di controllarla. Nel 1933 ha brevettato un differenziale autobloccante (con ZF), poi utilizzato nelle Tipo C. Ma la vera intuizione è arrivata nel 1937, con un sistema meccanico di controllo della trazione. Funzionava senza elettronica: un meccanismo confrontava la velocità delle ruote motrici e non motrici, e se le posteriori slittavano, una serie di leve agiva sul carburatore per ridurre la coppia. In una versione, una semplice lampadina sul cruscotto segnalava l’intervento del sistema.
Foto di: Ufficio tedesco dei brevetti e dei marchi
I tre dispositivi di confronto descritti nel brevetto Porsche: idraulico, differenziale ed elettrico.
Era il 1937, la prima auto stradale con controllo di trazione elettronico, la Buick Max-Trac, sarebbe arrivata solo nel 1971. Ferdinand Porsche aveva anticipato tutto questo di 35 anni.
Ma l’eredità di Ferdinand Porsche non è fatta solo di ingegneria. È anche intrecciata con il contesto politico del suo tempo. Porsche ha collaborato attivamente con il regime nazista, progettando la KdF Wagen, la futura Volkswagen Maggiolino, e numerosi veicoli militari.
Ferdinand Porsche nel suo studio di progettazione a Stoccarda
Dopo la guerra è stato arrestato dagli Alleati e rilasciato nel 1948. Nel frattempo, suo figlio Ferry Porsche (Ferdinand Anton Ernst Porsche) ha fondato l’azienda che conosciamo oggi, con la 356 (Ferdinand è morto nel 1951, a Stoccarda, all’età di 75 anni).
Erwin Komenda, Ferry Porsche, Ferdinand Porsche e la prima Porsche 356
La 718 va in pensione, ma la storia resta
Ora che anche la 718 ha terminato la sua corsa, è inevitabile chiedersi quale sia davvero l’eredità di Ferdinand Porsche. Sicuramente ha posto le basi tecniche su cui il marchio ha costruito il suo successo. Ha immaginato soluzioni molto prima che diventassero standard industriali ed ha scritto la storia dell’auto in un periodo storico molto particolare.
Ai giorni nostri la 718 va in pensione, il motore a combustione lascia spazio all’elettrico, il mondo dell’auto cambia e la storia resta. Noi, intanto, siamo curiosi di scoprire cosa ci riserva il futuro.
Fotogallery: Porsche 718 Boxster, la prova su strada in Sardegna
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