Volkswagen Polo II: quando la semplicità bastava
Vi raccontiamo cosa si prova oggi a salire su una Polo di altri tempi
Nel 1987 una foto ufficiale Volkswagen mostrava tutta la gamma del marchio. Sette modelli, tutti lì: Polo, Derby, Golf, Golf Cabrio, Jetta, Scirocco e Passat. Fine della lista. Niente SUV, niente crossover, niente versioni ibride o plug-in. Solo auto compatte, concrete e razionali, ognuna con un ruolo preciso. E tra tutte, la più popolare era lei: la Polo.
Per chi è cresciuto negli anni ’80 e ’90, per di più in Germania (come l'autore di questo articolo che noi di Motor1.com Italia stiamo traducendo), la Polo è un ricordo di famiglia. "Mio fratello - scrive il collega Roland Hildebrandt - ricevette una Polo Fox rossa come prima auto usata, la collega di mia madre guidava una Polo Beach con copricerchi bianchi. Nel 1997, durante il servizio militare, io e i miei commilitoni andavamo alla stazione centrale stipati fino all’orlo dentro una Polo II".
Tre anni prima, nel 1994, l’ultima Polo di seconda generazione era uscita dalla linea di produzione, dopo 13 anni di onorata carriera e 2,7 milioni di esemplari costruiti in tutto il mondo. Non stupisce, quindi, che in occasione della CDE Classic 2025, Roland si sia fermato con un sorriso davanti a una Polo II perfettamente conservata della collezione Volkswagen Classic.
"Era la versione con la caratteristica coda alta, quella che in Germania chiamavano Brotkasten, la scatola del pane - scrive -. Il bagagliaio arrivava a 975 litri abbattendo i sedili posteriori: abbastanza per caricarci una lavatrice e mio fratello l’ha fatto davvero! Si racconta che in alcune Polo tedesche siano stati trasportati persino animali da fattoria".
Quando il design spiazzava
Settembre 1981: Volkswagen presenta la seconda generazione della Polo e molti restano perplessi. Niente più linee morbide come la prima serie: la nuova è squadrata, solida, quasi “industriale”, ma più pratica e spaziosa. Con la coda alta c'è più spazio a bordo e anche il coefficiente aerodinamico (Cx) di 0,39 è ottimo per una piccola utilitaria dell’epoca (il peso base restava contenuto: 770 kg, secondo alcune fonti, persino 700).
Nel 1982 arriva anche la Polo Coupé, con due porte e coda inclinata: stessa base tecnica, ma un look decisamente più sportivo. Sotto il cofano, il vecchio 900 cresce a 1.050 cc, con il sistema HCS (High Compression and Squish). Rapporto di compressione 9,5:1, stessa potenza (40 CV), più coppia e consumi ridotti del 4%.
Tutte le Polo II sono lunghe 3,65 metri e la Formula E, la versione più efficiente, monta pneumatici 145 SR 13 con peso a vuoto pari a 710 kg. La Polo Formula E ha, inoltre, uno spoiler posteriore e un cambio “3+E” (tre marce normali e una quarta lunga da autostrada) e un indicatore di consumo nel cruscotto. Disponibile fino al 1985, consuma meno di tutte e la sua gamma motori è semplice: 1.0 da 40 CV, 1.1 da 50 CV e 1.3 da 60 CV.
Fotogallery: Volkswagen Polo Formula E (1983)
Il fascino dell’essenziale
Salire su una Polo II oggi, racconta Roland, è come fare un salto nel tempo. Sedili a quadri, volante grande, tachimetro analogico, poche spie e nient’altro. Zero schermi, zero distrazioni. Tutto funzionale. La visibilità è perfetta: vetri grandi, montanti sottili, e ti senti immerso nella strada, come in un acquario.
Serve però un po’ di forza, perché il servosterzo non c’è. Il quattro cilindri da 1,1 litri, 50 CV e 82 Nm a 3.300 giri/min è tranquillo ma piacevole. Sulla carta fa lo 0–100 km/h in 15,4 secondi, ma in realtà sembra più vivace, almeno finché la strada non sale. In salita, la marcia “E” è un po’ lunga, meglio scalare, ma il principio funziona: la Formula E consuma circa 6,9 litri ogni 100 km, ben 1,4 litri in meno della Polo “normale” con la stessa cilindrata.
E mentre la guido penso: "In fondo, un’auto così basta e avanza". Certo, oggi senza airbag o ABS fa effetto, ma la leggerezza e la sincerità della guida compensano tutto.
Non proprio economica
Una cosa, però, non è mai cambiata: le Volkswagen non sono mai state davvero economiche. Nel 1984, la Polo CL Formula E costava 13.876 marchi tedeschi, equivalenti a circa 7.000 euro attuali. La Polo CL base costava circa 700 marchi in meno, mentre con 13.500 marchi (poco più di 6.800 euro) si poteva già comprare una Golf C con motore 1.3 da 55 CV.
Insomma, la Polo II non puntava a essere economica, ma intelligente e razionale. E oggi, guardandola, si capisce bene perché sia diventata un piccolo classico: semplice, leggera, onesta. Una macchina di un’altra epoca, quando guidare significava davvero sentire la strada.
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