Così Renault cancella il piano di De Meo
Si chiama futuREady il nuovo piano industriale di Renault, con una filosofia completamente diversa rispetto a quella pensata da De Meo
Dalla Renaulution al futuREady. In Renault sembrano amare i giochi di parole e solo questo aspetto collega la guida di Luca De Meo (dimessosi da ceo di Renault a giugno 2025) e quella di François Provost (nominato ceo a fine luglio 2025). Calembour che nascondono filosofie completamente diverse, perché completamente diverso è il mercato.
Sono passati appena 5 anni dalla Renaulution voluta dal manager italiano e la rivoluzione non c'è stata, o meglio non come immaginata e programmata dagli uomini della Losanga. L'elettrico non ha conquistato cuori e portafogli degli automobilisti (europei e non), i prezzi delle materie prime sono aumentati e l'Europa ha fatto una prima (timida) marcia indietro sui programmi per il 2035. In 5 anni quindi una rivoluzione c'è stata, ma alla francese maniera: caos e cambi di regimi che non promettono stabilità.
Anni che sembrano secoli
A difesa di De Meo quindi c'è prima di tutto il tempo: nel 2021 sembrava davvero che qualcosa di grande dovesse succedere nel mercato auto europeo e i costruttori quasi sembravano fare a gara a chi prometteva piani capaci di anticipare (e non di poco) l'obbligo del tutto elettrico imposto dall'Europa. La realtà ci ha messo lo zampino, assieme a guerre (Ucraina in primis), che hanno portato inflazione e instabilità economica. I cinesi hanno messo il carico da 90 con un'arrivo dirompente sul mercato del Vecchio Continente: sempre più marchi, sempre più brand e prezzi sempre più bassi.
Luca De Meo durante la presentazione del piano strategico Renaulution a gennaio 2021
Vecchio e nuovo
Così la rivoluzione promessa da De Meo è stata smantellata pezzo per pezzo: il servizio di car sharing Zity chiude e la piccolissima elettrica Mobilize Duo, assieme alla sua versione cargo chiamata Bento, dice addio alla produzione.
Poi la chiusura di Ampere, la divisione dedicata ad auto elettriche e software, dovuta alla mancata quotazione in borsa e alla necessità di tagliare i costi. Non i posti di lavoro, questo è bene sottolinearlo.
Mobilize Duo
Una Dacia Spring di Zity
Adesso il passo più grande: Renault non sarà 100% elettrica a partire dal 2030 ma continuerà a puntare anche su motorizzazioni ibride. Le condizioni cambiano, devono cambiare anche gli approcci e la rivoluzione più importante in questo caso dentro il Gruppo Renault riguarderà le piattaforme. Sconfessando quanto strenuamente sostenuto da De Meo, secondo cui un'auto elettrica doveva usare una meccanica dedicata, in futuro verranno adottate anche piattaforme multi energia, sfruttando la collaborazione con Geely, che fornirà la propria architettura GEA per dare vita alla RGEA. Al suo fianco ci sarà anche la RGEP, dedicata ai modelli più piccoli.
Renault 5
Renault Twingo
Ora, non è che l'elettrico verrà messo in soffitta: tra Alpine, Dacia e Renault non mancheranno modelli a batteria, semplicemente non saranno gli unici attori del Gruppo. Delle 36 novità promesse da qui al 2030 ci sarà una pluralità di alimentazioni, GPL compreso.
Dacia Striker 2026
Renault Bridger Concept
futuREady, il piano strategico del gruppo Renault per il 2030
Questo piano verte su quattro pilastri. Innanzitutto, la crescita ed il prodotto. Lanceremo 36 nuovi modelli entro il 2030 e trasformeremo profondamente la customer experience durante il ciclo di vita dei veicoli. In secondo luogo, accelereremo le roadmap tecnologiche, puntando su tutte le principali tecnologie. Ci daremo anche obiettivi molto ambiziosi di performance operativa, massimizzando il ricorso all'Intelligenza Artificiale.
ha dichiarato François Provost, CEO di Renault Group, che ha poi comunque voluto sottolineare l'importanza della Renaulution voluta da De Meo sottolineando come il piano del 2021 abbia riportato il Gruppo ai vertici dei costruttori automobilistici europei. Ora però è tempo di voltare pagina.
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