Auto cinesi prodotte in Europa: il prezzo resterà competitivo?
I marchi cinesi conquistano quote di mercato globali, ma la produzione europea potrebbe rallentarne la corsa
Negli ultimi anni abbiamo assistito alla crescita rapidissima dei marchi cinesi fuori dalla Cina. La loro competitività gli ha permesso di conquistare spazio non solo nei mercati emergenti, come il Sud-est asiatico, il Medio Oriente, l'Asia centrale e l'America Latina, ma anche in diversi mercati sviluppati dove è stato consentito il loro ingresso, tra cui Australia, Hong Kong, Singapore ed Europa.
All’inizio, soprattutto negli anni 2000 e 2010, le auto cinesi attiravano principalmente per i prezzi molto bassi, in particolare nelle economie emergenti. Questo vantaggio è rimasto anche negli ultimi anni, ma nel frattempo i produttori cinesi hanno fatto un importante salto di qualità. Sfruttando il periodo complicato successivo alla pandemia e la crisi dei semiconduttori, sono riusciti a migliorare rapidamente design, tecnologia e prestazioni delle batterie.
Oggi le auto cinesi non si distinguono più soltanto per il prezzo aggressivo, ma anche per la qualità degli interni, le dotazioni tecnologiche e i powertrain. Grazie a questa combinazione, i marchi cinesi sono riusciti a conquistare quote di mercato sempre più rilevanti nei Paesi in cui operano.
I numeri lo dimostrano
In un campione di 22 mercati (12 economie sviluppate e 10 emergenti) la quota di mercato dei marchi cinesi è passata dal 5,9% del primo trimestre 2025 al 9,8% del primo trimestre 2026. Nei mercati sviluppati analizzati (Australia, Corea del Sud, Giappone, Singapore, Paesi del GCC, Israele ed Europa), le vendite complessive sono cresciute appena dello 0,7% nei primi tre mesi dell’anno, mentre quelle dei costruttori cinesi sono aumentate del 66%, facendo salire la loro quota dal 4,7% al 7,7%.
La crescita è stata ancora più rapida nei mercati emergenti presi in esame (Indonesia, Thailandia, Turchia, Sudafrica, Argentina, Cile, Brasile, Colombia, Uruguay e Perù). Secondo i dati ufficiali del primo trimestre, i produttori cinesi hanno aumentato i volumi dell’82%, contro una crescita del mercato complessivo pari al 10%. In questo modo, la quota cinese è salita dal 10,2% del primo trimestre 2025 al 16,8% appena un anno dopo.
Vedi tutte le notizie su Motor1 Numbers Il costo della localizzazione
Questi risultati impressionanti si basano principalmente su tre fattori:
- l’integrazione verticale dei produttori cinesi, che consente loro di controllare direttamente l’intera filiera delle batterie;
- una forza lavoro cinese ancora molto competitiva sul piano dei costi;
- il forte sostegno del governo centrale attraverso incentivi e sussidi.
Tuttavia, i primi due vantaggi verrebbero meno nel caso di una produzione completamente localizzata all’estero.
Ci sono già esempi concreti. La Santana 400 D assemblata in Spagna in modalità SKD (di fatto una Dongfeng Zhengzhou Z9 rimarchiata) in Cina parte da 18.900 euro, mentre la stessa vettura, con lo stesso motore ma assemblata in Spagna, arriva a partire da 29.900 euro.
Un altro caso è quello di Ebro, storico marchio spagnolo rilanciato con il supporto cinese, che assembla sempre in modalità SKD la Chery Tiggo 7 con il nome Ebro S700. Anche qui il divario di prezzo, pur con specifiche non identiche, rimane molto elevato.
Chery Tiggo 7 Pro
Le ragioni di questa differenza sono diverse, ma il punto centrale è chiaro: localizzare la produzione cinese in Europa rischia di ridurre significativamente la competitività delle loro auto. La vera domanda, quindi, è capire come i costruttori cinesi riusciranno ad affrontare questa sfida.
L'autore dell'articolo, Felipe Munoz, analista esperto dell’industria dell’auto e content creator di Car Industry Analysis su social media.
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