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Il pendolarismo ti costa una tredicesima: 27 giorni l'anno persi

Per Arval Italia e SDA Bocconi il tempo del pendolarismo vale come una mensilità e, ormai, incide sulla scelta dell’azienda

Mobilità e pendolarismo lo studio di Arval
Foto di: Arval
Matteo G. Dall’ava Matteo G. Dall’ava

Trentatré chilometri separano Legnano da corso Ripamonti, a Milano. Percorsi con tre mezzi pubblici diversi, quella distanza è diventata un'ora e quaranta all'andata e oltre due ore al ritorno, per una media sotto i 20 km/h. È il tragitto che ho affrontato per raggiungere l'Arval Mobility Forum e che riassume meglio di ogni statistica il tema al centro dell'incontro.

Durante la European Mobility Week, l'Arval Mobility Observatory ha presentato un'indagine su 819 dipendenti del Gruppo BNP Paribas in Italia, intervistati a luglio. Il campione non rappresenta la popolazione italiana, ma descrive un gruppo preciso: persone che un lavoro ce l'hanno, e che lo scelgono anche in base a come ci arrivano ogni giorno.

Mobilità e scelta del lavoro: cosa dice l'indagine

Per il 59% degli intervistati la mobilità è un elemento fondamentale nella scelta dell'azienda per cui lavorare. Solo l'1% la considera un fattore secondario. Più di un terzo del campione passa oltre un'ora al giorno tra andata e ritorno casa-lavoro: il tragitto smette di essere un fatto privato e diventa parte della valutazione stessa del posto di lavoro.

Mobilità e pendolarismo lo studio di Arval

Mobilità e pendolarismo lo studio di Arval

Foto di: Arval

Il dato si inserisce in un quadro più ampio già documentato a livello nazionale: secondo l'analisi Istat sulla mobilità territoriale, i flussi sistematici casa-lavoro vengono monitorati fino al dettaglio comunale proprio perché il pendolarismo quotidiano incide sulle scelte di vita delle famiglie italiane, non solo sui tempi di trasporto.

Il pendolarismo come tredicesima... al contrario

Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore di Strategia a SDA Bocconi, ha fatto un conto semplice durante la tavola rotonda: un'ora al giorno per 220 giorni lavorativi fa 220 ore, cioè 27 giornate di lavoro. È una tredicesima che il dipendente versa all'azienda con il proprio tempo e che nessun bilancio registra.

Per Maffè, anche la richiesta di lavoro da remoto va letta in questa chiave: una domanda di mobilità invertita che conferma quanto pesi il fattore tempo. Il nodo da sciogliere riguarda il time management e il welfare management, più che il fleet management: conta meno gestire la flotta dei veicoli e di più organizzare il tempo delle persone, includendo la mobilità tra i servizi di welfare aziendale.

Mobilità e pendolarismo lo studio di Arval

Mobilità e pendolarismo lo studio di Arval

Foto di: Arval

Studiare il tempo significa spostare l'attenzione dall'auto assegnata al confine organizzativo dell'impresa, che oggi comprende anche il tragitto casa-lavoro. Di quel confine, secondo Maffè, le aziende devono farsi carico. Il tema non è isolato: il decreto dirigenziale sui Piani degli spostamenti casa-lavoro obbliga già alcune grandi imprese a pianificare e monitorare gli spostamenti sistematici dei lavoratori.

Arval e il ruolo del noleggio nella mobilità sostenibile

Al confronto hanno partecipato anche Ivano Gallino (AITMM), Nicolò Pirelli (Pirelli), Vincenzo Quintani (Gruppo Dolomiti Energia) e Dario Casiraghi, direttore generale di Arval Italia, la società di noleggio a lungo termine attiva nel Paese dal 1995 e oggi al servizio di oltre 90.000 clienti.

"In occasione della Settimana Europea della Mobilità, abbiamo voluto prenderci un momento di riflessione sui cambiamenti che il nostro settore sta attraversando",

ha spiegato Casiraghi,

"allargando il confronto anche ad autorevoli rappresentanti del mondo accademico, associativo e aziendale".

La posizione di Casiraghi si lega al ragionamento di Maffè: se il nodo è il tempo, chi fornisce mobilità deve offrire più del semplice veicolo.

"Per noi è fondamentale continuare a lavorare per supportare tutti i nostri clienti, aziende, professionisti e privati, offrendo la nostra consulenza strategica e le soluzioni flessibili e integrate che possano rendere la mobilità sostenibile accessibile a tutti, indipendentemente dalla loro età o dal modo in cui si spostano oggi".

Un approccio che ridefinisce anche come rivedere gli strumenti aziendali, dalla car policy dopo la riforma fringe benefit alle regole stagionali sull'uso dell'auto aziendale in estate.

Mobilità e pendolarismo lo studio di Arval

Mobilità e pendolarismo lo studio di Arval

Foto di: Arval

La leva del welfare e il dialogo con il territorio

Alessandro Floria, direttore Marketing & Comunicazione di Arval Italia, ha spinto il ragionamento oltre l'azienda singola:

"Per le persone, il modo in cui ci si muove conta quanto dove si lavora, e da questo punto di partenza devono essere elaborate le strategie di mobilità delle aziende".

Floria definisce la mobilità un'importante leva di attrazione e mantenimento dei talenti che richiede un dialogo tra privato e istituzioni pubbliche, perché le scelte di spostamento dipendono anche da come è organizzato il territorio.

Le politiche europee vanno nella stessa direzione: la strategia per una mobilità sostenibile e intelligente della Commissione europea punta proprio a incentivare trasporto pubblico, mobilità condivisa e soluzioni digitali per rendere più sostenibili gli spostamenti quotidiani di lavoratori e famiglie. Quei 33 km tra Legnano e corso Ripamonti restano il confine organizzativo di cui parla Maffè: una parte del lavoro che comincia ben prima di entrare in ufficio e che pesa già nella scelta iniziale del posto dove lavorare.

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