Seat Tarraco, perché comprarla... e perché no
È il SUV più grande della gamma: tanto lo spazio, così come la qualità e il comfort di marcia
Il peso che i SUV hanno assunto sul mercato non si vede solo dai numeri. Per esempio, ci sono Case che li eleggono come ammiraglie della gamma; altre che inaugurano un nuovo corso stilistico proprio coi nuovi modelli a ruote alte. Seat ha fatto entrambe le cose con la nuova Tarraco, un SUV di taglia media che mette in mostra tutta la qualità di cui è capace il marchio spagnolo.
Pregi e difetti
C'è poco di più soggettivo che un giudizio estetico, è vero, ma alla nuova Seat Tarraco si deve riconoscere una innata personalità. La calandra esagonale non si era mai vista prima e conferisce una bella grinta al frontale con i gruppi ottici appuntiti con nuova struttura a LED interna. Lateralmente si intravede la parentela stretta con la Volkswagen Tiguan Allspace - con la quale condivide la piattaforma - mentre dietro la presenza su strada è garantita dal disegno a LED dei fanali.
Dentro ci sono meno "novità", eccetto una, la più importante: una Seat così ben fatta non si era mai vista. La scuola, ancora una volta, è quella di Tiguan - la Seat e la Volkwagen sono costruite nella stessa fabbrica, a Wolfsburg - e questo significa assemblaggi solidi, materiali morbidi nella parte alta della plancia e piccole attenzioni non secondarie come la moquette dentro tutti i vani delle portiere.
Lo spazio a bordo è davvero tanto: la seconda fila di sedili offre cm in abbondanza per testa e ginocchia e anche qualche bella trovata come i tavoli con sistema di bloccaggio e portabicchieri integrati. Sulla terza fila, tutto sommato anche facile da raggiungere, stanno bene dei ragazzi. Sorprendente la capacità del bagagliaio con i sette posti in posizione (non aspettatevi miracoli ma tante concorrenti fanno peggio).
Bello, e soprattutto funzionale, il display da oltre 10 pollici che funziona da cruscotto ma che è anche personalizzabile nella struttura, in modo da preferire, per esempio, la visuale del navigatore oppure dei dispositivi di ausilio alla guida. Quello centrale, da 8 pollici, si controlla bene con le dita visto che è ad altezza giusta, è reattivo ed è facile da usare, cosa che si può anche fare con i rotori laterali.
La connettività è al top, anzi. Su Tarraco debutta infatti Google Alexa, l'assistente vocale di Mountain View che consente di comunicare anche con i propri dispositivi di domotica. Non manca, ovviamente, neanche la compatibilità con Android Auto e Apple CarPlay, con i quali usare i navigatori alternativi e "social" come Waze (qui la nostra prova contro Google Maps).
La Tarraco non ama particolarmente la città con la sua carrozzeria lunga oltre quattro metri e settanta, tuttavia tra sensori e telecamere che semplificano la vita e l'altezza da terra a prova di marciapiede, anche la guida negli spazi stretti non è un problema. Quando invece la strada si apre, vengono fuori tutte le doti da grande stradista del SUV spagnolo.
In prova abbiamo avuto il 2.0 TDI da 150 CV con cambio DSG a 7 rapporti e la trazione integrale on demand 4Drive. Pacioso e rilassato, il propulsore a tratti risulta un po' lento in reattività. In altre parole, meglio la versione con 190 CV, più equilibrata per il tipo di auto e le destinazioni per le quali è pensata, comprese quelle lontane dell'asfalto.
Quanto costa
Il listino parte da poco meno di 30.000 euro per il 1.5 a benzina da 150 CV con il cambio manuale e la trazione anteriore. Con 33.000 invece c'è il diesel 2.0 da 150 CV, che si può avere con l'integrale e il DSG a 37.000. Per i motori più potenti bisogna andare all'allestimento XCellence: in questo modo si superano di poco i 40.000 euro.
Peccato che per l'allestimento base, già particolarmente ricco, non sia previsto l'abbinamento col motore più potente, così come per le versioni a trazione anteriore non è disponibile il cambio automatico.
Fotogallery: Seat Tarraco, la prova su strada
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