Trattiene le polveri sottili dei Diesel e ora anche dei benzina, e di solito si pulisce da solo. Ma a volte bisogna metterci mano

Conosciuto da molti con la sigla DPF (Diesel Particulate Filter), il filtro antiparticolato è stato introdotto sui Diesel con la normativa Euro 4 e da poco è approdato anche sui motori a benzina a iniezione diretta.

Ha il compito di trattenere le polveri sottili di carbonio con dimensioni fino a 100 micrometri prodotte dalla combustione di carburante e olio che avviene all’interno dei cilindri.

Proprio per questo motivo è uno degli elementi più importanti del sistema di trattamento dei gas di scarico e gioca un ruolo fondamentale nella riduzione delle emissioni di agenti inquinanti nell’ambiente esterno. Ma come funziona e soprattutto come ci si comporta quando bisogna pulirlo?

Come funziona

Avvenuto lo scoppio all’interno dei cilindri, gli elementi chimici prodotti dalla combustione vengono indirizzati verso il condotto di scarico attraverso all’apertura delle valvole apposite.

I gas scorrono dunque attraverso i canali del DPF aperti all'estremità dell'ingresso. Il nucleo del filtro antiparticolato contiene pareti porose con struttura a nido d'ape in carburo di silicio che trattiene il particolato.

Come pulirlo?

In realtà la pulizia del filtro antiparticolato avviene in maniera automatica. Quando il software di gestione calcola un valore troppo alto di polveri all’interno del filtro con l’aiuto di specifici sensori di pressione (di solito accade ogni 500-600 km), infatti, si avvia un processo di rigenerazione che va a bruciare direttamente le polveri sottili all’interno del filtro trasformandole in anidride carbonica e ossido di carbonio.

Filtro antiparticolato per motori Diesel

Il processo, che di solito dura una ventina di minuti, avviene grazie ad una post-iniezione di gasolio all’interno del filtro. Bruciando, questo fa salire la temperatura oltre i 600 °C e così si arriva alla combustione diretta delle polveri.

Tuttavia, per poterla effettuare il motore ha bisogno di girare per qualche minuto a regime medio-altro e costante, cosa che in molti casi accade quasi senza che il conducente se ne accorga.

Se non è così, si accende la fatidica spia nel quadro che segnala al conducente l'intasamento del filtro e il bisogno di pulizia. In questo caso, ogni Casa consiglia di seguire una procedura per cercare di disintasare il filtro in maniera autonoma.

Di solito basta percorrere un certo numero di km in autostrada a velocità costante a regimi sufficientemente elevati in modo da far raggiungere la temperatura al filtro e a far completare la rigenerazione.

Filtro antiparticolato per motori Diesel

Nel caso in cui la spia non si dovesse spegnere, bisogna recarsi in un’officina autorizzata che provveda ad effettuare una rigenerazione forzata del DPF. Si tratta di un’operazione delicata e allo stesso tempo complicata che se eseguita in modo non adatto può anche danneggiare il motore.

Il costo varia da un minimo di 500 euro ad un massimo che può superare anche i 2.000 euro a seconda del modello di auto. In alternativa viene anche utilizzato un prodotto chimico lasciato agire a motore spento per circa mezz’ora a cui segue il risciacquo con un altro liquido apposito.

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