Più severi e articolati, i test omologativi prevedono procedure specifiche per le ibride, specialmente le plug-in, messe alla prova in più fasi secondo la carica della batteria.

Obbligatorio dal 1° settembre per tutte le auto in vendita, il nuovo ciclo di omologazione WLTP ha avuto il merito di avvicinare i dati rilevati in laboratorio a quelli dell’utilizzo reale delle auto, riducendo una forbice spesso molto ampia tra gli uni e gli altri e aggiungendo anche una prova di misurazione su strada (RDE) per verificare l’effettivo divario sulle emissioni. Il ciclo però non è uguale per tutti, o meglio, per tutti i veicoli ibridi che possono contare anche sulla riserva elettrica; ci sono regole e procedure specifiche.

Più impegnativi

Delle caratteristiche del ciclo WLTP (acronimo di Worldwide harmonized Light vehicles Test Procedure) ci siamo occupati pochi mesi fa in questo articolo. In estrema sintesi, le nuove prove di laboratorio hanno una durata maggiore, simulano una percorrenza più lunga e il raggiungimento di velocità più elevate ed hanno ampliato sia il range di temperature esterne sia la percorrenza urbana, aumentando il numero di arresti e ripartenze.

Test doppi per le ibride

Nel caso delle ibride tuttavia, il test si sdoppia: il ciclo di omologazione infatti viene effettuato sia nella modalità di marcia normale, quindi con sfruttamento libero dell’energia, sia in quella specifica per salvaguardare la riserva della batteria. Qual è la differenza? Nel secondo caso c’è un dispendio maggiore di carburante perché il sistema privilegia il mantenimento della ricarica e quindi si adopera per ripristinarla spesso a spese del motore termico.

Auto ibride e WLTP

Per le plug-in, le ibride con batteria ricaricabile alla spina, sono altresì previste due prove. La vettura viene testata con la batteria carica al 100% ripetendo il ciclo fino a che questa si esaurisce completamente. Di qui parte la seconda fase che misura le emissioni nella situazione in cui il motore termico deve sia muovere la vettura sia ridare energia alla batteria, aiutato unicamente dalla frenata rigenerativa.

Il valore di omologazione è calcolato facendo una media di queste due procedure calcolata sul rapporto tra autonomia elettrica e totale. Dunque, se la prima è di 50 km e quella totale diciamo per comodità di 1000, il rapporto sarà 5%-95%.

Più attendibili, almeno in parte

Con queste premesse ci si attenderebbe che i risultati del ciclo WLTP siano sempre meno positivi di quelli registrati per la stessa vettura con il NEDC, invece non è così: nel caso della Toyota Prius, prima ibrida a ottenere l’omologazione WLTP, il modello Plug-In è passato dai 2 litri per 100 km del NEDC ad  un valore di 1 solo litro. Mentre messa alla prova nel nostro ormai classico percorso Roma-Forlì ha ottenuto una media effettiva di 2,5 litri per 100 km, un dato più vicino a quello del NEDC ma comunque estremamente positivo.

Auto ibride e WLTP

Il motivo? Fatto salvo che l’impiego reale prevede molte più variabili che derivano dalle abitudini e dallo stile di guida, va anche sottolineato che il nuovo ciclo prevede ancora accelerazioni molto dolci e progressive e non tiene conto dell’utilizzo del climatizzatore o del riscaldamento.

Fotogallery: Auto ibride e WLTP