Le Case automobilistiche stanno definendo le strategie per ridurre i costi

“Ogni cliente può ottenere un'auto colorata di qualunque colore desideri, purché sia nero”. La celebre frase con la quale Henry Ford, il fondatore della Casa che porta il suo nome, descriveva le possibilità di personalizzazione della Model T potrebbe tornare di moda (con i dovuti distinguo) nel mondo dell’auto, sempre più alla ricerca di modi per ridurre i costi.

Come evidenziato in un articolo di Automotive News infatti praticamente tutti i costruttori del Globo stanno facendo i conti con la voce “uscite” nei propri bilanci, per massimizzare i ricavi e proprio la semplificazione dei listini potrebbe essere una delle strade per raggiungere l’obiettivo. Una corsa al risparmio per fare fronte alle sfide del futuro, dall'elettrificazione ai costi per le omologazioni WLTP passando a vere e proprie tempeste come Brexit (con molti stabilimenti inglesi a rischio chiusura) e i dazi doganali.

L’esempio della Golf

“Nel 2018 abbiamo venduto circa 84.000 Golf in Germania e più di 58.000 avevano configurazioni una diversa dall’altra”. A descrivere la complessità della produzione della compatta tedesca è Ralf Brandstatter, COO della Casa tedesca, che aggiunge “Meno di 400 modelli erano identici l’uno all’altro”. I listini particolarmente ricchi di optional quindi non rappresentano un problema solo per i clienti, ma anche per chi le auto le produce.

La soluzione è semplice: semplificare la scelta e in Volkswagen la strategia si chiama “Future Pact” e, nei piani di Wolfsburg, porterà a risparmiare fino a 3 miliardi di euro dal 2020 al 2024, aumentando l’efficienza produttiva del 25%. Significa quindi che con la prossima generazione di Volkswagen Golf ci saranno meno optional e pacchetti, per un costo che potrebbe alzarsi ma allo stesso tempo dare allestimenti più ricchi ai clienti.

Fotogallery: Nuova Volkswagen Golf 8, il rendering

Una strada che con ogni probabilità verrà percorsa anche da tanti altri costruttori, anche per ridurre le spese alla voce “fornitori” che, sempre citando il Gruppo VW, per quanto riguarda i materiali pesano per il 77% sul fatturato. Secondo quanto citato da Automotive News le Case chiederanno una riduzione dei pezzi da parte dei fornitori, fatti salvi tutti quelli specializzati in tecnologie particolari come ADAS (i vari sistemi di assistenza alla guida), airbag e altri componenti più cari e sofisticati

Visione globale

Ridurre la complessità è il mantra che le Case auto si ripetono costantemente. Un’altra strada da seguire riguarda piattaforme e motori e ancora una volta viene in mente Volkswagen e il suo pianale MQB, alla base di numerosissimi modelli del Gruppo, da Audi a VW passando per Seat e Skoda. Una sola base tecnica con un numero ragionevole di motori, così da ottimizzare costi di sviluppo e assemblaggio.

La stessa strada verrà seguita con la piattaforma MEB dedicata alle elettriche e pronta a servire una larghissima famiglia di modelli a batteria, firmati non solo dai brand del Gruppo ma anche da altri costruttori. Un modo per aiutare la diffusione delle auto elettriche e, soprattutto, per rientrare il prima possibile nei costi di sviluppo.

Volvo XC90 Facelift

Di modularità si nutrono anche tante altre Case come ad esempio Volvo, che con le sue CMA e SPA dà vita al proprio intero listino, dalla XC40 alla XC90, ma anche ad alcuni modelli della cinese Geely, che controlla il marchio svedese. Stesso discorso per i motori della famiglia Drive E, dei 2.0 4 cilindri che si differenziano per potenze e per la presenza o meno di motori elettrici ad affiancarli.

Chi invece deve ancora fare il grande salto è Opel, passata nelle mani di PSA da poco più di un anno e pronta a passare dagli attuali 10 motori e 9 piattaforme a 4 famiglie di propulsori e 2 pianali, tutti naturalmente in condivisione con le sorelle Citroen, DS e Peugeot.

Sharing is caring

Si parla sempre più spesso di “sharing economy” e gli esempi sono tantissimi, come i vari servizi di car sharing o car pooling o (per non parlare sempre e solo di auto) Airbnb. La condivisione è la strada per contenere i costi e così sono sempre più numerosi i costruttori che si parlano e stringono alleanze per dividersi le spese.

Pensate ad esempio al nuovo 1.3 turbo benzina sviluppato dall’Alleanza Renault – Nissan assieme a Daimler, oppure all’accordo tra Ford e Volkswagen per la produzione di mezzi commerciali. O ancora BMW ed FCA unite per lo sviluppo di sistemi per la guida autonoma. Ormai tutti parlano con tutti, perché la condivisione è la cura per fermare emorragie di capitali.