Aston Martin potrebbe finire nelle mani di Geely
Il colosso cinese sarebbe solo uno dei tanti pretendenti alla Casa inglese, attualmente in una situazione finanziaria non rosea
Tutti vogliono Aston Martin, e la Casa inglese non vede l’ora di poter ricevere fondi freschi per poter risollevare il proprio destino. Secondo numerose voci infatti a Gaydon sarebbero arrivate offerte da parte di Lawrence Stroll, patron della scuderia di Formula 1 Racing Point e dal colosso cinese Geely. Per ora però non c’è ancora nulla di certo.
La Cina alla conquista dell’Europa
Se l’offerta di Geely, attualmente impegnata a studiare i libri contabili di Aston Martin, dovesse andare a buon fine porterebbe il colosso cinese a mettersi nel portafogli un altro storico brand (di lusso) europeo, dopo Volvo e Lotus. Da non dimenticare poi il 5% delle azioni Daimler in mano a Li Shufu (numero uno di Geely), che fanno della Casa giapponese l’azionista di maggioranza del gruppo tedesco. Proprio dalla Germania (lato Mercedes) arrivano i motori che muovono alcune delle Aston più moderne, nella fattispecie il V8 biturbo già visto sulla DB11 e derivato da quello che muove molte Mercedes firmate AMG.
Considerando la rinascita di Volvo e i piani di Lotus, con un SUV e una hypercar elettrica in arrivo, una cura a base Geely non farebbe certo male ad Aston Martin, le cui azioni sono precipitate (-60%) nell’ultimo anno e impegnata nella produzione della DBX, il SUV di lusso la cui commercializzazione prenderà il via nel corso del secondo semestre 2020. Nei programmi di Gaydon il suo lancio dovrebbe raddoppiare le vendite, portandole a 14.000 entro il 2023.
Fotogallery: Aston Martin DBX
Asse Inghilterra – Canada
Se da una parte c’è l’interesse di Geely, dall’altro si parla anche del miliardario canadese Lawrence Stroll, patron della Racing Point (scuderia di F1) che – guarda caso – utilizza motori Mercedes. Stroll sarebbe intenzionato ad acquistare il 19,9% delle azioni di Aston Martin, per poi salire nel corso dei prossimi anni.
Si modificherebbe così notevolmente il “peso” degli azionisti della Casa di Gaydon, che attualmente vede un fondo del Kuwait al 36%, InvestIndustrial di Bonomi al 31%, Daimler al 4% e il restante 29% nelle mani di anonimi azionisti.
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