Il motore non è sempre tutto, ma se si tratta di un Busso allora fantasticare su questa Alfa Romeo acquista tutto un altro sapore...

Il traffico fuori dalla finestra è calmo, pacato. È l’ennesima Pasqua in zona rossa e, proprio per questo, probabilmente sarà soleggiata e piacevole. Ma noi sorridiamo lo stesso perché fantasticare su qualcosa di diverso e sensazionale è sempre possibile. 

Ed è così che il nostro Andrea si è immaginato che ogni appassionato per Pasqua possa scendere in garage e accendere un motore da sogno, senza percorrere nemmeno un metro.

Chiaramente ci saranno tante persone fortunate che già posseggono l’auto dei propri sogni, ma in questo caso quello abbiamo trovato nel nostro enorme uovo/garage in questa puntata è la meravigliosa Alfa Romeo Alfetta GTV6 2.5, what else!?!

Sogno possibile 

Lo studio della coupé che deve sostituire la Giulia GT inizia già alla fine degli anni ‘60, ma l’Alfetta GT debutta solo nel 1974 col 1.8 da 122 CV. Arrivano poi il 1.6 e il mitico 2 litri che la trasforma in GTV, e con questo propulsore nel 1978 tocca i 130 CV di potenza.

E se delle 20 unità di GTV 2.6 V8 volute da un importatore tedesco o delle Turbodelta ne parleremo un’altra volta, il vero giro di boa avviene con la seconda serie di Alfetta GTV, al debutto dal 1980, una evoluzione che ci regala anche l’Alfetta GTV6 2.5 prodotta da quell’anno fino all’83, poi nota come GTV 2.5 fino al 1987.

Un’auto sportiva, con una linea filante, interrotta volutamente solo sulla gobba del cofano, necessaria ad accogliere il maggiore ingombro del Busso, una GT di nome e di fatto ma in grado di ospitare 4 persone in un abitacolo adeguatamente rifinito.  

Onore all’Ing. Busso 

Non è bello ciò che è bello, è bello ciò che canta, quindi se si scende in garage al trotto la domenica mattina, spesso lo si fa per trovarci un gran motore e qui il plauso va tutto, nuovamente, all’Ing. Busso. 

Classe 1913, torinese, Giuseppe Busso per chi ama i motori sarà per sempre una divinità, sia per i 4 cilindri che ha contribuito a sviluppare ma soprattutto per il V6 che porta il suo nome.

Sulla GTV poi l’abbinamento al V6 è fenomenale: vellutato, corposo, corale ed educatamente vivace, un motore “totale” per molti, un V6 di 60° che non eroga una potenza esagerata, 160 CV a 5.600 giri, accoppiato da un cambio a 5 marce purtroppo non adeguato al resto della meccanica, ma comunque gestibile. La GTV6 2.5 pesa poco più di 1.200 kg e tocca i 210 km/h di velocità massima.

Palmares da urlo!

A renderla ancora più intrigante, si aggiunge un passato sportivo molto denso: il 4 cilindri bialbero si è meritato 10 Campionati europei di Formula 3, 5 Campionati Sudamericani, 5 coppe Europa, mentre col 2000 trionfa in Gruppo 2 nel Campionato Europeo Turismo seconda divisione. Col V6 poi il Palmares aumenta ancora come crescono i piloti che legano il proprio nome alla GTV, Ballestrieri, Pregliasco, Bentivogli e Munari che tenta la vittoria al Safari nell’83, ma senza troppa fortuna.

La GTV6 nei primi anni 80 costava circa 21 milioni di lire con qualche accessorio, e oggi la media è rimasta quella, nel senso che 20-22 mila euro per esemplari restaurati e quasi perfetti si possono doverosamente spendere, mentre se si necessita di intervenire su carrozzeria e meccanica, si può partire da molto più in basso visto che ruggine e ricambi per la GTV sono un nemico non da sottovalutare.

E ora, chiudete gli occhi e sognate anche voi in grande stile per Pasqua, consapevoli che presto Torneremo a Guidare dove a quanto piace a noi. Nel frattempo però, Buona Visione e stay tuned!