BMW Z9: come Bangle portò la Casa bavarese nel terzo millennio
Presentata nel 1999, la BMW Z9 condensava stile e contenuti delle nuove vetture di Monaco
A metà degli Anni 2000 era diventato quasi di moda criticare la BMW Serie 7 E65 disegnata da Chris Bangle per il design troppo di rottura che proponeva rispetto alla precedente e più tradizionale E38. Ma sullo stesso stile della Serie 7, Bangle disegnò anche la Serie 5 (E60), la Serie 6 (E63) e la Roadster Z4.
Tutte queste vetture, che ancora oggi non sono molto gradite a una parte degli appassionati della Casa dell'Elica, non arrivarono senza preavviso. Chris Bangle, appena arrivato in BMW, disegnò infatti un prototipo che anticipava molte delle soluzioni stilistiche poi arrivate sui modelli appena citati. Era la concept Z9, presentata nel 1999 appunto con il compito di mostrare come la Casa si sarebbe evoluta nel passaggio dal secondo al terzo millennio.
Un compito difficile
A Monaco riponevano molte speranze in Chris Bangle. Il designer di Ravenna (Ohio) arrivava dopo una carriera brillante che lo aveva visto disegnare modelli molto apprezzati come la Fiat Coupé o le Alfa Romeo 145 e 146 e fu chiamato da BMW proprio perché i vertici aziendali e gli azionisti avevano voglia di cambiare completamente registro e abbandonare definitivamente lo stile che era ancora quello definito dall'austriaco Boyke Boyer negli Anni '60.
Sulla questione della rottura con la tradizione furono sicuramente accontentati. La Z9 era qualcosa di mai visto, non solo perché aveva un'impostazione grand tourer con quattro porte che però si inserivano su un corpo da coupé con cerchi da 20" davanti e da 21" dietro, ma perché aveva superfici concave e convesse, angoli vivi e linee più sinuose. Il suo stile fu definito "sano minimalismo".
Aveva già l'iDrive
La Z9 aveva un abitacolo spazioso, un passo da 3,1 metri (lo stesso della E38 Lunga) e un'essenzialità high tech: per gestire tutti i comandi, dal climatizzatore alla radio fino al controllo della trazione, non c'erano bottoni ma soltanto una manopola sul tunnel centrale da cui si interveniva su ogni cosa. Era un sistema che anticipava di un paio d'anni il famoso iDrive. Il cambio, automatico, era invece comandato attraverso due tasti sul volante.
Uno degli elementi di maggiore innovazione proposto dalla Z9 riguardava le stranissime porte ad ala di gabbiano. L'auto ne aveva quattro: due anteriori e due posteriori. Quelle sullo stesso lato potevano aprirsi solidalmente, come se fossero un solo elemento, o potevano essere mosse in modo indipendente, nel caso non fosse necessario accedere ai posti posteriori.
Dopo la coupé, la cabriolet
Al Salone dell'Automobile di Francoforte del 1999, dove la Z9 fu presentata per la prima volta al pubblico, l'accoglienza fu freddina. i vertici di BMW però si aspettavano quel tipo di reazione da parte della gente e dissero a Chris Bangle di proseguire nella stessa direzione. Così, solo un anno dopo, lo stesso Bangle tolse personalmente i veli alla concept Z9 cabriolet. La versione aperta era più corta (4,76 metri di lunghezza), più leggera, e naturalmente sprovvista delle pesanti porte della Z9. Aveva elementi comuni alla prima Z4.
Dal punto di vista meccanico, invece del V8 da 245 CV della BMW 740d montato dalla Z9, la versione cabriolet della concept optò per un V8 da 4,4 litri a benzina da 286 CV, lo stesso della BMW 540i. La Z9 aperta presentava anche un abitacolo molto più definito e più simile a quello di un'auto di serie. Il tunnel centrale, la parte superiore della plancia e il sistema di intrattenimento con monitor centrale e di nuovo la manopola di controllo erano moderni e ben realizzati e mostravano chiaramente come sarebbero state le future BMW di serie. Eppure, anche la Z9 cabriolet non riuscì a fare breccia nei cuori degli appassionati.
L'eredità di Bangle
Nel 2009, dopo 10 anni. il creativo americano lasciò l'azienda sostituito da Adrian van Hooydonk, designer olandese che proprio sotto Bangle si formò e che materialmente disegnò quella coda con scalino della Serie 7 per la quale lo stesso Bangle fu tanto criticato.
Con van Hooydonk sono stati tanti i designer a lavorare sullo stile delle BMW: Jacek Froechlich, Karim Habib, Domagoj Dukec e Jozef Kaban, autori dello stile attuale delle vetture della Casa dell'Elica.
Tornando alla BMW Z9, all'inizio degli Anni 2000 è semplicemente finita nel dimenticatoio. Incredibile però che un'auto conosciuta soltanto da un manipolo di addetti ai lavori abbia avuto un'influenza così grande sulla produzione della Casa di Monaco per intere generazioni di modelli. Non fu apprezzata, forse non fu capita, ma ebbe il merito di osare. Il coraggio, che a BMW non manca di certo, resta uno degli ingredienti del successo.
Fotogallery: Concept dimenticate: BMW Z9 (1999)
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