Per il mondo dell'auto sembra non esserci pace. Dopo la crisi dei chip, esplosa a inizio anno e responsabile di un calo della produzione stimato in 14 milioni di vetture da qui al 2023,  adesso all’orizzonte c’è la crisi del magnesio. Una tegola che sembra essere pronta ad abbattersi in particolar modo sull'Europa.  

Tutto nasce dal fatto che in Cina il governo ha imposto una riduzione dei consumi energetici. La decisione di Pechino ha portato a una frenata di tutte le attività energivore come quelle legate alla siderurgia, con riflessi immediati per gli approvvigionamenti globali. A dare l’allarme per prima è stata l’associazione tedesca dei produttori di metalli WVM. Pochi giorni dopo anche numerosissime altre organizzazioni di settore - incluse le Case auto europee dell'Acea - si sono unite per cercare di far fronte al problema, che potrebbe assumere dimensioni enormi. Ma partiamo dall’inizio.

Effetti a catena

I primi scricchiolii risalgono allo scorso settembre, quando il governo cinese ordina un consistente taglio dei consumi energetici interni. All'ombra della Grande Muraglia i blackout e le fabbriche chiuse sono ormai all'ordine del giorno, e l'unica soluzione nel breve periodo sembra quella di contingentare l'elettricità in molti settori, siderurgia inclusa.

Qui si arriva alla questione magnesio. L'Europa acquista dalla Cina il 95% del magnesio che usa. Conseguenza della contrazione dell’offerta non può essere che un aumento del prezzo, per cui il magnesio passa dai 2.000 dollari per megatonnellata (unità di misura che indica un milione di tonnellate) di inizio anno agli attuali 10-14.000 dollari. A problema si somma problema.

 La fabbrica Land Rover di Solihull

Non ci sono alternative

Con prezzi aumentati di 6 o 7 volte da inizio anno l'Europa si trova di fronte a una situazione insostenibile: la lavorazione di magnesio acquistato a certe cifre non dà più alcun margine di profitto. L'unica è dare fondo alle scorte. Il fatto è che se non si andrà incontro a un’inversione di tendenza le scorte di magnesio nel Vecchio Continente si esauriranno entro la fine di novembre. 

Le aziende metallurgiche (e non solo quelle), capito il problema, si sono rivolte urgentemente alle istituzioni chiedendo che si aprissero dei tavoli sia per mitigare la scarsità di approvvigionamenti sul breve termine sia per definire strategie future che, come nel caso dei semiconduttori, riducano la dipendenza dell’Europa dai fornitori asiatici. Ma la questione non è certo facile. E ancor più complesso trovare un materiale alternativo.

Motore Mercedes-AMG M139

Un metallo unico

Il magnesio è sei volte più leggero dell’acciaio e tre volte più leggero del titanio. Se opportunamente lavorato, garantisce una resistenza meccanica equivalente con grande risparmio di peso rispetto ad altri metalli. 

Usato da solo è altamente infiammabile e per questo, nell’industria automobilistica, non si usa più “in purezza”. In passato in magnesio erano i cerchi in lega delle auto o i telai di certe vetture da corsa (come la gloriosa Porsche 917), alcune delle quali passate tristemente alla storia per i gravi incidenti che le videro protagoniste. 

1970 Porsche 917 K

Dal magnesio puro alle leghe

Però nella metallurgia di oggi il magnesio è fondamentale nelle leghe di alluminio e di acciaio e porta alla creazione di materiali resistenti ma anche leggeri che, parlando di auto, vengono usati per carrozzeria, telaio e organi meccanici. È considerato insostituibile, o quasi, anche dall'industria aeronautica e da quella aerospaziale; da tutte quelle industrie, insomma, in cui a minor peso corrispondono meno consumi e meno emissioni. Come se non bastasse, è anche perfettamente riciclabile, e questo, in un mondo che sempre più spinge verso l’economia circolare, è un altro plus enorme.

Ironia della sorte, a differenza di altri metalli, come quelli utilizzati per le batterie ad esempio, il magnesio è pure molto diffuso. Addirittura, è l’ottavo elemento più abbondante in natura: costituisce il 2% della crosta terrestre ed è il terzo elemento per abbondanza tra quelli disciolti nell’acqua di mare. Può sembrare incredibile, ma un elemento più comune del ferro (1,5% della crosta terrestre) può mettere davvero in difficoltà un settore determinate per tutto il Vecchio Continente.