Sta facendo discutere una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (Cgue) che respinge un ricorso delle città di Parigi, Bruxelles e Madrid. Le tre capitali contestavano le regole Ue sui limiti alle emissioni auto – in particolare di sostanze come gli ossidi di azoto – perché, secondo loro, sarebbero fin troppo permissive, impedendo di fatto la possibilità di vietare la circolazione locale alle vetture più inquinanti.

Ma come ci viene confermato dagli uffici lussemburghesi della Cgue, questo non significa che le città non potranno più limitare la circolazione sulla loro strade, anche se “la Corte non lo dice espressamente”. Vediamo perché.

Le regole della discordia

Per inquadrare la questione bisogna prendere le mosse da due atti dell’Ue: il primo è il Regolamento 2016/646 sull’Euro 6, che stabilisce le procedure di prova delle emissioni in condizioni reali di guida (RDE) a cui sottoporre i veicoli leggeri per essere omologati in Europa.

Il secondo è l’articolo 4, comma 3, paragrafo 2 della Direttiva 2007/46, che stabilisce gli “Obblighi degli Stati membri” e dice:

Essi non vietano, limitano o impediscono l’immatricolazione, la vendita o la messa in circolazione su strada di veicoli (…) se soddisfano i requisiti previsti da quest’ultima”.

Il primo capitolo

Come accennato, le tre città ritenevano che il Regolamento del 2016 fosse troppo permissivo e che, perciò, le città non potessero vietare la circolazione delle auto più inquinanti senza violare la Direttiva del 2007. Per questo motivo, nel 2018, hanno chiesto al Tribunale (organo di giustizia di primo grado dell’Ue) di annullare il Regolamento del 2016.

Emissioni CO2 auto e test di omologazione
Test di omologazione per le emissioni

Il Tribunale gli aveva dato ragione e, così, il caso è arrivato in secondo grado, di fronte alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Questa, come già detto, ha annullato la prima decisione, senza però impedire alle città di continuare a fissare limiti locali alla circolazione delle auto ritenute di volta in volta più inquinanti.

Ecco perché

Le ragioni sono due: prima di tutto, a differenza di quanto detto dal Tribunale, la Corte ha affermato che le città non sono direttamente interessate dalle regole in gioco, quindi non avrebbero potuto presentare il ricorso.

“la Corte – si legge – conclude che il Tribunale ha commesso un errore di diritto nello stabilire che il regolamento controverso riguarda direttamente le città ricorrenti”.

Poi perché ha dato un’interpretazione diversa alla Direttiva del 2007, scrivendo che:

“gli obblighi imposti agli Stati membri dalle disposizioni di tale direttiva, tra cui quelli previsti dal suo articolo 4, riguardano l’immissione in commercio di detti veicoli e non già la loro successiva circolazione”.

In pratica, non può essere vietata la vendita di un’auto che rispetta tutti i requisiti in fase di omologazione, ma può comunque esserne impedita la circolazione su base locale.