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Le 10 supercar stradali nate dalla 24 ore di Le Mans

Tra modelli unici o ultra limitati, ecco la storia di alcune delle supercar più incredibili pensate in origine per competere a Le Mans

Mercedes CLK GTR

"Race on sunday, sell on monday", ossia "gareggia alla domenica, vendi al lunedì". Una volta era questo il motto sulle auto del campionato del mondo endurance e della 24 Ore di Le Mans.

Per partecipare al mondiale, infatti, le Case erano obbligate a produrre un certo numero di esemplari stradali, mentre oggi le regole sono cambiate e sarebbe praticamente impossibile vedere la controparte "civile" della Toyota GR010 Hybrid che ha trionfato in questo weekend.

Eppure, alcune delle supercar e hypercar più esclusive sono nate proprio grazie alla corsa di resistenza più famosa al mondo. Ecco gli esempi più famosi.

Dauer 962

Dauer 962 Le Mans

La Porsche 962 è stato uno dei miti del motorsport tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, con due mondiali sportprototipi vinti nel 1985 e nel 1986 e tre vittorie alla 24 ore di Le Mans nel 1986, 1987 e 1994. Quest’ultimo successo fu unico nel suo genero dato che arrivò grazie alla Dauer 962 Le Mans.

Qualche anno dopo Dauer, un piccolo costruttore tedesco, trasformò la 962 da corsa in una vettura omologata per la strada. Successivamente, Porsche iscrisse questi prototipi alla corsa del 1994 nella categoria Gran Turismo riuscendo a sbaragliare la concorrenza.

In sostanza, la Dauer 962 LM fu un’auto stradale derivata da una vettura da competizione che ritornò successivamente in pista. Le prestazioni? Eccezionali. Il motore da 730 CV e 700 Nm e il peso di circa 1.080 kg permettevano alla Dauer di passare da 0 a 100 km/h in 2,8 secondi e sfiorare i 400 km/h.

Ford GT40

Ford GT40

Quando si mettono nella stessa frase “Le Mans” e “Stati Uniti” la mente degli appassionati va subito alla Ford GT40. La storica rivale di Ferrari è un’icona del motorsport americano e la sua tradizione è arrivata sino ai giorni nostri con la terza generazione.

La primissima GT40 stradale, però, fu la MK III, una serie limitatissima di appena 7 esemplari, tutti con motore 4.7 V8 da 310 CV. L’auto differiva in modo sostanziale rispetto alla versione da corsa, sia nell’estetica che negli interni. Probabilmente, fu per questa ragione che molti clienti Ford dell’epoca scelsero di convertire una MK I da corsa, tanto che ne vennero realizzate ben 30.

Glickenhaus 007S

Scuderia Glickenhaus SGC 007 LMP1

Ancora non esiste, ma se ne parla già. La Glickenhaus 007S è tuttora in fase di sviluppo e sarà derivata dall’auto progettata per il campionato WEC 2021 dalla Casa americana. Il marchio stima 24 esemplari da circa 2,3 milioni di dollari l’uno (circa 2,1 milioni di euro) e tempistiche di consegna intorno al 2023.

La 007S avrà un 3.5 V8 biturbo da 1.400 CV, un peso di 1.270 kg, una configurazione a tre posti come nella McLaren F1 e nella più recente Gordon Murray T.50. Secondo il brand, grazie al sistema di martinetti incorporati, l’auto potrà essere sollevata rapidamente per cambiare al volo gli pneumatici durante le soste ai box.

Jaguar XKSS

Jaguar XKSS

Al termine della stagione sportiva 1955, Jaguar convertì gli esemplari da corsa della D-Type nella XKSS. Il modello da competizione fu ampiamente riprogettato puntando maggiormente sul comfort e sul lusso per andare incontro ai gusti della clientela europea e (soprattutto) statunitense.

Nel febbraio 1957, un incendio negli stabilimenti Jaguar di Browns Lane mandò letteralmente in fumo 9 dei 25 esemplari previsti, con la produzione che si fermò quindi a 16 unità (tra cui quella venduta a Steve McQueen).

Il motore della XKSS era un 3.4 a sei cilindri in linea da 250 CV e 325 Nm con cambio manuale a 4 rapporti e trazione ovviamente posteriore. La velocità massima era di 228 km/h, mentre l’accelerazione 0-100 km/h stimata di 5,2 secondi.

Mercedes CLK GTR

Mercedes CLK GTR AMG

Si tratta di una delle produzioni più estreme mai realizzate da AMG. Originariamente, la divisione sportiva di Mercedes preparò la CLK GTR per prendere parte al campionato FIA GT del 1997, poi, ottenuti i primi importanti successi, ne preparò una variante per la 24 ore di Le Mans del 1998.

Fu così che, utilizzando come base la vettura da competizione, Mercedes produsse un totale di 26 esemplari omologati per la strada (20 coupé e 6 roadster), tutti spinti dal 6.9 V12 da 612 CV e 775 Nm abbinato ad un cambio manuale a 6 marce. Di fatto, fu la prima vera hypercar della Stella, con un’accelerazione 0-100 km/h di 3,8 secondi e una velocità massima di 344 km/h.

Il prezzo? Da capogiro: oltre 1,5 milioni di dollari (circa 1,8 milioni di euro attuali).

McLaren F1 LM

McLaren F1 LM

Negli anni ’90 la McLaren F1 era l’auto più veloce del pianeta con un record di 386 km/h e McLaren ne capitalizzò il successo portandola in pista nel campionato FIA GT. Non solo: la F1 GTR prese parte anche alla 24 Ore di Le Mans del 1995 vincendo nella propria categoria e per celebrarne la vittoria, la Casa di Woking realizzò 5 esemplari di F1 LM.

Questa speciale McLaren era strettamente derivata dalla vettura che corse al Circuit de la Sarthe, con un’aerodinamica raffinata e una potenza di 680 CV (44 CV in più della F1 “normale”).

Grazie anche ai soli 1.062 kg di peso, la supercar britannica scattava da 0 a 100 km/h in 2,9 secondi. All’epoca il prezzo di partenza era di 1,25 milioni di dollari, ma le quotazioni attuali sono anche più esagerate: l’esemplare più costoso ha sfiorato i 20 milioni di dollari (18 milioni di euro).

Nissan R390

Nissan R390

Guidata anche dagli italiani Riccardo Patrese e Andrea Montermini, la Nissan R390 ha partecipato alla 24 Ore di Le Mans 1997 nella categoria GT1. Per ottenere l’omologazione FIA, la Casa giapponese realizzò un esemplare stradale dotato di un 3.5 V8 biturbo da 560 CV (circa 100 CV in meno della vettura da competizione) con trazione posteriore e cambio manuale sequenziale a 6 marce.

I dati tecnici della Nissan parlano di uno scatto 0-100 km/h di 3,9 secondi e di una velocità massima di 354 km/h, ma non c’è mai stato modo di eseguire dei test su strada per validarne la veridicità. Potete vederla dal vivo nel nostro recente reportage dal Concorso d'Eleganza di Villa d'Este.

Panoz GTR-1

Panoz Esperante GTR-1

Sviluppata dal costruttore americano Panoz, la Esperante GTR-1 non ebbe grande successo nelle corse endurance, soprattutto in campo europeo. Eppure, l’incredibile hypercar a stelle e strisce è ricordata come uno dei modelli più audaci in termini di forme e prestazioni.

A dare vigore all’unica Panoz stradale esistente è un 5.3 V8 di origine Ford da oltre 600 CV e 677 Nm che trasmette la sua potenza alle sole ruote posteriori tramite un cambio sequenziale a 6 rapporti ZF. Visto anche il peso inferiore ai 900 kg, la Esperante GTR-1 ferma il cronometro nello 0-100 km/h in 3,2 secondi e può arrivare fino a 360 km/h.

Porsche 911 GT1 Strassenversion

Porsche 911 GT1 Strassenversion

Anche in questo caso, per ottenere l’omologazione per partecipare alle corse, Porsche fu obbligata a costruire almeno 25 esemplari della 911 GT1. Dopo aver realizzato i primi due prototipi (uno consegnato alle autorità tedesche per ottenere il via libera per le vendite e uno venduto privatamente ad un collezionista del Bahrain), Porsche produsse i restanti esemplari per i suoi clienti più facoltosi e affezionati.

Per rispettare le normative europee sulle emissioni, il 3,2 litri a 6 cilindri venne depotenziato a 544 CV (da 600 CV), ma le prestazioni rimasero elevatissime: 0-100 km/h in 3,9 secondi e velocità massima di 308 km/h.

Toyota GT-One

Toyota GT-One

Una generazione di videogiocatori la conosce per essere stata una delle auto più veloci e ambite di Gran Turismo. Gli appassionati “più esperti”, invece, la ricordano per le partecipazioni alla 24 Ore di Le Mans 1998 e 1999 dove ottenne modesti risultati in gara (dopo delle ottime qualifiche).

Pochi sanno, però, che Toyota costruì due esemplari stradali per ottenere l’omologazione per partecipare alle corse. Uno di questi è esposto nel museo della Casa in Giappone, mentre l’altro è di proprietà di un collezionista privato sempre nel Paese nipponico. Rispetto alla versione da corsa, la GT-One in “abiti civili” è dotata di un’ala posteriore posizionata più in basso, mentre l’altezza da terra è più elevata.

Anche il motore è stato rivisto per rispettare le normative antinquinamento. Così il V8 sprigiona circa 550 CV rispetto ai 620 CV dell’auto da competizione. Ma con un peso di 1.100 kg le prestazioni restano elevatissime, tanto che si parla di un’accelerazione 0-100 km/h di 3,2 secondi e di una velocità massima vicina ai 380 km/h.

Fotogallery: Le 10 supercar stradali nate dalla 24 ore di Le Mans