Mentre il mercato italiano e quello europeo non se la passano alla grande, in Cina le vendite di auto nuove hanno ripreso a salire a giugno. Oltre all’allentamento dei rigidi lockdown imposti in tutto il Paese, a spingere le immatricolazioni sono state due ragioni che possono apparire piuttosto “semplici”: il taglio delle tasse e gli incentivi per i veicoli elettrici.

I numeri

Le cifre comunicate dalla CAAM (l’associazione dei costruttori cinesi di automobili) e riportate da Ruters sono piuttosto eloquenti. Da marzo a maggio le vendite sono calate del 6,6% rispetto all’analogo periodo 2021, ma hanno ripreso a crescere a maggio e giugno. In particolare, a giugno si sono immatricolate il +34,4% di auto rispetto al mese precedente e il +23,8% rispetto a giugno 2021.

A beneficiare della situazione sono stati anche i modelli elettrificati (anche con tecnologia a idrogeno fuel cell) che sono cresciuti del 129,2% rispetto all’anno scorso. Cosa c’è dietro questo improvviso successo?

Le misure della Cina (e i dubbi sul futuro)

A maggio e giugno il Governo cinese ha ridotto al 5% la tassa su tutti i veicoli con prezzi di listino inferiori all’equivalente di 45.000 euro e con motori entro i 2 litri di cilindrata. In alcune regioni, invece, le amministrazioni locali hanno introdotto un sistema d’incentivi simile al nostro per spingere gli automobilisti a permutare un vecchio veicolo con motore termico per uno elettrico.

Secondo quanto dichiarato dal quotidiano cinese People’s Daily, il Governo ha investito in totale circa 1 miliardo di euro per l’intera manovra generando vendite per 1,1 milioni di nuove auto.

Tuttavia, in Cina si teme l’arrivo della variante Omicron 5 che potrebbe portare a nuovi lockdown vista la politica di tolleranza zero. Ciò si tradurrebbe in numerose chiusure aziendali, con inevitabili problemi legati alla produzione di auto e alla loro componentistica. E le conseguenze potrebbero riflettersi anche sui tempi di consegna dei modelli europei.