Le targhe delle auto sono considerate a tutti gli effetti dei documenti, veri e propri "sigilli" pubblici, o meglio delle certificazioni amministrative. Oscurandole, modificandole o rendendole illegibili, per scampare per esempio agli ormai diffusi autovelox, si incorre nel reato di "Soppressione, distruzione e occultamento di atti veri".

Ed è proprio questo quanto successo a un cittadino emiliano nei giorni scorsi, che alla guida della sua berlina tedesca è stato pizzicato con del nastro isolante sulla lettera F, che così, quasi per magia, per i radar si è trasformata in una E. Si tratta solo dell'ultimo di tanti casi simili, ma in cosa si incorre modificando le targhe e quali sono i metodi più diffusi e, ricordiamo, assolutamente illegali per farlo? Ecco alcuni esempi.

Non solo il nastro

Lo scotch nero solitamente usato per i lavori elettrici non è l'unico "trucchetto" illegale. Mesi fa un altro automobilista era stato fermato nel bresciano con la targa posteriore illeggibile, oscurata con del fango. Nonostante si trattò, almeno apparentemente, di semplice sporcizia naturale, anche in questo caso l'occultamento della targa d'acciaio fu dichiarato illegale.

Lo stesso discorso è valido anche per chi ha un'auto diesel con qualche anno sulle spalle o illegalmente elaborata, che emette del fumo nero dello scarico. Partendo dal presupposto che sarebbe in ogni caso non ammesso dalla legge condurre un'auto in queste condizioni, in quanto non sarebbe idonea al superamento della revisione biennale, con targa oscurata dalle particelle di particolato lo sarebbe ancora di più. Anche in questo caso, infatti, il conducente ha la responsabilità di tenere la "certificazione amministrativa" più pulita possibile.

C'è poi lo storico trucco della lacca per capelli, che spruzzata sulla targa posteriore la renderebbe riflettente al punto tale da ingannare i velox posti sulle nostre strade. Si tratta di uno stratagemma non più attuale però, in quanto utilizzato dai "furbetti" quando gli apparati di controllo della velocità erano muniti di flash, una situazione che oggi, almeno in Italia, si verifica sempre più di rado.

Infine c'è il trucchetto del recupero delle vecchie targhe da auto radiate e la collocazione di esse sopra alle targhe originali. Si tratta di un modo recentemente messo in atto da un trasportatore che sul suo furgone aveva incollato una targa di una vecchia auto per scampare, in questo caso, alle multe del parcheggio in doppia fila. È ignoto come abbia potuto recuperare le targhe metalliche, in quanto al momento della radiazione di un veicolo la legge dice che andrebbero riconsegnate al PRA per permetterne la distruzione.

Si va sul penale

Ma cosa si rischia occultando le targhe? A differenza della più comune multa per eccesso di velocità che è un semplice illecito amministrativo, l'oscuramento della targa di un'auto può diventare un reato.

Partendo dalla base, chi oscura il documento presente su tutte le nostre auto incorre in primis nelle seguenti sanzioni:

  • multa da 84 euro a 335 euro, se un veicolo circola senza targa;
  • multa da 1.988 euro a 7.953 euro, qualora la targa sia contraffatta (quindi modificata per esempio con del nastro isolante)
  • multa da 25 a 99 euro, qualora la targa sia  “equivoca”, ossia non permette l’identificazione del veicolo (quindi ricoperta per esempio con dello sporco)

Alle sanzioni pecuniarie vanno poi aggiunge le sanzioni accessorie, quindi il possibile ritiro della targa stessa per non idoneità alla circolazione, che comporta il fermo del veicolo per tre mesi e nel caso di reiterazione la sua confisca amministrativa.

Per quanto riguarda le sanzioni penali invece, occultando la targa si può poi incorrere, in base alla gravità della situazione, in:

  • sanzione penale ai sensi dell’art. 469 c.p. per il reato di “contraffazione delle impronte di una pubblica autentificazione o certificazione” commesso dall’autore della contraffazione della targa del veicolo. 
  • sanzioni penali previste dall’art. 482 c.p.  per il reato di “falsità materiale commessa dal privato”

In entrambi i casi, a discrezione del giudice di competenza, si potrebbe teoricamente rischiare perfino il carcere, da un minimo di 3 a un massimo di 12 anni a seconda dell'entità e della situazione dell'illecito.