Chip auto, Taiwan vuole rafforzare i legami con gli USA
Mentre cresce la tensione con la Cina, Taiwan chiede supporto ai Paesi occidentali fornendo “semiconduttori democratici”
La crisi dei chip è uno scomodo compagno per tutta l’industria dell’auto dal 2020. Il meccanismo che ha portato alla penuria di semiconduttori (soprattutto nel settore automotive) è stato ormai analizzato più volte e riguarda l’improvviso aumento della domanda di veicoli che ha causato importanti colli di bottiglia in tutte le aziende produttrici.
Da diverso tempo, però, c’è un’altra situazione che sta tenendo in apprensione le Case di tutto il mondo: un possibile conflitto tra Taiwan e la Cina.
Le premesse
Nello scacchiere geopolitico internazionale e nel mondo dell’industria, Taiwan e la Cina hanno un peso elevatissimo. L’isola situata a soli 160 km dalla Cina è il principale produttore globale di semiconduttori. Qui ha sede la TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing), la più grande azienda di chip del mondo con un fatturato di 57,22 miliardi di dollari nel 2021.
D’altra parte, la Cina è un colosso in termini di impianti di produzione (anche di auto) e di estrazione delle materie prime.
Non sorprende, quindi, come i venti di guerra (col Dragone che ha già dichiarato a più riprese una “riunificazione” con Taipei entro il 2049, in occasione del centenario dalla nascita della Repubblica Popolare Cinese) stiano interessando sia l’Europa che gli Stati Uniti.
Cos’è cambiato dopo la visita di Nancy Pelosi
La crisi dello Stretto di Taiwan, comunque, non è cosa nuova, ma si è intensificata negli ultimi mesi, con la Cina che ha ripetutamente effettuato esercitazioni belliche vicino allo spazio aereo e nell’area di mare intorno all’isola.
Dal canto loro, UE e USA hanno sempre sostenuto la via diplomatica, pur senza mai schierarsi apertamente con una delle parti (per dare un’idea, né l’Unione Europea né gli Stati Uniti hanno riconosciuto lo Stato di Taiwan), visti anche i fitti rapporti commerciali coi due Paesi.
La situazione è cambiata recentemente con la visita di Nancy Pelosi (speaker della Camera dei Rappresentanti degli USA) a Taipei che ha scatenato la forte reazione (solo a suon di dichiarazioni, fortunatamente) di Pechino. A quella di Pelosi, sono seguite anche le visite del Governatore dello Stato dell’Indiana Eric Holcomb e di altri cinque senatori americani.
Proprio nel corso di questi eventi, il presidente di Taiwan Tsai Ing-Wen ha assicurato la volontà del suo Paese di “fornire in modo affidabile i semiconduttori alle democrazie” e aggiungendo che “l’obiettivo è costruire delle relazioni stabili nella supply chain per i Paesi democratici”. In questo modo, è evidente come Taiwan stia cercando di raccogliere sempre più supporto dall’Occidente con la promessa di creare una corsia preferenziale per i chip.
Alla ricerca dell’equilibrio
Anche per questi motivi, la relazioni tra Stati Uniti e Taiwan sono ai massimi storici. Non a caso, la TSMC sta portando avanti un progetto da 12 miliardi di dollari per creare un impianto in Arizona. Tuttavia, il delicato equilibrio tra Cina e Taiwan potrebbe avere serie ripercussioni per l’intera filiera dell’auto.
La forte dipendenza dalla Cina (per produzione e materie prime) e da Taiwan (per i semiconduttori) mette alle strette le Case auto e, ragionando in termini più ampi, Europa e Stati Uniti. Alla diplomazia il difficile compito di trovare la quadra in una situazione che appare ogni giorno più complessa.
Consigliati per te
Il taglio delle accise è stato prolungato, di nuovo
La Mazda2 Hybrid si aggiorna
IBM e Dallara: è accordo, così l’AI accelera la progettazione
Volkswagen: "E-fuel? Forse una nicchia, mentre cinesi e elettrico..."
Ecco chi guiderà lo sviluppo delle nuove Lamborghini
La Bugatti Mistral che vuole volare
Furgoni, marzo 2026 torna positivo, ecco i più venduti