L'auto 100% "carbon neutral"? Arriva nel 2030, parola di Polestar
Nonostante i progressi nelle fabbriche, produrre un'auto davvero a "impatto climatico 0" è ancora un miraggio. La chiave? I materiali
Azzerare la CO2 delle attività industriali è un impegno già piuttosto difficile, anche se fattibile, ma riuscire a cancellare del tutto la quota di emissioni proveniente da ogni componente e ogni fase della produzione è tutt'altra cosa. Non per niente, finora abbiamo visto dichiarare "a impatto zero" i siti produttivi più moderni che hanno rivisto i processi e sposato le energie sostenibili.
Le auto, tuttavia, si portano dietro le "scorie" di tutta la loro filiera produttiva, dall'estrazione dei materiali in avanti, quindi costruirne una che possa definirsi tale è ancora poco meno che un miraggio. O quasi.
La prima Casa ad aver fissato non soltanto un obiettivo ma una scadenza in questo senso è Polestar, il marchio premium nato da una costola di Volvo, e dunque forte tutta la sensibilità scandinava alle questioni ambientali, con prodotti elettrificati.
Il Progetto 0 di Polestar
Nel 2021, presentando il primo resoconto annuale, l'azienda ha messo in discussione le reali possibilità della sola compensazione della CO2 tramite la riforestazione sul lungo termine e ribadito che la vera neutralità richiede un impegno maggiore. Il ceo Thomas Ingenlath ha dichiarato senza mezzi termini che:
"La compensazione è una soluzione di comodo. Per riuscire a creare un’auto completamente neutrale dal punto di vista climatico, siamo costretti a spingerci oltre i limiti che conosciamo oggi. Dovremo mettere in discussione tutto, innovare e guardare alle tecnologie esponenziali per arrivare all’impatto zero".
Per questo, è stato varato il progetto Polestar 0 che coinvolge da quel momento un numero crescente di aziende impegnate a loro volta nello sviluppo di nuovi materiali sostenibili e processi produttivi a basso consumo energetico e di risorse. Il target è presentare un nuovo modello con un'impronta di carbonio interamente azzerata per la fine dei questo decennio.
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Il programma si articola su più fasi: la prima ha il fine di aiutare le aziende fornitrici ad adeguare i propri standard di riduzione delle emissioni a quelli che stanno ottenendo, a costo di importanti investimenti, i siti produttivi delle Case. Il team riunito d aPolestar è già al lavoro da circa un anno per proporre soluzioni e avviare possibili collaborazioni per ridurre la quota di CO2 che ogni componente porta in dote al prodotto finale.
La successiva è più ambiziosa, riguarda al ricerca sui singoli materiali ed è partita nel febbraio del 2022, quando le prime cinque aziende, tra cui il colosso ZF, hanno aderito al progetto mettendosi a disposizione per studiare il contributo dei loro prodotti più recenti e delle tecnologie in corso di sviluppo.
Sedili e cinture a impatto zero
Oggi le aziende che collaborano con Polestar sono circa 25, tra cui le norvegesi SSAB e Hydro, specializzate nella produzione rispettivamente di acciaio e alluminio ricavati da processi a base di idrogeno o comunque senza combustibili fossili.
Della lista fanno parte, tra le altre, AutoLiv (cinture e sistemi di sicurezza), GG Group (cablaggi), Pensana (estrazione sostenibile di terre rare), Boliden (rame e altri metalli), Papershell (compositi in fibra a base di carta), Sekab (sostanze chimiche bio) Hexpol TPE (compositi polimerici), Plasman e YFPO (paraurti, griglie, finiture esterne e sottosistemi), Ovako (acciaio riciclato).
Inoltre tra gli ultimi otto partner aggiuntisi in questo inizio 2023 sono menzionati anche Vitesco, Schloetter, Stora Enso, TMG Automotive e Stena Aluminium, con competenze che vanno dagli inverter elettrici ai trattamenti di galvanizzazione dei metalli fino agli imballaggi, i biomateriali, i rivestimenti e i tessuti, l'alluminio laminato.
Fotogallery: Volvo e Polestar, stabilimenti e abitacolo verso la neutralità carbonica
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