Se un’auto guida da sola a Londra lo può fare ovunque”. L’ingegnere indiano che mi accompagna a bordo del prototipo Nissan è sicuro di sé. E non si scompone nemmeno quando lo invito a testare il sistema sulle strade di Roma o Napoli: “Le conosco bene - mi risponde -, ma voi italiani sopravvalutate il vostro traffico!”.

Cosa intende lo scopro poco dopo quando proprio a causa del traffico impiego 1 ora e 47 minuti per raggiungere l’aeroporto di London Heathrow. Distanza: 21 miglia (= 33 km).

A Londra spostarsi in auto è effettivamente un incubo che può trasformarsi in qualcosa di meglio se c’è qualcun altro che guida per voi. E magari non è un essere umano.

Sognando un Robotaxi londinese

Il progetto ServCity ha l’ambizione di migliorare la qualità della vita dei londinesi (e poi degli inglesi in altre città) in contesti urbani cosiddetti complessi. Ci lavorano da 3 anni più di 100 persone nell’ambito di una cordata finanziata dal Governo nazionale e da Nissan che ha fornito per la sperimentazione le Leaf elettriche che vedete nelle foto, mentre due altre aziende che si chiamano Catapult e SMLL hanno realizzato l’infrastruttura urbana nel quartiere di Greenwich.

Perché oltre ai radar e alle telecamere sull’auto ci sono quelle lungo la strada che fungono da sesto senso trasmettendo informazioni utili non tanto per guidare meglio quanto per “fluidificare” il traffico.

Nissan ServCity

La roboLeaf in corsa a Greenwich

Due giri di prova (seduto dietro)

Per capire cosa significa ho fatto da cavia per due giri da passeggero, affiancato dall’ingegnere “sicuro di sé” di cui sopra e dal pilota di backup, previsto per ragioni di sicurezza.

In città un’esperienza del genere non l’avevo mai vissuta e solo quando sei seduto dietro, senti l’auto muoversi a velocità naturale col volante che gira da solo e vedi contemporaneamente tutto quello che succede fuori ti rendi conto di quanto sia complesso un “ambiente urbano complesso”: il camion che scarica merci in doppia fila occupando una corsia, il ciclista al telefono che si allarga, la rotonda stretta dove le auto si infilano come se ci fossero due corsie e ovviamente il monopattino elettrico che rallenta le auto...

Nissan ServCity

La zona posteriore della Leaf con i monitor che ti riproducono la strada

Cervello vs Sensori

Tutte queste variabili che richiedono una deviazione, una frenata o un'altra correzione piccola o grande le diamo per scontate perché il nostro cervello le gestisce con la sua "potenza di calcolo" formidabile.

Per essere rimpiazzato da una macchina come questa servono 8 telecamere, 4 Lidar (uno scanner laser), 1 radar, 1 antenna per la connessione alla rete e 6 computer, ognuno con un compito diverso e collegati sia ad una centrale di controllo che ai sensori che compongono l’infrastruttura urbana.

Nissan ServCity

Le due telecamere e il lidar frontale

Nissan ServCity

Una della due telecamere interne

Nissan ServCity

La strumentazione del prototipo proietta la strada così come viene scansionata dai lidar

La loro funzione è quella di segnalare problematiche di viabilità che possono migliorare il viaggio se "comunicate" in anticipo. Caso pratico: l’autobus che ogni ora fa capolinea e rimane 20 minuti fermo su una corsia. Il robotaxi viene informato per tempo dell'ostacolo e si sposta sulla corsia giusta con largo anticipo evitando quelle classiche manovre “all’ultimo” che creano rallentamenti (anche quando guidiamo noi).

Esperimento riuscito

La notizia è che la fase sperimentale urbana del progetto ServCity dopo 3 anni a 1.600 chilometri percorsi a Greenwich si è conclusa “con successo”. In questi giorni il consorzio sta invitando municipalità inglesi e internazionali, nonché aziende potenzialmente interessate a sviluppare la tecnologia di robotaxi, per mostrare sul campo “come funziona” il prototipo nonché quello che serve in termini infrastrutturali.

Fermo restando che la sfida aperta rimane quella della semplificazione dei componenti (girare con 6 computer nel bagaglio non esattamente pratico) che è indispensabile per rendere sostenibile la “robotizzazione” di un’auto a livello industriale.

La non notizia è che nessuno è ancora in grado di comunicare una data certa entro la quale un servizio del genere potrebbe trovare un’applicazione nella realtà perchè ci sono ancora tanti nodi da sciogliere fra normative, risorse economiche da investire per le infrastrutture e ulteriori evoluzioni da esplorare. Un esempio? L'intelligenza artificiale che nel caso di ServCity non è stata ancora testata.

Staremo a vedere, ma in ogni caso dopo questo robotest ho maturato una nuova consapevolezza: la facilità con cui dalla California si sbilanciano di continuo sull’argomento "guida autonoma" dipende anche dalla ridotta complessità del loro viabilità. Provate a sedervi da passeggero nel traffico di Londra (o magari di Roma o Napoli), osservate quello che succede intorno all'auto e poi ne riparliamo!

Fotogallery: Nissan ServCity a Londra