La Francia pronta a incentivi auto che penalizzano le cinesi
Saranno basati sulle emissioni totali nel ciclo di vita di un'auto e verrà calcolato l'impatto ambientale dei vari componenti
Con le auto elettriche cinesi pronte a conquistare il mercato sono sempre più numerosi i Paesi intenzionati a varare incentivi auto che seguano una filosofia protezionistica, a mettere al riparo dai modelli orientali la produzione interna. Così dopo il tanto criticato Inflation Act statunitense ecco arrivare i nuovi incentivi in Francia. Di sicuro faranno discutere.
Secondo le anticipazioni infatti il Governo guidato da Emmanuel Macron per invogliare gli automobilisti francesi a cambiare auto - scegliendo un modello a basse emissioni - metterà sì dei soldi sul piatto, ma con una ratio differente rispetto a quanto fatto fino a oggi.
Emissioni si, ma tutte
Dal primo gennaio 2024 acquistare un'auto in Francia e sperare di avere uno sconto sarà più complicato. A definire l'importo degli incentivi infatti non saranno più le emissioni allo scarico, ma (anche) quelle dell'intero ciclo di vita.
BYD Dolphin
La nuova legge prevede infatti che ogni nuova auto elettrica venduta al di là delle Alpi verrà valutata in base a sei criteri. Verrà studiato l'impatto ambientale dei materiali utilizzati (acciaio, alluminio, vetro, ecc.), nonché la lavorazione e l'assemblaggio. Anche l'intera catena di produzione delle batterie sarà attentamente monitorata, così come il trasporto dei modelli finiti dalla fabbrica ai confini francesi.
Al termine di questo lungo processo, all'auto verrà assegnato un punteggio da 0 a 100 e, come fosse l'esame di maturità, solo da 60 in poi si potrà beneficiare dell'eco-bonus.
Produzione interna
Secondo i giornalisti della testata francese Les Echos, che citano fonti governative, una batteria prodotta in Cina emette fino a 3 volte più CO2 di una prodotta in Francia mentre un'auto compatta prodotta in una fabbrica cinese (come la BYD Dolphin) emetterebbe il 45% in più di CO2 rispetto a un'auto assemblata in Francia.
Dacia Spring
Facile quindi capire il perché di questi nuovi incentivi: proteggere i brand francesi ed europei in generale, chiudendo le porte all'invasione cinese. Quello di BYD è naturalmente solo un esempio: anche la Dacia Spring (l'auto elettrica più economica attualmente sul mercato) verrà penalizzata, così come le Tesla prodotte nella gigafactory di Shanghai.
C'è però da sottolineare come non tutte le auto saranno trattate allo stesso modo. Le city car con meno di cinque posti e un'autonomia massima di 180 km saranno valutate in maniera differente, anche se ancora non sono state pubblicate tabelle.
Tesla Model Y
Nuove fabbriche all'orizzonte?
Come avvenuto negli Stati Uniti all'indomani della pubblicazione dell'Inflation Act quello che ci si potrebbe aspettare è una nuova strategia da parte dei colossi cinesi, con l'apertura di fabbriche all'interno dell'Unione Europea (Francia in primis).
Un qualcosa che i costruttori chiedono da tempo: se l'invasione delle auto elettriche cinesi è inevitabili, che almeno la loro produzione porti benefici all'economia del Vecchio Continente.
E voi cosa ne dite? Siete d'accordo con questa filosofia? Vi piacerebbe se venisse adottata anche dal Governo italiano?
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