La Cina è vicina? Avviciniamo la Cina. Se dall'altra parte della Grande Muraglia per anni hanno copiato forme e fotocopiato know how, l'Europa, con maggior savoir faire, può ripercorrere la strada che ha portato Pechino e dintorni a un solido vantaggio competitivo sull'auto elettrica.

Certo, spiega Luca De Meo, ceo group di Renault, gli ostacoli sono tanti, considerando anche che l'economia cinese è di stampo dirigista, mentre la politica del Vecchio Continente è democraticamente complicata. C'è poco tempo, ma si può fare.

E, anticipando il ragionamento che trovate qui sotto, arriviamo subito alle conclusioni tracciate da De Meo in una conversazione con la stampa italiana al Salone di Monaco (IAA Mobility 2023). 

Non bisogna essere tanto pessimisti. Alla fine i costruttori europei sono delle aziende iper organizzate. Non pensate che i cinesi abbiano 6 occhi e 8 mani: sono bravi, ma noi abbiamo i nostri argomenti. Non si deve sottostimare la capacità di questa industria di reagire e trovare delle soluzioni.

Che cosa ha fatto la Cina per guadagnare questo vantaggio? Per De Meo, 

a parte Tesla che è una caso a sé grazie anche al supporto dei mercati finanziari, la competitività delle aziende cinesi viene da una strategia industriale di lungo periodo iniziata probabilmente 15 anni, dove hanno avuto tutto il sistema dietro, a tutti i livelli, e l’hanno guardata dal sourcing delle materie prime fino alle colonnine. E hanno iniziato a lavorarci. Questo li mette sull’elettrico in una posizione di vantaggio per lo meno temporaneo.

Un gap colmabile

In Europa, quindi "abbiamo tempo, poco, per reagire e fare esattamente la stessa cosa perché non è che stiamo parlando di fantascienza. Si tratta solo di riposizionarsi". È chiaro però che l'industria dell’automobile può fare tutto da sola.

Foto - Renault Scenic E-Tech Electric

Renault Scenic E-Tech Electric

"Sulla parte upstream della catena del valore per assicurarsi le materie prime ci sono delle implicazioni di geopolitica, vedi le risorse minerarie in Africa. La possibilità dei Paesi europei di avere un trattamento preferenziale sarebbe molto strategica. L’altra cosa è che i cinesi hanno un controllo sulla chimica, mentre noi non abbiamo più la chimica in Euuropa, non la vogliamo più nel nostro 'giardino'. Sono loro che fanno il business".

La Cina ha poi creato "una domanda interna: credo che il mercato delle elettriche sia di 6-7-8 milioni di pezzi, il 25-30% circa del totale. Noi in Europa siamo a 1 milione. Non so poi quanto sia la capacità di produzione di batterie in Cina, ma deve essere già nell’ordine di 300-400 Gigawatt. Noi qui controlliamo il 5%?", si è chiesto in modo retorico De Meo.

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Europa ad handicap

Per colmare il divario, "ci vogliono tempo e tanti investimenti. Ma qui va detto che l’Europa tende a non usare le sovvenzioni per finanziare progetti industriali o di produzione, da noi i soldi li mettono sull’innovazione. Questo è un handicap importante".

Foto - Renault Scenic E-Tech Electric al Salone di Monaco 2023

Renault Scenic E-Tech Electric al Salone di Monaco 2023

Come se non bastasse, per il numero uno di Renault,

a valle c’è il tema delle infrastrutture: in Europa c’è una mancanza di coordinamento totale. Ognuno va per conto suo e invece servirebbeuna regia. Secondo i nostri calcoli, la velocità d'installazione delle colonnine dovrebbe essere moltiplicata per 7 solamente per soddisfare la velocità con cui stiamo introducendo prodotti nel mercato.

L'ultimo ostacolo, a giudizio di De Meo, prima di concludere con l'invito a non eccedere nel pessimismo e che "in Europa noi paghiamo energia il doppio dei cinesi e 3-4 volte gli americani. Per fare una macchina elettrica, specialmente riguardo alle le batterie, ci vuole molta molta energia: per produrre una EV ce ne vuole tanta quanta per farne girare 5 per un anno".