Quanto costa agli italiani possedere un'auto? Chiaramente dipende da modello a modello, sappiamo però che nel 2022 il carico fiscale complessivo gravante sulla motorizzazione
italiana si è attestato a quota 71 miliardi di Euro, in lieve flessione rispetto al 2021 (-1,4%). 

Calcoli pubblicati dall'ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industriale Automobilistica) che sottolinea come il calo "sia dovuto principalmente a fattori congiunturali come la riduzione delle accise introdotta a partire da marzo, per calmierare l’impennata dei prezzi alla pompa innescata dalla crisi energetica, e la contrazione del mercato delle auto nuove e usate". Inoltre "La percentuale del gettito fiscale derivante dal comparto sul PIL si attesta al 3,6%, la più alta tra i maggiori Paesi europei, la cui media è attorno al 2,1%".

Preoccupazione per il futuro

Dall'analisi dell'ANFIA emerge come "Concorrono a realizzare una cifra così elevata voci di prelievo fiscale come quelle relative ai carburanti (31,94 miliardi di Euro) e all’IVA su manutenzione e riparazione, acquisto ricambi, accessori e pneumatici (12,27 miliardi di Euro, in aumento del 19,9%). Al secondo posto si posiziona il gettito derivante dall’acquisto (versamento IVA e IPT), il 12,1% del totale, per un ammontare di 8,56 miliardi di Euro, in diminuzione del 5,8% rispetto al 2021, complice il calo del 9,7% delle immatricolazioni di auto nuove – più un ribasso della quota delle vendite ai privati dal 61% al 56,7% - e del 10,1% delle auto usate nell’anno 2022. Il gettito derivante dal possesso, infine, vale il 10,1% del totale, ovvero 7,17 miliardi (+4,4% rispetto al 2021), pari al totale dei versamenti del bollo auto".

Se il 2022 è stato in calo però il 2023 secondo le stime dell'ANFIA vedrà salire il carico fiscale fino alla cifra record di 77 miliardi di euro, +8,5%.

"Guardando all’anno appena trascorso, a partire dal 1° gennaio 2023 sono venute meno le
agevolazioni introdotte dal Governo e le accise sui carburanti sono state riportate ai livelli 2021, provocando un rimbalzo verso l’alto dei prezzi medi alla pompa nel primo trimestre. Dal secondo trimestre, l’ondata inflazionistica ha diminuito l’intensità in maniera graduale, consentendo di chiudere l’anno con prezzi medi non molto lontani dalla media annua del 2022 (quando era in vigore la riduzione delle accise)". 

Stesso discorso per gli aumenti dei pedaggi autostradali e dei premi assicurativi, i cui aumenti concorreranno a far salire di 6 miliardi il carico fiscale.