Nuovi produttori d’auto in Italia? Gli ultimi aggiornamenti
Il ministro Urso spiega a che punto sono le trattative fra Governo e costruttori stranieri per aprire nuove fabbriche nel nostro Paese
Se n’era parlato l’anno scorso, in piena crisi del mercato e con lo scontro fra Governo e Stellantis che infuriava: l’Italia è a caccia di un secondo, grande produttore d’auto da affiancare al gruppo italo-francese. Le indiscrezioni parlavano principalmente della cinese Dongfeng e di trattative in stato avanzato, ma gli aggiornamenti finiscono lì.
Cos’è successo nel frattempo? Alla domanda risponde direttamente Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), interrogato sull’argomento da Motor1 a margine dell’inaugurazione di Pioneer, il primo sistema di storage energetico in Italia con batterie di second-life per veicoli elettrici.
Palla all’Europa
“È chiaro a tutti cosa abbiamo ottenuto nel confronto con Stellantis – rivendica Urso –. Quando siamo arrivati al Governo, l’amministratore delegato era Carlos Tavares e non esisteva un piano di sviluppo nel nostro Paese. In questi due anni abbiamo concordato un Piano Italia, presentato al ministero e confermato dal presidente John Elkann in Parlamento, che assicura tutti gli stabilimenti e i dipendenti in Italia, mentre nel resto d’Europa si chiude e si licenzia. Nel frattempo sono giunte le dimissioni di Tavares e l’azienda ha affidato la multinazionale a un italiano.
Il nostro Paese – continua – ha presentato una riforma settoriale sostenuta da altri 15 Paesi che prevede una revisione del Green Deal e ha ottenuto due risultati: l’eliminazione delle multe, pari a circa 17 miliardi di euro che avrebbero condannato a morte l’industria dell’auto europea, e l’anticipazione della revisione del regolamento sulla CO2 da inizio 2026 al terzo trimestre 2025, chiedendo la piena neutralità tecnologica e il sostegno alle imprese”.
“Alla base di questo – è il punto chiave – chiunque intenda investire in Italia aspetta di sapere quale sarà la revisione del Green Deal, cioè sapere a quali regole rispondere, e di conoscere la fine del negoziato sul commercio internazionale con Stati Uniti e altri grandi attori”.
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