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Come e quanto il conflitto in Medio Oriente colpirà il mondo auto

Prezzi di petrolio e gas in salita, aumento dei costi per le materie prime e non solo

Crisi petrolio Iran
Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)

A poco più di 4 anni dall'invasione russa ai danni dell'Ucraina, un nuovo conflitto rischia di destabilizzare il mercato automotive. L'attacco di USA e Israele contro l'Iran e l'immediata escalation che sta aprendo il conflitto ad altri paesi arabi, infatti, sta già impattando, e non poco, sul mondo auto globale.

Da sabato, si stanno registrando aumenti dei prezzi del petrolio e potrebbe essere solo l'inizio: stando a quanto dichiarato da vari analisti, il protrarsi della guerra potrebbe colpire non solo il greggio ma anche le catene di approvvigionamento, con conseguente aumento dei costi per i produttori e, di riflesso, per i consumatori.

Il problema dello stretto

Al centro della crisi c'è lo Stretto di Hormuz, tra Iran e Oman, dal quale transita circa il 20% del petrolio mondiale, pari a 20 milioni di barili. A rimetterci principalmente sarebbe la Cina, che dall'Iran acquista 1,5 milioni di barili al giorno, ma anche il resto dei mercati si potrebbe trovare a fare i conti con una pesante scarsità di materia prima. Dallo stretto di Hormuz, che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman e poi all’Oceano Indiano, transita anche una grande quantità di GNL (gas naturale liquefatto) e GNC (gas naturale compresso). 

La situazione dello Stretto di Hermuz al 3 marzo 2026
Foto di: VesselFinder

Non bisogna però pensare unicamente a un'impennata dei prezzi di benzina e diesel: lo stop al passaggio di petrolio e derivati avrà una ricaduta anche sulla produzione di auto.

Le difficoltà

Il prezzo del petrolio continua a salire e attualmente il Brent viaggia intorno a quota 82 dollari al barile e secondo alcuni analisti il prolungarsi della guerra potrebbe portarlo a superare ampiamente i 100 dollari, per arrivare a 150.

Tutto questo portrerebbe all'aumento dei costi produttivi: la crescita dei costi energetici infatti si riflette su quelli della produzione industriale, specialmente per acciaio, alluminio e altri processi ad alta intensità energetica come presse e verniciature. Da considerare poi come molte parti delle auto derivano da prodotti petrolchimici e un continuo aumento potrebbe portare a una crescita del prezzo del prodotto finito tra il 15 e il 25%.

Modificare le rotte sarebbe certamente un'opzione percorribile, ma con un aumento significativo dei tempi di navigazione e dei consumi, con conseguente ripercussione di un rialzo dei costi e una complicazione per la produzione "just-in-time": i pezzi necessari tarderebbero, modificando la scaletta di marcia delle linee produttive.

Se tutto questo può sembrare legato unicamente alle auto con motori termici, lasciando fuori dai discorsi (o comunque mantenere in posizione marginale) le auto elettriche, bisogna tenere conto dei costi di estrazione delle materie prime per le batterie, strettamente legati ai prezzi dell'energia. Maggiore è il costo per ricavare un elemento, maggiore sarà quello di vendita.