Itala: quanta Italia c'è e come vuole puntare all'Europa
Massimo Di Tore, capo di Marketing e Comunicazione, spiega la strategia del nuovo progetto industriale che ha sede in Molise
Dopo l'enorme successo ottenuto negli ultimi anni da DR Automobiles Groupe, l'imprenditore molisano Massimo Di Risio è pronto per una nuova avventura. Forte di un tessuto industriale ormai rodato e di relazioni commerciali solide con i partner asiatici, il manager ha deciso di dare vita a HIB, che sta per Historic Italian Brands, cioè un nuovo progetto che mira a recuperare marchi nostrani gloriosi ma non più in attività.
Il primo tra questi è Itala, che sul finire del 2026 debutta con il primo di sei modelli, cioè un SUV da 4,4 metri che si chiama Itala 35. È stato svelato al Museo dell'Auto di Torino e, in questa occasione, ho chiacchierato con Massimo Di Tore, Responsabile marketing e comunicazione del gruppo, per capire quali sono le strategie di un progetto che promette di avere grande rilevanza a livello territoriale e, in generale, per tanti attori della filiera italiana.
CHI È
Massimo Di Tore è il direttore Comunicazione e Marketing di HBI e DR Automobiles. Lavora nel gruppo molisano da circa vent’anni e ha seguito da vicino la nascita e lo sviluppo dei marchi DR, EVO, Sportequipe e ICH-X, contribuendo in prima linea alla strategia di comunicazione e al posizionamento commerciale dell’azienda.
Come è nata l'idea di far rivivere alcuni brand italiani storici e perché cominciare da Itala?
L'idea nasce dal nostro presidente Massimo Di Risio, un grande appassionato di auto e in particolare di auto storiche italiane.
Il progetto Historic Italian Brands, HIB, prevede proprio il rilancio di marchi storici italiani non più in attività. Non potevamo non partire da Itala e O.S.C.A. che, a nostro avviso, sono stati due tra i marchi più gloriosi. Itala è nata nel 1903 proprio qui a Torino, è il marchio che ha rappresentato innovazione tecnologica ma anche lusso e raffinatezza. Non a caso realizzarono la Palombella Landaulet della regina Margherita di Savoia.
O.S.C.A., invece, è stata fondata dai fratelli Maserati e rivoluzionarono il motorsport dal 1947 al 1967. Noi vogliamo rifarci all’heritage di questi due marchi, al loro DNA, ma li vogliamo proiettare, ovviamente, nel futuro.
Itala 35
Il vostro gruppo gestisce già tanti marchi, con l'arrivo di questi due nuovi come vi state preparando?
In realtà questo progetto viaggia in maniera distinta e parallela rispetto a DR Automobiles Group, anche perché il posizionamento di questi nuovi brand è un posizionamento premium luxury, mentre invece con tutti gli altri brand del gruppo abbiamo un posizionamento per lo più generalista o che tende al premium.
Quindi c'è una nuova organizzazione commerciale attraverso una nuova società e un nuovo progetto industriale, battezzato Fabbrica Italia, che prevede la realizzazione di due nuovi impianti nel nostro quartier generale a Macchia d’Isernia, dedicati esclusivamente ad Italia e O.S.C.A.
Il primo di questi due è in fase di completamento e lo inaugureremo a settembre, quando illustreremo nel dettaglio anche un po' di numeriche del nuovo progetto industriale.
Da anni, come Gruppo DR, investite nel territorio. Quanto è difficile fare auto in Italia?
È difficile, però noi ci crediamo. Questo progetto, infatti, prevede il coinvolgimento di alcune delle eccellenze automotive italiane, con la volontà di generare gran parte del valore proprio in Italia, pur partendo da piattaforme condivise con i nostri partner asiatici. Nel caso specifico di Itala, il partner è GAC, ma c'è tutta la parte di valore generata in Italia, attraverso delle aziende partner e con il lavoro svolto dal nostro centro ricerca per il design, per lo sviluppo dell'elettronica, dell'infotainment, delle sospensioni e degli interni.
Un centro di ricerca che è stato affidato a Roberto Fedeli, che ha un'esperienza pluriennale con marchi premium italiani (Ferrari, Maserati, Alfa Romeo ma anche Aston Martin, ndR) e quindi siamo direi in ottime mani.
Itala 35
Che sistema di partnership avete con questi brand italiani e con GAC?
Sono rapporti di contract manufacturing. Partiamo da una piattaforma già esistente, realizzata da GAC, e su quella piattaforma sviluppiamo il nostro modello, completandolo in Italia grazie alla componentistica, che ci è fornita appunto dai partner italiani, e a tutto il lavoro svolto dal nostro centro di ricerca e sviluppo, che ha al suo interno anche il centro stile. Nel caso di Itala, il design è stato sviluppato inizialmente da Italdesign, un'eccellenza mondiale.
A proposito di Itala, che brand sarà e quali altri modelli arrivano?
Sarà un brand premium luxury, i valori che vuole rappresentare sono quelli di innovazione tecnologica e lusso, raffinatezza, eleganza, quindi un posizionamento premium luxury. Partiamo dall'Itala 35, che costerà 35.000 euro, per poi salire con altri modelli fino ad arrivare a oltre 70.000 euro. Le prime saranno tre auto a combustione interna, con motori a benzina, ma nella gamma, che conterà sei modelli, ci sono anche diversi tipi di elettrificazione: full hybrid, plug-in, range extender ed elettrico. La citycar, nello specifico, sarà elettrica.
Parlando di medio e lungo termine, quali sono i prossimi step e che obiettivi vi siete fissati?
Partiamo da Torino, con la presentazione al Mauto. Poi inauguriamo il primo dealer con il gruppo BiAuto. L'idea è di arrivare almeno a 50 concessionari entro la fine del 2027 in Italia, per poi iniziare ad atterrare sui mercati internazionali. Per quanto riguarda i volumi e le numeriche, anche per quello che sarà poi l'impatto occupazionale e le capacità produttive, ci riserviamo di fare una conferenza stampa a settembre quando inaugureremo il primo dei due impianti di produzione.
Fotogallery: Itala 35
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