Pur prezioso, il filtro sulle auto a gasolio può dare problemi se trascurato o non conforme. Ecco a cosa stare attenti

Tempi duri per il futuro dei Diesel ? Forse. Nonostante tutto però ci sono ancora ottimi motivi per valutare l'acquisto di una vettura a gasolio, soprattutto di seconda mano.

Per chi abita (o comunque si muove) relativamente distante dalle città e dalle zone che hanno imposto limitazioni particolari, proprio a queste motorizzazioni restano tutte le qualità che le hanno rese famose nel tempo, come i consumi mediamente più ridotti (rispetto ai benzina) e la coppia generosa.

Ci sono però alcune componenti da tenere a mente e verificare con attenzione prima di staccare l'assegno: una su tutte è il filtro antiparticolato, la cui efficienza è importantissima per il buon funzionamento del motore. Qui trovate un approfondimento sulle caratteristiche e le cose da sapere, di seguito ricordiamo le più importanti.

FAP, anzi, DPF

Il filtro antiparticolato è stato introdotto sui motori Diesel nei primi anni 2000. Il termine corretto è DPF (Diesel Particulate Filter) anche se è diventata consuetudine chiamarlo FAP, sigla del dispositivo che Peugeot introdusse per prima nel 2000 sul motore 2.2 HDi della sua ammiraglia 607.

Da quel momento, nel giro di pochi anni, praticamente tutti i motori a gasolio hanno iniziato a montarli, soprattutto con il passaggio da Euro 3 a Euro 4, avvenuto intorno al 2006, e obbligatoriamente con la successiva Euro 5 dal 2008.

La caratteristica dei filtri antiparticolato montati come primo equipaggiamento (per un certo periodo su alcuni modelli erano un’opzione) è la funzione di auto-pulizia o rigenerazione. Questa si attiva quando il filtro raggiunge un certo grado di saturazione, e avviene attraverso un temporaneo innalzamento della temperatura dei gas di scarico tale per cui il particolato intrappolato nel filtro viene incenerito.

Sui primi dispositivi (come il già citato FAP di PSA), l’operazione era favorita dall’uso di un additivo a base di cerina miscelato automaticamente al gasolio e rabboccato in officina in occasione dei tagliandi, che consentiva la pulizia del filtro con temperature più basse, mentre con l’evoluzione dei common rail e il controllo della postcombustione presto è diventato possibile farne a meno.

L’additivo in questione non va confuso con l’urea, introdotta successivamente su alcuni Euro 5, che serve invece ad abbattere le emissioni di NOx.

Fotogallery: Filtro antiparticolato per motori Diesel

Utile ma "delicato"

La cosa fondamentale da tenere a mente è che il funzionamento non corretto del sistema di depurazione può creare non pochi problemi: un filtro intasato crea una contropressione che compromette il funzionamento del motore e, a lungo andare, può addirittura “bloccare” il motore.

Per portare a termine la rigenerazione, il motore ha infatti bisogno di girare ad un regime costante e non minimo per alcuni minuti, cosa che diventa difficile se l’uso dell’auto è prevalentemente urbano.

Diversamente, spesso la cosa avviene senza che il conducente neanche se ne accorga, ma quando invece il sistema non riesce a ripulirlo, si accende una spia nel quadro che segnala al conducente il bisogno di favorire il processo percorrendo qualche km in autostrada o tangenziale.

Come individuarlo

In primis bisogna constatare se la vettura che stiamo valutando ne è dotata oppure no. Se si tratta di un Euro 5 o superiore non ci sono problemi perché il DPF era già obbligatorio, ma per quelli precedenti, fino all’Euro 4, era ancora proposto come opzione sui motori di cilindrata medio-bassa con potenza inferiore ai 100 CV.

Dunque, una compatta come ad esempio la Ford Focus di seconda generazione, immatricolata tra il 2005 e il 2008, con motore 1.6 TDCi da 90 CV si può trovare con o senza il dispositivo.

Per sincerarsene basta osservare il libretto, verificando che alla voce D1 oppure K sia riportata una determinata sigla della Direttiva Europea di riferimento: la più frequente è 2003/76 CS-B, ma ce ne sono anche altre che identificano l’Euro 4 con filtro antiparticolato, che potete trovare in questo documento.

Il più delle volte, comunque, la presenza del filtro è espressamente specificata nel riquadro in basso a sinistra, come nella foto qui sotto, anche per normative successive all’Euro 4 in cui la presenza del DPF è scontata.

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Perché ci vuole

La presenza del filtro è importante oggi perché alcune delle limitazioni al traffico in vigore soprattutto in alcune città del nord Italia fanno distinzioni tra vetture Euro 4 con o senza filtro, come accade ad esempio nell’area B di Milano, fatte salve le eccezioni e le sospensioni straordinarie dei periodi Covid.

Detto questo, quali sono le cose a cui prestare maggiore attenzione quando si acquista un Diesel usato con DPF?

Fotogallery: Blocco auto diesel situazione Italia

Anzitutto, controllare se c’è davvero

Abbiamo detto che il DPF può creare problemi, specie per chi utilizza l’auto prevalentemente in città, e questo può aver indurre alcuni automobilisti alla sua rimozione. Cosa, oltre che sbagliata (si tratta di un dispositivo che tutela la salute), è anche decisamente illegale e ad un’eventuale verifica, sarebbe sanzionabile.

Se l’usato è certificato, il rivenditore garantisce sull’integrità del veicolo, ma se acquistate da privati e intendete far dare un’occhiata al vostro meccanico di fiducia, segnalategli anche questo.

Meglio originale

Allo stesso modo può capitare che qualcuno abbia fatto installare un filtro aftermarket per rendere la vettura più ecologica. Attenzione però, perché si tratta di palliativi: come abbiamo visto, infatti, il filtro per funzionare correttamente deve potersi rigenerare, cosa che richiede una specifica programmazione della centralina del motore e altri interventi che spesso non è possibile adeguare.

Il risultato è che molti filtri postvendita sono in realtà “aperti", ossia trattengono solo una parte del particolato, e lasciano passare il resto per evitare di intasarsi.

Manutenzione

Come sempre, una manutenzione regolare e documentata è un buon requisito. Anche se la rigenerazione automatica funziona bene, infatti, i motori con filtro possono necessitare periodicamente di una ulteriore pulizia, che le officine realizzano in proprio o con l’aiuto di specialisti.

Un intervento che può essere anticipato se si utilizza l’auto prevalentemente in città o se l’auto ha evidenziato qualche problema. Qui qualche consiglio in merito.

Fotogallery: Filtro antiparticolato benzina

Verificare l’olio

La rigenerazione ha un effetto collaterale: per alzare la temperatura nel condotto di scarico si ricorre a una post-iniezione o direttamente ad un’iniezione di gasolio sempre nello scarico con iniettore specifico (anche questo da controllare).

Nel primo caso, possono verificarsi piccole infiltrazioni di gasolio nella coppa dell’olio che costringono a intervalli di sostituzione più brevi. Meglio quindi farne verificare la qualità o, per sicurezza, farlo cambiare al proprio meccanico all’acquisto.

Occhio alle “piccole”

Per i motivi elencati sopra, city car e utilitarie, che nel ventennio scorso sono state proposte con motorizzazioni a gasolio (anche se inizialmente senza filtro grazie ai bassi consumi) sono quelle più a rischio di problemi.

Sono dunque quelle che vanno controllate con più attenzione, verificando che il filtro ci sia ancora e non sia stato rimosso. Anche se di questi tempi, una piccola auto di seconda mano da usare in città conviene sceglierla a benzina o a gas

Diesel con il filtro, 5 cose da controllare

  1. Che l’auto lo riporti sul libretto e che non sia stato rimosso
  2. Che sia un dispositivo di primo equipaggiamento
  3. Manutenzione regolare
  4. Verificare lo stato dell’olio motore
  5. Diffidare di city-car e utilitarie