Scopriamo che cosa è stato degli stabilimenti della DDR dopo la riunificazione del 3 ottobre 1990

Nell'immaginario collettivo la Repubblica Democratica Tedesca è rappresentata dai famigerati servizi segreti della Stasi, dalla bizzarra Trabant e da un paio di film come Goodbye Lenin e Le vite degli altri. Ma quello Stato che è cessato di esistere il 3 ottobre del 1990, giorno ufficiale delle riunificazione tedesca, era ovviamente molto di più, dal punto di vista sociale, politico, economico e culturale. Del resto oltre quaranta anni di storia non ci cancellano con una firma ed un colpo di spugna, specialmente quando si parla di cose ben tangibili, come edifici e fabbriche. Perché se è vero che nella DDR si producevano sostanzialmente solo le Trabant e le Wartburg, è altrettanto vero che le due Germanie avevano economie assai diverse, con quella dell'Est che a fatica produceva la metà della ricchezza di quella dell'Ovest e versava in uno stato di arretratezza cronico.

Riunificazione e aggiornamento

Così, quando i confini crollarono e la Germania si ritrovò tutta unita, emerse la doppia esigenza di aggiornare, anzi rivoluzionare le fabbriche esistenti e di dare energia produttiva a quelle zone che per molto tempo erano state fuori dal mercato occidentale. La situazione attuale fotografa ben otto grandi siti produttivi appartenenti alla BMW, alla Daimler, alla Opel e al Gruppo Volkswagen, tra cui ovviamente lo stabilimento Porsche di Lipsia che abbiamo visitato di recente e che ha acceso la nostra curiosità su una realtà che conosciamo pochissimo. Quindi abbiamo cercato di capire come si sia arrivati a questo e che cosa sia successo da quel 3 ottobre a oggi? Ovviamente non è questa la sede per una trattazione approfondita, per la quale forse sarebbe necessario un libro, ma è comunque possibile dare uno sguardo “panoramico” alla situazione.

Aiuti e sussidi statali

Tutto questo tenendo presente che solo dal 2007 l'industria dell'auto tedesca ha ricevuto 115 miliardi di euro dalle casse statali, in varie forme di assistenza diretta e indiretta, secondo quanto stabilito da una interrogazione parlamentare poi pubblicata dal quotidiano Handelsblatt. A questo bisogna aggiungere che dal 1990 a oggi il Governo federale ha trasferito tra i 100 e 140 miliardi all'anno ai “nuovi stati” della ex Germania Est, con provvedimenti relativi alle infrastrutture e all'economia, senza dimenticare le 8.500 imprese ex-statali privatizzate. Questi fondi sono stati reperiti anche attraverso una tassa di solidarietà del 5,5% instituita dall'allora Cancelliere Kohl e ancora attiva almeno fino al 2019.

Dalla Trabant alla Wartburg

E' in questo quadro che si inserisce l'espansione a Est dell'industria automobilistica tedesca, iniziata proprio dagli stabilimenti di Eisenach e Zwickau, dove si producevano rispettivamente le Wartburg e le Trabant. Il primo fu rilevato dalla Opel il 5 ottobre del 1990, solo due giorni dopo la riunificazione, che iniziò subito a produrvi la Vectra, sostituendola poi con la Corsa che ancora viene costruita lì, insieme alla Adam. Il secondo invece divenne proprietà della Volkswagen, che iniziò le operazioni nel settembre del 1991 facendo partire la produzione della Polo e aggiungendo subito dopo quella della Golf, che prosegue ancora oggi affiancata da quella della Passat a cui si aggiungono le carrozzerie delle Bentley Continental e Bentayga.

Il Gruppo Volkswagen

Il marchio Volkswagen è sicuramente quello più presente nei territori della ex-DDR, con altri due stabilimenti. Uno è quello di Chemintz, dove dal 1988 vengono prodotti principalmente motori e componenti, tra cui il 1.0 3 cilindri aspirato e turbo e il 1.4 TSI. Questo impianto nacque sulle ceneri di quello delle Industrieverband Fahrzeugbau, meglio note come IFA, cioè un conglomerato di aziende che costruivano mezzi a motore, dalle motociclette agli autocarri passando per le automobili. Ma non è finita qui, perché 80 chilometri a est di quella che una volta si chiamava Karl-Marx-Stadt, si trova la famosa Transparent Factory della Volkswagen, costruita nel 2002 per assemblare la sfortunata ammiraglia Phaeton e riconvertita nel 2016, diventando un centro espositivo dedicato all'innovazione tecnologica e alla mobilità del futuro.

BMW e Daimler

Anche BMW è ben presente nella ex-Germania Est, con lo stabilimento di Eisenach aperto nel 1992 - anch'esso ex-Wartburg ma con una storia che si perde all'inizio del Novecento, così complessa che servirebbe un pezzo a parte - dove al momento si producono le scocche per le Rolls-Royce e con il moderno impianto di Lipsia inaugurato nel 2004, dove oggi si producono quasi 900 auto al giorno tra Serie 1 e Serie 2, più le elettriche i3 e le ibride i8. Non è da meno Daimler, che tra il 1991 e il 1994 acquisì completamente la proprietà degli stabilimenti ex-IFA, che già erano stati di sua proprietà prima della Seconda Guerra Mondiale; oggi sono destinati alla produzione dei veicoli commerciali. Inoltre, Daimler è presente dal 2004 anche a Kolleda che è diventato un polo per la produzione dei motori diesel. Insomma, l'industria dell'auto tedesca è molto presente in quella che una volta era la DDR, ma ci sono anche tantissime fabbriche che lavorano nell'indotto automotive e in altri settori.

Quanta ex-Germania Est c'è nell'industria dell'auto tedesca?