Nessun costruttore ha mai osato proporre station wagon nel segmento delle ammiraglie. Qualche volta ci hanno pensato i carrozzieri con ardite trasformazioni e una quindicina di anni fa, con la Classe R, Mercedes ha provato ad aggirare il problema creando un modello ibrido tra station wagon e minivan. L'unica ad esplorare seriamente l'idea è stata Audi, nel 2001, con la concept car Avantissimo.

Che la Casa avesse intenzioni piuttosto concrete lo dimostrano le parole con cui ne ha accompagnato il debutto: "Avantissimo è uno studio di design con cui Audi traspone coerentemente le possibilità del concetto Avant nella categoria delle vetture di lusso. Una dimostrazione, magistralmente progettata, delle massime prestazioni, delle nuove forme e della tecnologia di domani".

Anticipazioni di stile

Avantissimo era decisamente un "pezzo grosso": 5,06 metri di lunghezza, 1,91 metri di larghezza, 1,43 metri di altezza, basata ovviamente sulla contemporanea A8 che avrebbe ripreso alcuni elementi del design di questa "nobile" station wagon con la generazione successiva, introdotta dalla fine del 2002.

Audi Avantissimo (2001)

Il motore V8 da 4,2 litri biturbo, sostanzialmente quello della RS6, generava 430 CV e una coppia massima di 600 Nm disponibili in un ampio range di giri e si completava con un cambio automatico Tiptronic a 6 rapporti, la trazione integrale e le sospensioni pneumatiche. 

La carrozzeria di Avantissimo è stata realizzata in alluminio sfruttando l'architettura ASF (Audi Space Frame), impiegata su modelli di serie come la stessa A8 e la A2, che univa un'ottima rigidità a un peso estremamente contenuto. Audi sottolineava che: "Le proporzioni del corpo dell'auto combinano un carattere decisamente sportivo con la precisione architettonica. Le superfici tese e la nitidezza dei contorni fanno sembrare l'Avantissimo come se fosse stata cesellata dal pieno".

Lusso pratico

I fari, sottolineati da prese d'aria, si orientavano a 45° gradi durante il funzionamento, deviando il raggio di luce diretto verso l'alto sulla strada. Quando i fari erano spenti, i riflettori tornavano in posizione orizzontale bloccando l'uscita della luce.

Il grande portellone vetrato poteva essere aperto elettroidraulicamente fino a 70° con il telecomando. Sotto il piano di carico, un cassetto, anch'esso estraibile elettricamente, offriva 70 litri di spazio aggiuntivo. 

Avantissimo aveva anche un piano di carico scorrevole longitudinalmente per la massima comodità durante il caricamento. Poteva essere esteso all'indietro elettricamente fino a 460 millimetri, mentre se serviva il massimo spazio si poteva far scorrere in avanti di 750 mm dopo aver ribaltato i sedili posteriori, il tutto in modo completamente automatico e attivabile anche tramite il telecomando.

Anche i sedili posteriori potevano essere portati in una posizione più rilassata, paragonabile al sedile di un aereo di prima classe. L'intero sedile scorreva longitudinalmente di 110 millimetri e lo schienale si inclinava di 19°. 

L'altezza dei braccioli era regolabile individualmente per ogni occupante, sia dalla consolle centrale sia dal pannello della portiera. Il tetto ospitava celle fotovoltaiche che a motore spento fornivano energia sufficiente a provvedere adeguatamente alla ventilazione ausiliaria del veicolo.

Anche l'infotainment era d'avanguardia

Nello studio Avantissimo Audi aveva incluso anche la prima implementazione dell'allora nuovo MMI (Multi Media Interface). Tutte le funzioni principali potevano essere selezionate direttamente premendo un pulsante. La selezione all'interno di un menu avveniva invece utilizzando un grande interruttore rotante e i pulsanti circostanti.

Le informazioni apparivano su un monitor sopra l'unità di controllo, posizionate nel campo visivo del conducente. Un'ulteriore comodità era concessa dai pulsanti integrati nel volante, con i quali era possibile azionare l'impianto audio e il telefono senza dover staccare le mani dalla corona. Tutte cose oggi scontate persino per le utilitarie, ma ai tempi...

Audi Avantissimo (2001)

Le hanno preferito Q7

Con tanto fascino, perché l'Audi A8 Avant non è andata in produzione? Il fatto è che nel 2001 iniziavano a prendere piede i SUV e la Casa aveva in cantiere diversi modelli tra cui scegliere. In definitiva, il progetto della super-wagon è stato soppiantato da quello di Audi Q7, che aveva una lunghezza simile ma era ancora più versatile e che, all'apice del successo, è arrivato a vendere più di 60.000 unità l'anno in tutto il mondo.

Fotogallery: Audi Avantissimo concept 2001