Entrato nel 2003 nel board di Fiat, ne è diventato presto l’AD rovesciando un destino già segnato. Ecco quali sono i suoi più grandi successi

"Un leader illuminato, un punto di riferimento ineguagliabile". John Elkann ha scelto queste parole per ricordare e ringraziare Sergio Marchionne, ma di attestati di stima e riconoscenza se ne contano a centinaia per quest'uomo che "solo al comando" è riuscito a risollevare le sorti della più grande industria italiana. Sotto la sua guida l’azienda torinese si è ripresa dopo un terribile periodo di crisi, è stata internazionalizzata attraverso la fusione con Chrysler, ma ha anche cambiato la propria natura in continuo processo di risanamento che ha portato al più recente dei suoi risultati: l’azzeramento dei debiti.

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Sergio Marchionne nasce a Chieti nel 1952, si trasferisce in Canada all’età di 14 anni e lì si forma laureandosi prima in filosofia, poi in Giurisprudenza e infine conseguendo un Master in Business Administration. Comincia in Deloitte e, dopo diversi passaggi in altre aziende, nel 2002 diventa amministratore delegato di SGS (Société Générale de Surveillance) in Svizzera. Comincia anche il rapporto professionale con Fiat e di fiducia in particolare con Umberto Agnelli che l’anno successivo lo vuole nel consiglio di amministrazione di Fiat. Marchionne diventa amministratore delegato del gruppo Fiat il I giugno 2004 assommando presto la stessa carica per Fiat Auto nel 2005 e nel 2006 di CNH Global.

Sergio Marchionne

Il primo poker

Ma è l’anno prima che mette a segno il suo primo colpo strappando proprio al partner d’Oltreoceano un indennizzo di 2 miliardi di dollari perché GM non ha esercitato l’opzione di acquisizione nei confronti di Torino. È ossigeno puro per un’azienda che ha i conti in profondo rosso, una gamma vecchia e i cassetti dove c’è una sola grande idea: il ritorno della nuova 500 che avviene nel 2007.  La grande occasione arriva nel 2009. Chrysler, insieme a GM, è in bancarotta e Marchionne vola a Washington convincendo il neopresidente Barack Obama che Fiat ha la tecnologia e le capacità per salvare Auburn Hills. L’affare va a buon fine: Fiat si prende il 20% delle azioni a costo zero e il controllo di Chrysler Group assumendo una serie di obblighi industriali che avrebbero garantito, a scadenze previste, ulteriori quote. Marchionne diventa amministratore delegato anche dell’azienda Oltreoceano e nel 2010 entra nel consiglio di amministrazione di Exor, la holding finanziaria della famiglia Agnelli.

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Dall’utile di Chrysler al controllo totale

Nel primo trimestre del 2011 Chrysler torna in utile e Marchionne è autore di un’altra grande operazione: la rinegoziazione del debito contratto con il governo americano per l’operazione Chrysler che viene interamente ceduto ad un consorzio di banche le quali accordano interessi più contenuti di quelli contrattati a suo tempo. È un mondo dove il manager italo-canadese, forte dei suoi successi, era già entrato nel 2008 con una importante carica in UBS. Nel 2011 Marchionne segna un altro colpo a sorpresa: Fiat esce da Confindustria con l’obiettivo di avere mani libere della contrattazione con i lavoratori, al di fuori di ogni accordo industriale tra i sindacati. Il I gennaio 2014 Fiat Group completa l’acquisizione al 100% di Chrysler Group acquistando la quota mancante dal fondo Veba, di proprietà della United Automotive Workers (UAW), il potente sindacato metalmeccanico statunitense. È la mossa che ne prepara un’altra: la fusione tra Fiat Spa e Chrysler Group. Nasce FCA, società di diritto olandese, con domicilio a Londra e quotata sia a New York sia a Milano.

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Lo scorporo di Ferrari e l’azzeramento dei debiti

C’è ancora un’isola da conquistare all’interno di una galassia che oramai si estende su due Continenti: la Ferrari, ancora “feudo” di Luca Cordero di Montezemolo. Lo stesso giorno in cui la nuova FCA fa il suo debutto in borsa, il 13 ottobre, Marchionne ne prende il posto avviando così l’operazione di scorporo del gioiello di Maranello da FCA per farne un brand del mondo del lusso. L’operazione viene finalizzata nel 2016 quando la Ferrari è già diventata anch’essa società di diritto olandese. L’ultima apparizione di Marchionne è a Roma, in Italia, il 26 giugno scorso con la consegna della Jeep ai carabinieri e l’annuncio che FCA avrà azzerato tutti i debiti nel bilancio semestrale che sarà presentato il prossimo 27 luglio. Ma a sottoporlo agli azionisti ci sarà il suo successore, Mike Manley.

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Riuscire in tutto. O quasi…

C’è qualcosa che non sia riuscito a Sergio Marchionne nella sua vita professionale? Sicuramente gli accordi nei paesi emergenti asiatici: nonostante vari tentativi e l’esistenza di punti di appoggio importanti – Ratan Tata è stato all’interno del consiglio di amministrazione di Fiat SpA dal 2006 al 2013 – il manager italo-canadese ha dovuto rivedere spesso la questione, senza però mai raggiungere partnership soddisfacenti sia dal punto di vista industriale sia commerciale. Ci sono poi le alleanze. Marchionne è stato da sempre sostenitore degli accorpamenti e ha apertamente cercato un’intesa con General Motors senza mai riuscirci. Voci più recenti hanno parlato del gruppo Hyundai.

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