I motori Euro 7 sono attesi per il 2026, con più filtri e sistemi per misurare le emissioni. E le cilindrate torneranno a crescere.

Il paradosso è che quando il prossimo livello di controllo delle emissioni arriverà, molto probabilmente alcuni Paesi potrebbero già aver messo al bando i motori endotermici. In Norvegia e Olanda, infatti, il divieto di vendere auto a benzina e gasolio diventerà realtà nel 2025 (in Italia si parla del 2035), mentre la normativa Euro 7 che sostituirà l'Euro 6 dovrebbe entrare in vigore nel 2026.

Perché così tardi, se pensiamo che finora tra Euro 4, 5 e le varie fasi dell'Euro 6 gli intervalli sono stati molto più ridotti? Presto detto: il nuovo regolamento, assai complesso da mettere a punto, non si limiterà ad imporre valori più bassi.

Stesse regole per tutti

Le consultazioni per definire i termini della futura normativa Euro 7 sono iniziate lo scorso marzo, quando l'Unione Europea ha iniziato le consultazioni pubbliche, che termineranno il 20 novembre con tutte le aziende e gli enti interessati, mentre il responso è atteso entro l'anno 2021. Gli obiettivi da perseguire questa volta sono 3 e ben distinti.

1 – Semplificazione

Con la prossima normativa si vuole superare l'attuale situazione che prevede norme e scadenze diverse per veicoli leggeri (auto e furgoni) e pesanti (camion e autobus). Questa difformità crea confusione, problemi nello sviluppo delle tecnologie e costi eccessivi per i produttori. Si pensa dunque ad un unico standard per tutti i veicoli.

2 - Omogeneità

Il secondo obiettivo è di uniformare gli interventi contro l'inquinamento in modo da evitare azioni solitarie da parte di singoli Stati. Norme differenti, o applicate a livelli e con tempistiche diverse da un Paese all'altro, sono altresì causa di problemi che un territorio "unificato" come vuol essere quello europeo deve cercare di eliminare.

3 – Controllo costante delle emissioni

Traguardo ambizioso, che però in qualche modo prosegue il percorso iniziato con la rivoluzione dei cicli di omologazione e con l'introduzione dell'RDE (Real Driving Emissions), il rilevamento "su strada" degli inquinanti. Il prossimo passo sarà far diventare questa misurazione permanente, rendendo possibile il monitoraggio delle emissioni durante l'intera vita di un veicolo tramite i sistemi di bordo e non soltanto al momento del lancio sul mercato.

Emissioni che andranno comunque ridotte, guardando però anche ad uno spettro più ampio di sostanze, inclusi gas serra diversi dalla CO2 che sono presenti in quantità minore nell'atmosfera, ma hanno potenziali di conservazione del calore molto superiori ad essa.

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Più filtri e "in blocco"

Giocoforza, per ridurre ancora gli inquinanti occorreranno sistemi di filtraggio più sofisticati, in grado di catturare più sostanze e rendendo definitivo, ad esempio, l'arrivo del filtro antiparticolato su tutti i benzina. Ma bisognerà anche rivedere il layout e rendere i sistemi più compatti per poter installare i filtri il più a monte possibile, per sfruttare il calore dei gas di scarico.

Fotogallery: Filtro antiparticolato benzina

Più calore negli scarichi

Le alte temperature sono importanti per i catalizzatori e la rigenerazione dei filtri e lo diventeranno sempre di più, quindi sarà importante eliminare le fasi di funzionamento non ottimale di questi dispositivi. Come? Ci sono molti modi di farlo, anche se alcuni comportano aumenti dei consumi e non riduzioni, invertirebbero il rapporto diretto tra l'aumento dei consumi e quello dell'inquinamento.

Nello specifico, si va dalla post-iniezione di carburante direttamente negli scarichi all'aumento del regime del minimo, sempre per mantenere il flusso di gas caldi, al riscaldamento elettrico dei catalizzatori quando il motore è spento (start&stop), ma anche in modalità elettrica sulle ibride.

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Turbo elettrici e… addio downsizing

L'azionamento elettrico dei compressori si sta già imponendo ora come soluzione per eliminare i problemi di efficienza della sovralimentazione a bassi regimi, quando il flusso dei gas è ancora insufficiente e in futuro sarà sempre più decisivo. Non basta: con motori sempre più filtrati e attenti all'economia, per recuperare prestazioni adeguate si rafforzerà l'inversione di tendenza che dopo la corsa al downsizing già ora ha ricominciato a far crescere cilindri e cilindrate.