Luca Dal Monte ci racconta come sia nata la leggenda che lega il logo Porsche a quello Ferrari

Spesso le storie più curiose ed incredibili si celano dietro i simboli. Come la relazione che avrebbe dovuto in qualche modo legare il celebre logo della casa di Zuffehausen e quello altrettanto celebre della casa di Maranello.

Un confronto a distanza tra Porsche e Ferrari che Luca Dal Monte ci racconta in questo secondo episodio della seconda stagione di “Storie di Motori”.

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Partiamo dall'inizio

Ferdinand Porsche incomincia la sua incredibile avventura nel mondo dell’automobile nella primavera del 1931 quando, il 25 aprile, apre a Stoccarda uno studio di progettazione e ingegneria.

Porsche è nato in Boemia, nel cuore dell’impero austro-ungarico, diventa cittadino austriaco alla caduta dell’impero e viene successivamente naturalizzato cittadino tedesco. Nella primavera del ’31 ha 56 anni.

Ferdinand Porsche

Come Enzo Ferrari, cui per certi versi assomiglia, si mette in proprio tardi nella vita. Naturalmente è già attivo da tempo nel mondo dell’ingegneria e dell’automobile, ma è a partire dal 1931 che il suo nome inizia a brillare di luce propria.

Firma due automobili che possono sembrare – e di fatto sono – agli antipodi. Stiamo parlando del famoso Maggiolino della Volkswagen e della rivoluzionaria Auto Union Tipo C, un mostro di potenza e aerodinamica disegnato per le corse di quegli anni.

Auto Union Type C

Il dopoguerra

Nel 1948 Porsche ha la possibilità di mettersi a fare quello che sogna da una vita: costruire automobili cui dare il proprio nome. La fabbrica è in Austria, in Carinzia, dove Porsche si è trasferito durante la guerra per salvaguardare il proprio studio dai bombardamenti alleati.

La prima Porsche è il modello 356 – che verrà prodotto nelle versioni coupé, cabriolet e roadster fino al 1966, e con il quale debutta quella forma straordinariamente sensuale che di fatto caratterizzerà tutti i modelli Porsche di successo da allora a oggi.

Porsche 356 Cabriolet
Porsche 356 Roadster

Ferdinand muore improvvisamente nel 1951. Gli succede il figlio Ferry – Ferdinand anche lui, noto in famiglia con il nomignolo Ferry per non fare confusione. Fino a quel momento e nonostante costruisca automobili ormai da tre anni, la Porsche non ha avuto un vero e proprio logo aziendale. E sarà proprio Ferry a decidere di colmare questo vuoto.

Ferry Porsche

La fabbrica è stata riportata a Stoccarda, per la precisione, a Zuffenhausen. Ferry si ispira ai marchi inglesi, carichi di quella storia che la Porsche ancora non ha, e caratterizzati da stemmi che Ferry considerava belli e, in parte, responsabili del fascino che alcune di queste marche di automobili esercitano sul pubblico.

Parte dallo stemma dello stato federale tedesco del Wurttemberg, la regione della Germania in cui si trova Stoccarda. Lo stemma è diviso in quattro comparti araldici e simmetrici. In due di essi ci sono delle strisce rosse e nere – i colori del Wurttemberg.

Ferry Porsche

In ciascuno degli altri due comparti ci sono invece tre rami di corna di cervo, che erano in origine lo stemma nobiliare di Ulrico I, duca del Wurttemberg nel sedicesimo secolo. Al centro dello stemma del Wurttemberg, Ferry colloca lo stemma della città di Stoccarda – una cavalla nera su campo giallo. Sopra allo scudo, che ricalca la forma dello scudo della Scuderia Ferrari, Ferry posiziona la parola magica: PORSCHE.

La questione Ferrari

C’è una specie di leggenda – infondata – in base alla quale la cavalla di Stoccarda potrebbe essere niente meno che lo stesso animale che campeggia sullo stemma della Ferrari. In parole povere e in base a questa leggenda – senza fondamento – il cavallino rampante più famoso del mondo sarebbe in realtà una cavalla.

Logo  Ferrari
Logo Porsche

Naturalmente sappiamo che così non è perché è stato lo stesso Francesco Baracca a spiegare, in una lettera alla madre, che il suo cavallino rampante, che in seguito sarebbe diventato il marchio della Ferrari, era il simbolo del suo reggimento di cavalleria. Ma questa è un'altra storia.

Chi è Luca Dal Monte

Nato a Cremona, giornalista, ha ricoperto il ruolo di responsabile della comunicazione Ferrari negli Stati Uniti e, successivamente, direttore della comunicazione di Maserati dal 2005 al 2015. Luca Dal Monte è autore, tra le altre opere, di La Scuderia (2009), Ferrari Rex - Biografia di un grande uomo del Novecento (2016) e de La Congiura degli innocenti (2019).

Il nuovo racconto dello scrittore cremonese si intitola “Belli e Dannati. Vivere e morire nella Formula 1 degli anni 70” e fa parte della collana "Grandi corse su strada, pista e rallies" edita da Giunti e Giorgio Nada Editore. Il libro è già in vendita al prezzo di 24 euro.

 

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