Smart working e circolazione limitata affossano il car sharing. L'onda lunga della pandemia, che già nel 2020 aveva portato a un -53% dei noleggi e a un taglio della flotta pari al 27%, continua ad abbattersi sul settore. Nei primi 7 mesi di quest'anno l'attività si è infatti dimezzata (-50%) rispetto allo stesso periodo del 2019.

Quattro proposte di rilancio

Per sostenere il settore, l'Aniasa indica quattro interventi concreti al governo e alle pubbliche amministrazioni:

Abolizione del canone annuale richiesto dai comuni alle società di car sharing per ogni veicolo. "Ormai è un controsenso", scrive l'associazione di Confindustria, "richiedere agli operatori di pagare un canone annuale per la sosta dei veicoli condivisi, quando sono proprio i servizi di car sharing a liberare il suolo pubblico e ad abbattere drasticamente la necessità di parcheggi".

Allineamento dell'Iva al 10%, cioè all'aliquota in vigore per il trasporto urbano di persone (tipo Ncc), anziché l'attuale 22%.

Integrazione del Buono mobilità (in vigore dal 2020), che oggi prevede la copertura del 60% della spesa (fino a un massimo di 500 euro), per l’acquisto di biciclette, monopattini o mezzi simili, e per l’utilizzo di servizi di mobilità condivisa ad uso individuale, con esclusione però delle autovetture.

Fondi pubblici per la promozione della Mobility as a Service (MaaS) visto che alcune amministrazioni hanno richiesto agli operatori del mondo dello sharing di predisporre voucher scontati per coinvolgere maggiormente gli utenti nell’utilizzo delle piattaforme MaaS. "Tali bonus", rileva l'Aniasa," potrebbero essere erogati tramite fondi pubblici con l’auspicio che, in un momento di crisi economica, gli operatori della sharing mobility non siano aggravati da ulteriori costi".

L'evoluzione della domanda e dell'offerta

Nel frattempo, le abitudini di utilizzo del car sharing stanno cambiando: sono diminuiti i noleggi in centro città e aumentati quelli in periferia; gli utilizzi si sono distribuiti in modo più uniforme nell’arco della giornata rispetto agli anni precedenti, quando si concentravano soprattutto nelle ore di punta.

Sul versante dell’offerta, si registra l’incremento della durata dei noleggi, determinata dalle nuove formule di car sharing “a lungo termine”, attivate proprio per attirare una parte di domanda che, nonostante il Covid, ha manifestato il bisogno di mobilità in modo continuativo.

Per il presidente dell'Aniasa, Massimiliano Archiapatti, la pandemia 

ha confermato la centralità dell’auto anche nel sistema di mobilità cittadina, in cui il settore del car sharing può giocare un ruolo da protagonista. Per un suo definitivo rilancio e consolidamento nelle nostre città, sono oggi però necessari e non più rinviabili interventi strutturali da parte delle pubbliche amministrazioni e del Governo. L’utilizzo del car sharing, infatti, genera un enorme beneficio per l’ambiente, non solo in termini di riduzione dell’inquinamento e del traffico, ma anche nel riadattare l’assetto urbanistico delle nostre città. Vanno quindi rimossi ostacoli di natura spesso burocratica che ne ostacolano una più ampia e virtuosa diffusione: un’auto privata rimane generalmente parcheggiata circa il 95% della sua vita, al contrario di un’auto condivisa che è in continua circolazione. Secondo un nostro recente studio condotto con il Centro Studi Fleet&Mobility sulla città di Roma, dotare la Capitale di una flotta di 20.000 auto in sharing, ne toglierebbe 228.000 dalle strade (ogni auto condivisa ne eliminerebbe circa 12), con una riduzione di emissioni pari a 83 tonnellate/anno di PM10 (-10% rispetto al dato attuale). Senza contare il decongestionamento delle strade e i nuovi spazi messi a disposizione della cittadinanza.